La rosa d'oro di Paolo VI, a 60 anni…

La rosa d'oro di Paolo VI, a 60 anni…

Il cinquantesimo anniversario della dedicazione della Basilica di Guadalupe, questo 12 ottobre, e l’apertura dell’Anno Giubilare Guadalupano, sono state occasioni propizie per ricordare fatti di singolare deferenza verso la Madre di Dio e il popolo del Messico. Uno di questi fu quando, il pomeriggio del 31 maggio 1966, la Basilica di Guadalupe ricevette un premio alla fede dei messicani e viva espressione dell’amore di un Papa; le cronache di quel giorno descrivono la festa della Chiesa per un regalo singolare nel Pontificato di Paolo VI al Messico: la rosa d’oro, dono concesso a Santa Maria di Guadalupe, del quale si compiono 60 anni nel 2026.

Il 25 marzo 1966, Paolo VI dispose la consegna della rosa al Santuario del Tepeyac. La benedisse la domenica del “Laetare” nella Cappella Sistina, opera dello scultore italiano Giuseppe Pirrone (1898-1978). Il Papa ammise che il dono era segno del “Nostro affetto e predilezione per il Messico”. Depositata all’incarico del decano del collegio cardinalizio, Carlo Confalonieri (1893-1986), segretario di Papa Pio XI, la portò alla Basilica in qualità di Legato papale con il saluto personalissimo del Romano Pontefice all’intera nazione messicana.

Paolo VI diede a Confalonieri due incarichi. Trasmettere, con quel regalo, l’inestimabile amore del Papa al Messico, un riconoscimento meritato alla fede dei messicani, premio per la loro tenerezza e devozione alla Madre del Cielo. Disse del popolo messicano che “nelle ore di prova e dolore, i nomi di Cristo Re e di Maria di Guadalupe hanno temprato la fibra cattolica di un popolo che non ha indietreggiato di fronte agli eroismi imposti dalla fedeltà al Vangelo”.

In secondo luogo, il Santo Padre garantì la sua preghiera, pegno di pace e concordia per il Messico e il continente americano. Prego dunque per la fede e l’assistenza della Vergine per il “amatissimo cardinale arcivescovo di Guadalajara, per il venerato signore arcivescovo del Messico e per tutto lo zelante Episcopato” inviano la sua benedizione. Papa Montini aveva concesso un riconoscimento simile solo a due Santuari notevoli della cristianità consegnando loro una rosa d’oro, la Basilica della Natività di Betlemme nel 1964 e quella di Fatima, Portogallo, nel 1965.

Il regalo arrivò in Messico alla fine di maggio del 1966. Il 31, festa della Visitazione, ebbe luogo l’incredibile manifestazione di fede e devozione che riunì tutto l’Episcopato messicano attorno all’ayate di Juan Diego per dare un’accoglienza eccezionale al Legato pontificio. Circa settantamila fedeli assistettero alla consegna della prima rosa d’oro dopo il Concilio dell’aggiornamento, il Vaticano II.

Poche ore prima, il cardinale Confalonieri ebbe vari incontri che furono preludio alla celebrazione di quel pomeriggio del 31 maggio. Alloggiò nel Seminario Conciliar del Messico diretto dal rettore, padre Abelardo Alvarado Alcántara (1933-2021), poi vescovo ausiliare del Messico (1985) e che non avrebbe mai avuto la titolarità di una diocesi, e dal vice-rettore, padre José Álvarez Barrón. Durante la mattina, i corridoi del magnifico edificio di Casa Tlalpan furono testimoni del passaggio dei prelati che incontrarono il Legato pontificio. Il cardinale José Garibi Rivera, arcivescovo di Guadalajara, tenne una conversazione di mezz’ora e, dopo, il visitatore si incontrò con i seminaristi.

L’alloggio fu propizio per la benedizione della parte sud recentemente conclusa del Seminario. Confalonieri tenne un breve discorso agli studenti in cui reiterò l’amore di Paolo VI verso il Messico “speranza dell’Iberoamerica”. Le cronache dell’epoca rivelano il gesto particolare che il decano del collegio cardinalizio ebbe verso un seminarista, Manuel Castelló, che subì una frattura che lo obbligò all’uso delle stampelle. Vedendolo in tale condizione, il Legato pontificio manifestò il desiderio di pronta guarigione regalando una medaglia di san Cristoforo, patrono dei viandanti.

Carlo Confalonieri ricevette i saluti popolari a bordo del veicolo che lo portò per la Città del Messico degli anni Sessanta. La seconda tappa di quella mattina fu nella sede della delegazione apostolica, luogo di residenza del rappresentante della Santa Sede Luigi Raimondi. Davanti a diplomatici, al cardinale Garibi Rivera e a Miguel Darío Miranda, arcivescovo del Messico, vescovi, imprenditori e giornalisti, si presentava, per la prima volta, la magnifica rosa d’oro di Paolo VI. Confalonieri così espresse: “Il dono pontificio è qui, davanti ai vostri occhi, con la grazia dell’arte, la suggestività del simbolo, con la bellezza dell’omaggio reso alla nostra Madre comune che ha portato a queste regioni il sorriso del cielo. È per la sua intercessione davanti al trono di Dio che cordialmente invoco per le vostre degne persone, per i Paesi che qui altamente rappresentate e per la vostra attività davanti a questa nobile e cara nazione messicana, le più elette benedizioni di Dio”.

