Il conflitto sulle pitture del Monasterio de Sijena si è inasprito dopo le dichiarazioni del ministro della Cultura, Ernest Urtasun, il quale, pur avendo riconosciuto l’esistenza di una sentenza definitiva che ne ordina la restituzione all’Aragona, ha espresso il suo rifiuto per la decisione e ha sostenuto nuove manovre per frenare o condizionare la sua esecuzione dal Museo Nacional de Arte de Cataluña (MNAC).
Riconoscimento formale della sentenza, ma rifiuto di fondo
Secondo quanto riporta El Mundo, Urtasun ha affermato di non condividere la decisione del tribunale di Huesca, in quanto considera che “ignora il criterio di alcuni tecnici” che avvertono del possibile danno che potrebbe causare il trasferimento delle opere.
Lo stesso ministro ha ammesso che si tratta di una risoluzione giudiziaria che né il Ministero né la Generalitat possono “omettere”. Tuttavia, ha chiarito che il suo dipartimento continuerà a guidarsi sui rapporti tecnici e sosterrà i ricorsi che potrà promuovere il patronato del MNAC.
Nella pratica, questa posizione apre la porta a prolungare il processo e a ostacolare l’esecuzione effettiva della sentenza.
Resistenza politica di fronte alla legalità
La posizione del Ministero rafforza la linea mantenuta dalla Catalogna per anni, basata sul mettere in discussione la fattibilità tecnica del trasferimento come argomento per evitare la restituzione.
Dall’Aragona, al contrario, si insiste sul fatto che il Tribunale Supremo ha già stabilito tre aspetti essenziali: la proprietà aragonese delle pitture, l’obbligo di restituirle e la fattibilità del loro trasferimento senza rischi eccezionali.
Il direttore generale della Cultura del Governo di Aragona, Pedro Olloqui, ha accusato il ministro di unirsi a un’offensiva destinata a ostacolare il rispetto della sentenza e ha rimproverato che metta in discussione rapporti tecnici che sono stati valutati dai tribunali.
Una decisione giudiziaria che pone fine a decenni di contenzioso
L’ordine di esecuzione emesso dal tribunale di Huesca fissa un termine massimo di 56 settimane per la restituzione delle pitture, chiudendo così una lunga battaglia giudiziaria che risale a più di un decennio.
Le opere, rimosse dal monasterio dopo l’incendio subito durante la Guerra Civile, sono fuori dal loro luogo d’origine da più di 90 anni.
La risoluzione giudiziaria non solo obbliga alla loro restituzione, ma stabilisce che il MNAC deve assumersi i costi del trasferimento.
Di fronte ai tentativi di dilazionare la loro restituzione, dall’Aragona si insiste sul fatto che in gioco non c’è solo una questione patrimoniale, ma il rispetto della legalità e la restituzione di un bene che fa parte della storia e dell’identità del monasterio.