La diocesi di Almería ha firmato un accordo che permetterà alla Chiesa Spagnola Riformata Episcopale (Comunione Anglicana) di utilizzare l’ermita di Nuestra Señora del Carmen, situata ad Aguadulce, come luogo stabile di culto. L’accordo è stato sottoscritto dal vescovo di Almería, Antonio Gómez Cantero, insieme al vescovo presidente di questa comunità, Carlos López Lozano.
Secondo quanto riferito dalla stessa diocesi, durante l’atto di firma, celebrato in un contesto di collaborazione istituzionale, erano presenti anche il diacono Carlos Romero, responsabile della comunità anglicana nella provincia, e il direttore della Delegazione episcopale per l’Ecumenismo, José Antonio Díaz Alonso.
Un spazio storico con identità propria
L’ermita di Nuestra Señora del Carmen non è un edificio recente né secondario. Si tratta di uno dei templi più antichi di Aguadulce, legato allo sviluppo del nucleo urbano dalla fine del XIX secolo e per decenni centro principale della vita religiosa della zona, prima della creazione della parrocchia attuale. La sua storia è strettamente unita alla devozione alla Vergine del Carmen, patrona della località.
L’accordo in chiave ecumenica
Dalla diocesi si inquadra questo passo nell’impulso al dialogo ecumenico e nella volontà di collaborazione tra confessioni cristiane. In questo senso, l’accordo mira a facilitare la convivenza e a offrire uno spazio stabile a una comunità presente nel territorio.
Il comunicato riferisce che fino ad ora, la comunità anglicana si riuniva in modo provvisorio nella parrocchia di San Luis Gonzaga, per cui grazie a questo accordo, dispone ora di uno spazio stabile per la celebrazione dei suoi uffici religiosi ad Aguadulce, il che rappresenta un cambiamento significativo nella sua presenza locale.
Una decisione con implicazioni canoniche
In questo contesto, l’iniziativa della diocesi di Almería si colloca nel quadro del dialogo ecumenico, ma deve anche essere interpretata alla luce della normativa propria della Chiesa sui luoghi sacri. Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che:
«In un luogo sacro si può ammettere soltanto ciò che favorisce l’esercizio e la promozione del culto, della pietà e della religione, e si proibisce ciò che non è in armonia con la santità del luogo. Tuttavia, l’Ordinario può permettere, in casi concreti, altri usi, purché non contrari alla santità del luogo.» (c. 1210).
A sua volta, il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo (1993) prevede la possibilità che altre comunità cristiane utilizzino templi cattolici, ma lo fa in termini concreti e sotto condizioni specifiche, come l’autorizzazione del vescovo e l’esistenza di una causa giustificata.
In questo senso, l’utilizzo stabile di uno spazio consacrato per celebrazioni non cattoliche introduce un elemento che, al di là dell’accordo raggiunto, colloca questo tipo di iniziative in un ambito che richiede una valutazione attenta all’interno della pratica ecclesiale.