Subito dopo, non solo il senso della vista si godette della bellezza dell’artigianato, il cardinale Confalonieri depose tra i petali una piccolissima capsula di fragranza di rose che, secondo quei testimoni, inondò immediatamente il luogo nella sede della delegazione apostolica. L’incontro si concluse con un pranzo offerto dall’arcivescovo Raimondi e, dopo un riposo nella sede del Seminario Conciliar del Messico, il cardinale decano andò alla Basilica per consegnare il dono e il messaggio del Papa pellegrino.

La ricezione nella Basilica fu apoteosica. L’arcivescovo Miguel Darío Miranda e l’abate Guillermo Schulenburg Prado ricevettero il Prelato romano mentre l’Inno Guadalupano risuonò nell’Antica Basilica. I resoconti giornalistici descrivono gli evviva a Confalonieri, grida e acclamazioni a Cristo Re e alla Vergine di Guadalupe condite con condanne e morte al comunismo. L’incontro di preghiera tra il Legato e la sacra tilma fu prolungato prima di disporsi per il sacrificio eucaristico presieduto da lui e concelebrato da tredici vescovi. Guillermo Schulenburg ricevette la Bolla consegnata in una pergamena le cui lettere disponevano la consegna della rosa per volontà del Romano Pontefice.

Il momento più trascendentale fu la consegna della Rosa all’arcivescovo del Messico che, in ginocchio, accettò il dono. Dopo averlo posseduto per alcuni minuti, lo depose nelle mani dell’abate che elevò il trofeo per il compiacimento del Popolo di Dio riunito in così solenne occasione. Miguel Darío Miranda, rivolgendosi ai fedeli, riconobbe l’emozione nel ricevere l’esquisito tributo aureo. Disse: “In questi momenti, i profondi e nobilissimi motivi che hanno guidato il Sommo Pontefice a concederci questo onore, ci riempiono l’anima di giubilo… Il Santo Padre scelse la Basilica di Guadalupe per concedere la rosa d’oro con lo scopo di toccare direttamente il cuore dei messicani e per questo è il Messico intero che ringrazia Sua Santità per la distinzione così speciale”.

Iniziò così il sacrificio dell’eucaristia, occasione speciale fatta nella lingua del popolo e non in lingua straniera grazie alla grande intuizione profetica del Concilio Vaticano II e di Paolo VI. L’omelia del cardinale Confalonieri non esitò a definire questo evento come uno “dei più graditi e solenni” della sua vita e reiterò il perché Paolo VI ebbe speciale deferenza per la nazione messicana: “È il Papa che ha pensato a voi. Papa Paolo VI, che dopo aver commosso il mondo trasferendosi con mirabile ardimento di carità apostolica e, in breve spazio di tempo, come pellegrino della religione, della carità e della pace in Terra Santa, in India e all’ONU, ha rivolto i suoi occhi verso la vostra patria e viene oggi, pellegrino intenzionale, cioè con il suo pensiero, con il suo affetto, con il suo desiderio, con la sua preghiera, con la sua benedizione, in mezzo a voi, per rendere onore alla vostra Virgencita, celeste patrona del Messico e dell’Iberoamerica e, precisamente, quando tutta la Chiesa celebra la festa liturgica della regalità di Maria”.

L’importanza del tributo non era minore. I tempi di apertura mossero Paolo VI a porli sotto la cura materna di Santa Maria di Guadalupe rimanendo manifesto in ciò che, si affermò, fu eloquente omelia del cardinale Confalonieri: “Non manca, infatti, di particolare significato il fatto che la prima rosa d’oro benedetta dal Papa dopo lo storico avvenimento del Concilio Ecumenico Vaticano II… sia stata destinata a questo santuario, principe del continente americano”.

Il sigillo d’oro della celebrazione lo mise lo stesso Papa inviando il suo saluto inciso su nastro magnetofonico e che fu ascoltato nel recinto guadalupano. La prosa di Paolo VI fu spruzzata di allegorie e linee poetiche che collegarono gli eventi biblici con il fatto guadalupano e citazioni dei padri della Chiesa. E l’incarico del successore di Pietro al Messico intero fu il colofone del discorso del pellegrino spirituale alla nostra terra: “Veneratela, amatela sempre. Che Ella vi benedica e ottenga al Messico le grazie che per sua intercessione imploriamo dal Cielo con la Nostra Benedizione Apostolica”.

I successori di Papa Paolo VI avrebbero avuto gesti simili verso la Guadalupana, ma forse meno apoteosici come quello del 1966. L’ultimo di essi fu nel novembre 2013 quando Papa Francesco diede una rosa d’oro alla Vergine morena in occasione della veglia mariana continentale. Come il suo predecessore, seguì le orme per collegare nel tempo la consegna della rosa d’oro di Papa Montini, tributo e riconoscimento alla fede dei messicani per il loro amore a Santa Maria di Guadalupe. Quella occasione si collega anche ai nostri giorni con il 50° anniversario della dedicazione della nuova Basilica di Guadalupe nel 1976 e l’apertura dell’Anno Giubilare con le indulgenze concesse da Papa Leone XIV in questo 2026-2027.

Fatti di fede e devozione, più di mezzo secolo fa, come dissero i cronisti testimoni di ciò che fu definito come la più importante celebrazione in tutta l’Iberoamerica. Il 31 maggio 1966, come scrisse un giornalista di El Excélsior, fu il giorno in cui “i messicani non volevano che finisse mai”.

E per perpetua memoria, l’iscrizione ai piedi della Rosa: “Paolo VI, Pontefice Massimo. Alla Sacra Casa della Beata Vergine Maria di Guadalupe. Data il 25 marzo 1966”.

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