Il dono della fortezza: per non essere temerari né complessi

Il dono della fortezza: per non essere temerari né complessi

Pbro. José Juan Sánchez Jácome / ACN.- Alla vigilia di Pentecoste sarebbe opportuno che ci appropriassimo delle parole che Gesù rivolge alla Samaritana presso il pozzo di Sicar: “Se conoscessi il dono di Dio…” (Gv 4, 10). Così Gesù introduce il suo dialogo con questa donna per condurla dalla sua sete materiale alla sua sete di infinito, e per accrescere in lei il desiderio di ricevere Dio, dopo una storia segnata dal peccato.

“Se conoscessi il dono di Dio…” ci dice anche Gesù. Se conoscessimo i doni dello Spirito Santo, se conoscessimo tutti i benefici che questi sacri doni portano alla nostra vita, se cercassimo davvero Dio con tutto il cuore per supplicarlo di concederci questi doni. Quante cose potremmo realizzare! Quante situazioni migliorerebbero! Come crescerebbe il nostro amore per Dio!

Sentendoci provocati dalle parole di Gesù alla samaritana, siamo qui per colmare questo desiderio, per placare la sete che abbiamo di Dio, per imparare a vivere la fede cristiana e per non trascurare la promessa di Gesù Cristo che invia lo Spirito Santo a tutta la Chiesa.

Tutti i doni sono necessari e essenziali per consolidare la vita cristiana e per gettare le fondamenta del cammino di santità. In questa occasione mi soffermerò su ciò che riguarda il dono della fortezza.

Partiamo dal fatto che la vita cristiana è un combattimento spirituale in cui sono importanti la fiducia in Dio、lo sforzo che compiamo e la grazia di Dio che ci viene sempre concessa. Non bastano i buoni sentimenti, ma è necessario assumere il combattimento spirituale, allenarsi nella lotta contro lo spirito del male e supplicare in ogni momento la grazia di Dio per uscire vittoriosi dagli attacchi del nemico.

 Tutta “la vita dell’uomo sulla terra è un combattimento” (Gb 7, 1): lotta contro se stesso -la propria malizia e la debolezza dell’uomo carnale-, lotta contro il mondo, lotta contro il demonio. È un combattimento continuo, incessante, estenuante, in cui abbiamo bisogno di essere assistiti dalla forza che viene dall’alto.

La fortezza che viene dallo Spirito Santo non assume forme di durezza e rigidità. Non si intende come un atteggiamento temerario e imprudente che ci porti ad affrontare irresponsabilmente tutti i pericoli. La fortezza di cui parliamo non ci lancia nella vita sfidando tutto e minimizzando i pericoli, come se fossimo indistruttibili e onnipotenti.

Il punto di partenza non è nell’audacia o nella bravura, ma nell’umiltà, nel riconoscere sinceramente di aver bisogno di Dio per portare a termine questo combattimento spirituale. Per questo San Paolo arriva a dire: “Tutto posso in colui che mi dà forza” (Fil 4, 13).

¡Non bisogna tagliare la sua affermazione! In questi tempi le persone vogliono sentirsi potenti e a livello mentale cercano di convincersi che non ci sono ostacoli che si frappongano ai loro obiettivi e che tutto possono ottenere. Arrivano a dire: “Tutto posso…” E lì si fermano le cose.

Ma noi, all’esempio di San Paolo, e convinti del potere della grazia, arriviamo a dire: “Tutto posso, sì, naturalmente che posso, ma assistito, benedetto e spinto da colui che mi dà forza”. Tutto posso non per le mie forze, non per i miei lavaggi mentali, non per i miei slogan e frasi buoniste, raffinate e ottimiste, non per l’energia, ma per l’aiuto della grazia e per i doni dello Spirito Santo.

Quindi non stiamo parlando di alzare la voce, di mostrare i muscoli, o di diventare temerari e spacconi. La fortezza che concede lo Spirito è interiore, non si tratta di avere un carattere aspro, dominante, forte, battagliero e violento, ma di avere una serena convinzione che siamo difesi dal Signore, e questa convinzione si riceve come una grazia dello Spirito Santo.

