Un video circola sui social network e rivela una scena che dovrebbe indignare chiunque. A Mazatlán, durante il fine settimana del 22 agosto, un membro delle forze di sicurezza dell’esercito effettua una perquisizione corporea su una adolescente di 16 anni. Non vi sono indizi visibili di reato flagrante, non compare un ordine giudiziario, non si osserva la presenza di un tutore o di personale specializzato nell’assistenza ai minori. Solo la detenzione, il contatto fisico e la violazione dell’intimità di una bambina. L’immagine non è un incidente isolato né un “errore operativo”. È l’espressione concreta di una logica che ha normalizzato il trattamento dei minori come se fossero adulti e che trasforma il semplice sospetto in licenza per invadere corpi che la legge e i trattati internazionali impongono di proteggere con particolare attenzione.
Gli strumenti internazionali e la stessa Costituzione messicana stabiliscono con chiarezza che i bambini e gli adolescenti non sono soggetti agli stessi procedimenti di sicurezza degli adulti. L’interesse superiore dell’infanzia non è uno slogan retorico, è un criterio guida che deve orientare ogni azione dell’autorità. Le Dichiarazioni Universali dei Diritti del Fanciullo e l’articolo 4° costituzionale riconoscono una condizione speciale dei minori. Qualsiasi decisione statale deve privilegiare il loro sviluppo, la loro dignità e l’esercizio pieno dei loro diritti. Trattare un’adolescente di 16 anni con gli stessi protocolli di perquisizione applicati a un adulto sospettato di un reato grave non è solo sproporzionato, è una violazione diretta di quel principio.
La salvaguardia dell’integrità dei minori non può essere sostituita da argomentazioni generiche di “sicurezza pubblica”. I genitori e i tutori sono i responsabili primari dell’educazione e della protezione dei loro figli. L’uso della forza di polizia o militare, i controlli di sicurezza e le ispezioni corporee non sostituiscono né annullano quell’autorità genitoriale. Un atto di molestia sul corpo di un minore richiede una fondazione ragionevole, una motivazione idonea ed esecuzione da parte di personale qualificato sotto supervisione specializzata. Addurre “motivi di sicurezza” non basta per sottoporre un’adolescente a una perquisizione che mina arbitrariamente l’autorità dei suoi genitori e la espone a una situazione di vulnerabilità inutile.
Il rispetto corporeo è ancora più rigoroso. Le misure di ispezione fisica costituiscono un’ingerenza seria nell’integrità personale. Organismi internazionali hanno sottolineato che si giustificano solo in circostanze veramente eccezionali. Qualsiasi forma di perquisizione senza il consenso dei genitori, o senza una fondazione solida e motivata, lede l’intimità, l’onore, la dignità e il diritto della famiglia di proteggere i propri membri. I protocolli adeguati esigono, inoltre, l’uso di tecnologie che evitino il contatto fisico. Preferire il contatto manuale sul corpo di una minore quando esistono alternative non invasive rivela una mentalità che privilegia la dimostrazione di forza rispetto alla protezione di chi meno può difendersi.
I diritti dei minori godono di preferenza. L’articolo 16 costituzionale, che vieta di essere molestati nella persona, famiglia, domicilio, carte o possessi, acquista una rilevanza maggiore quando si tratta di bambini e adolescenti. La Suprema Corte di Giustizia della Nazione ha sostenuto che, per proteggere l’interesse superiore dell’infanzia, le istanze di polizia e amministrative devono fornire attenzioni speciali. La polizia o l’esercito non possono equiparare il minore all’adulto né sottoporlo a procedimenti che lo criminalizzino in anticipo. La sua protezione è al di sopra di quella degli adulti, questa è la logica dell’ordine pubblico quando si prende sul serio l’infanzia.
Infine, deve essere garantito un ambiente di sicurezza e affetto. Una perquisizione di polizia genera tensioni e rischi, specialmente in contesti di presenza militare. Le autorità sono obbligate a considerare ogni minore in modo individualizzato. Nessun genitore ha avuto, nel caso di Mazatlán, garanzie certe che l’elemento che ha effettuato la perquisizione fosse qualificato per evitare abusi, pregiudizi o trattamenti negligenti. Non è stata offerta nemmeno certezza che la procedura salvaguardasse l’equilibrio emotivo dell’adolescente. Il risultato è la distruzione dell’ambiente sicuro e salutare che la legge esige di preservare.
Il semplice sospetto non è un elemento definitivo che giustifichi perquisizioni ai minori. In Messico, dove le violazioni dei diritti dell’infanzia raggiungono cifre allarmanti, violenza, sfruttamento, sparizioni, criminalizzazione prematura, trasformano il sospetto in autorizzazione per la perquisizione corporea che diventa un pericoloso pendio.
La militarizzazione della sicurezza pubblica non può servire da pretesto per abusare della forza né per effettuare ispezioni lesive dei diritti dell’infanzia e della gioventù quando non esiste una giustificazione comprovata che la sicurezza sia realmente compromessa. La sicurezza di un evento, di una strada o di una zona non si costruisce invadendo il corpo di un’adolescente. Si costruisce con intelligenza, proporzionalità, rispetto della legalità e, soprattutto, con la consapevolezza che i bambini non sono oggetti di controllo, bensì soggetti di diritti preferenziali. Il grado di civiltà di una società si dimostra nella forma e nel trattamento che ha verso i suoi bambini e giovani. E chiaramente si è visto che siamo molto lontani da questo.