Svizzera smonta l'accusa del Vaticano contro il suo ex consulente finanziario e indebolisce il caso Becciu

Svizzera smonta l'accusa del Vaticano contro il suo ex consulente finanziario e indebolisce il caso Becciu

Il cosiddetto “processo del secolo” vaticano subisce un nuovo revés internazionale. La Procura federale svizzera ha archiviato la procedura penale contro il finanziere Enrico Crasso, ex consulente della Segreteria di Stato, non avendo trovato indizi di reato nella gestione del fondo Centurion. La decisione, resa nota il 28 aprile, non solo chiude il fronte svizzero, ma mette in discussione alla radice la narrazione sostenuta dal Vaticano per anni.

Secondo quanto riferisce Il Giornale, la procuratrice Annina Scherrer non ha trovato prove di frode né corruzione, smontando così le accuse presentate nel 2020 dalla stessa Segreteria di Stato.

Da consulente chiave a accusato nel “processo del secolo”

Crasso non è una figura secondaria. Per oltre un decennio è stato uno dei principali gestori finanziari del Vaticano, operando attraverso la sua società Sogenel Capital Investment e amministrando investimenti di grande volume.

Il suo nome è rimasto legato allo scandalo dell’edificio di Sloane Avenue, a Londra, un’operazione che ha coinvolto circa 350 milioni di euro della Santa Sede e che ha portato a perdite stimate di almeno 139 milioni. Per il suo ruolo in quell’operazione, è stato condannato nel dicembre 2023 a sette anni di prigione per peculato e autoriciclaggio nel tribunale vaticano.

Tuttavia, anche in quella sentenza è stato assolto da tutti i capi d’accusa relativi al fondo Centurion, lo stesso che ora sta esaminando la giustizia svizzera e che è stato completamente archiviato.

Svizzera disautorizza la tesi del Vaticano

Nel suo decreto, la procuratrice Scherrer afferma che l’organismo vaticano deve essere considerato un “investitore esperto”, con risorse, consulenza e capacità decisionale sufficienti per comprendere le operazioni finanziarie in cui partecipava. Questa conclusione smonta l’idea che Crasso avesse ingannato il Vaticano.

Inoltre, la Procura non ha trovato indizi che il finanziere abbia agito contro gli interessi della Santa Sede nella gestione del fondo, il che indebolisce ulteriormente l’accusa originale.

Un denunciante che ostacola l’indagine

L’archiviazione del caso non risponde solo alla mancanza di prove, ma anche al comportamento contraddittorio dello stesso Vaticano.

Nonostante sia la parte denunciante, la Segreteria di Stato si è rifiutata di collaborare pienamente con la giustizia svizzera. In particolare, ha bloccato la possibilità di interrogare testimoni chiave mediante rogatorie, tra cui monsignor Alberto Perlasca, figura centrale del processo vaticano.

Questo comportamento è stato segnalato espressamente dalla procuratrice svizzera, che ha sottolineato l’incoerenza di denunciare e, al contempo, impedire lo sviluppo dell’indagine.

Un processo vaticano in crisi

La decisione svizzera arriva in un momento di tensione per il caso Becciu. Nel marzo 2026, la Corte d’Appello del Vaticano ha dichiarato la nullità relativa del processo di primo grado, in una risoluzione senza precedenti che mette in discussione la validità della procedura.

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Il tribunale ha rilevato gravi irregolarità, come la parziale occultazione di prove alla difesa e l’esistenza di decreti papali segreti che ampliavano i poteri del procuratore senza un’adeguata base giuridica.

A ciò si aggiungono i dubbi sulla imparzialità dell’accusa, dopo la rivelazione di migliaia di messaggi che puntano a una possibile manipolazione della testimonianza del principale testimone del caso.

Crasso, nella posizione più favorevole dall’inizio

Con l’archiviazione in Svizzera e la nullità parziale del processo in Vaticano, la situazione processuale di Crasso è cambiata in modo significativo.

La sua condanna rimane formalmente in vigore, ma non è esecutiva e dovrà essere rivista in un nuovo processo che inizierà il 22 giugno 2026. In quel procedimento, la difesa potrà utilizzare documentazione che in precedenza non era accessibile.

Inoltre, le accuse più gravi sono già state scartate a livello internazionale, mentre la testimonianza chiave dell’accusa è sotto sospetto.

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