Chi è forte nello Spirito non si scoraggia davanti alle difficoltà, né indietreggia davanti ai problemi; sa aspettare, ha pazienza, la sua sicurezza è posta nel Signore, che ha come roccia, fortezza, scudo, baluarte e rifugio; e per questo non teme. Coloro che possiedono il dono della fortezza sono allo stesso tempo forti e miti; hanno carattere, ma sono gentili; sono fermi, ma compassionevoli; e davanti alle difficoltà non fuggono, ma sanno rimanere sereni, al tempo stesso sensibili.

Chi è forte nel Signore, non si vanta, né si espone in modo imprudente, ma neppure si scoraggia né indietreggia, sa di chi si è fidato e la sua forza e il suo potere provengono dal Signore.

Abbiamo bisogno del dono della fortezza per non essere presuntuosi né pusillanimi; per non essere imprudenti né timorosi; per non essere temerari né complessi. Chi confida nel Signore, nel suo Spirito, sa rischiare la vita, senza essere per questo incosciente né prepotente.

Seguendo Giovanni Paolo II lo possiamo definire in questo modo: “Il dono della fortezza è un impulso soprannaturale che dà vigore all’anima non solo in momenti drammatici, come quello del martirio, ma anche nelle abituali condizioni di difficoltà: nella lotta per rimanere coerenti con i propri principi; nel sopportare offese e attacchi ingiusti; nella perseveranza valente, anche tra incomprensioni e ostilità, nel cammino della verità e dell’onestà”.

Pertanto, la misura del dono della fortezza non sono le forze umane, non sono le forze angeliche, ma la forza di Dio, la sua forza infinita, la sua forza onnipotente.

Riprendendo la questione del combattimento spirituale possiamo dire che il soldato cristiano è più un martire che un apologeta. In senso stretto lo è, perché segue il cammino del suo capitano. In senso ampio anche. Per questo è più importante dare vita che difendersi dalla morte, più importante generare una cultura cristiana che difendersi unicamente dalla cultura pagana.

Quante persone tra noi sono forti, mantengono la gioia, non perdono l’animo, non smettono di sorridere, nonostante le malattie, la povertà, l’insicurezza e tante cose che affrontano. È di più, abbandonate e indifese, sostengono moralmente e spiritualmente con la loro testimonianza tante persone che hanno tutto, ma non hanno Dio. Umanamente non generano la forza, ma poiché amano e confidano nel Signore, viene loro concessa la forza che viene dall’alto, hanno la forza dello Spirito.

La gioia, il dominio di sé, la dedizione, la perseveranza e la fortezza che scopriamo in queste persone non sono le caratteristiche di un saggio, o di un leader, ma quelle di qualcuno che è sotto l’impero dello Spirito Santo, quando riceve il dono della fortezza。

Nei martiri e in tante persone che vivono in modo straordinario e persino eroico la loro fede possiamo confermare il modo in cui sono assistiti dallo Spirito Santo. Vorrei almeno citare il caso di due mamme che morirono rifiutando trattamenti durante la gravidanza che mettessero in pericolo la vita dei loro bambini. La mamma italiana Chiara Corbella morì a 28 anni. Enrico Petrillo, suo marito, diceva: “Chiara non era una donna coraggiosa, ma aveva la forza di un Altro”. 

Da parte sua, Santa Gianna Beretta Molla rifiutò di sottoporsi a un aborto per salvare la sua vita. In quella situazione arrivò a esprimere: “Se bisogna decidere tra la mia vita e quella del bambino, non dubitate; scegliete -lo esigo- la sua. Salvatelo”. ¡Impressionante! È ciò che lo Spirito Santo ottiene nella vita di tante persone.

Il filosofo Soren Kierkegaard diceva: “Il tiranno muore e il suo regno finisce. Il martire muore e il suo regno comincia”. Per questo, dobbiamo fare nostre le parole del vescovo Pedro Casaldáliga affinché l’esempio dei martiri ci motivi e ci impegni a dare una testimonianza decisa del nostro amore a Dio: “Che il sangue dei martiri non ci lasci in pace!”

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