L'Icona della Vergine del Rosario di Pompei: il miracolo di una fede che ricostruisce

A 150 anni dall'arrivo dell'icona al santuario

L'Icona della Vergine del Rosario di Pompei: il miracolo di una fede che ricostruisce
A fine del XIX secolo, la Valle di Pompei —ai piedi del Vesuvio, dove secoli prima era stata sepolta la città romana dall’eruzione dell’anno 79— era una regione devastata non solo dalla povertà, ma dall’abbandono religioso. Le antiche rovine erano simbolo di una civiltà che aveva vissuto senza Dio, e il suo entorno, immerso nella miseria, era plagato di superstizioni, ignoranza e violenza.
Fu proprio lì che la Provvidenza volle operare un miracolo di conversione e rinnovamento. Il protagonista umano di questa storia fu Bartolo Longo (1841–1926), avvocato napoletano e antico militante anticlericale —oggi santo—, che, dopo una vita di scetticismo e allontanamento dalla fede, sperimentò una conversione radicale. Influenzato dall’esempio dei domenicani e dalla devozione mariana, Longo comprese che la sua missione era riparare i danni del peccato e del razionalismo promuovendo la recita del Santo Rosario e la devozione alla Vergine Maria. Dalla sua conversione nacque una missione che sembrava impossibile: ricostruire lo spirito cristiano della Valle di Pompei, erigendo in quel luogo dimenticato un santuario dedicato alla Madre di Dio. E il segno scelto per quel restauro fu un antico dipinto del Rosario.

Un quadro semplice per una grande opera

Nel 1875, Bartolo Longo cercava un’icona della Vergine del Rosario che presiedesse il piccolo oratorio che aveva iniziato a erigere. Un amico sacerdote, il canonico di Napoli Alberto Radente, gli offrì un quadro abbandonato e deteriorato che era stato depositato in un convento domenicano. La pittura, modesta e di autore sconosciuto, mostrava la Vergine del Rosario che consegnava il rosario a Santo Domingo e a Santa Caterina da Siena.

Nonostante il suo cattivo stato —la tela era rotta, annerita dal fumo e con i volti quasi irriconoscibili—, Bartolo accettò l’immagine con devozione. Il 13 novembre 1875, l’icona fu portata in carrozza nella Valle di Pompei. Durante il tragitto, i contadini la ricevevano con curiosità e scetticismo: «È quel quadro che farà miracoli?», chiedevano. Bartolo rispondeva con fede: «La Vergine lo vuole così».

Il quadro fu restaurato nel 1879 dal pittore napoletano Federico Maldarelli, che rispettò la sua fisionomia originale, senza eliminare il suo carattere antico e semplice. Negli anni seguenti, quell’icona sarebbe diventata il fulcro di innumerevoli conversioni, grazie ai prodigi spirituali e materiali che iniziarono ad esserle attribuiti.

Il miracolo che fondò un santuario

L’8 maggio 1876, durante un novenario di preghiera al Rosario organizzato da Bartolo Longo, avvenne il primo miracolo attribuito alla Vergine di Pompei: la guarigione improvvisa di una giovane malata terminale, Fortunatina Agrelli. La notizia si diffuse in tutta Italia, attirando pellegrini nell’umile oratorio della Valle. Presto, i fedeli iniziarono a parlare del luogo come della «nuova Pompei», simbolo della resurrezione della fede sulle rovine del paganesimo antico.

La devozione crebbe così rapidamente che nel 1883 iniziò la costruzione dell’attuale Santuario della Vergine del Rosario di Pompei, grazie alle donazioni dei fedeli di tutto il mondo. Il progetto fu impulsato da Bartolo e dalla sua sposa, la contessa Marianna De Fusco, che consacrarono la loro vita e la loro fortuna a quest’opera mariana. Nel 1891 il santuario fu consacrato e nel 1901 ricevette il riconoscimento pontificio, essendo elevato dal Papa Leone XIII —autore dell’enciclica Supremi Apostolatus Officio sul Rosario— al rango di basilica pontificia.

Da allora, Pompei si è convertita in uno dei centri di pellegrinaggio più importanti d’Italia, un luogo dove la preghiera del Rosario si rinnova continuamente come fonte di grazia.

Il messaggio spirituale dell’icona

La tela della Vergine del Rosario di Pompei è, teologicamente, una catechesi visiva sulla mediazione di Maria nel mistero della salvezza. Nella scena, la Vergine consegna il rosario a Santo Domingo e a Santa Caterina, simboli della Chiesa militante e della vita contemplativa. Al centro c’è il Bambino Gesù, che benedice il mondo con una mano mentre tiene il rosario con l’altra: è Cristo che concede la grazia, ma lo fa per mezzo della sua Madre.

Ogni grano del Rosario è, in questo senso, un filo che unisce la preghiera della Chiesa al cuore di Dio. Per questo il Santuario di Pompei si è convertito in un luogo dove si prega non solo per i vivi, ma anche per le anime del purgatorio, in adempimento della missione riparatrice che lo stesso Bartolo Longo ricevette: diffondere la devozione alla Vergine e pregare per i peccatori.

La festa principale del santuario si celebra l’8 maggio, con la solenne «Supplica alla Vergine del Rosario», preghiera composta da Bartolo Longo e approvata dal Papa Pio X. Ogni anno, migliaia di fedeli si radunano per recitarla all’unisono, chiedendo l’intercessione della Madre di Dio per tutta l’umanità.

Dalle rovine del paganesimo alla gloria del Rosario

L’icona della Vergine del Rosario di Pompei incarna il potere del Rosario come strumento di restaurazione spirituale. Se nel XVI secolo la Vergine a Lepanto diede la vittoria alla cristianità sulla minaccia musulmana, nel XIX secolo il Rosario restituì la fede a un’Europa indebolita dal secolarismo e dall’indifferenza. San Bartolo Longo, antico nemico della Chiesa, si convertì così in un nuovo apostolo del Rosario, dimostrando che non c’è rovina così profonda che non possa essere ricostruita dalla grazia.

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