Essere capaci di adorare il silenzio di Dio

Essere capaci di adorare il silenzio di Dio

Pbro. José Juan Sánchez Jácome / ACN.- Parlare del silenzio di Dio è di per sé molto forte. Si sente come una vera sfida per la nostra fede, perché cosa sarebbe di noi se Dio rimanesse in silenzio; se non ci ascoltasse, dove andremmo? Come sarebbe la nostra vita? Sofrriamo molto noi credenti quando affrontiamo ciò che molte persone sostengono quando parlano del silenzio di Dio.

Proprio in questi tempi di povertà, guerre, omicidi, violenza e corruzione galoppante, si parla molto del silenzio di Dio. In fondo siamo in attesa che Dio irrompa nella nostra vita, ma mentre arriva quella risposta molte persone si chiedono: Dov’è Dio? Perché non si manifesta davanti alla sofferenza del suo popolo?

Per questo, di per sé è molto duro parlare del silenzio di Dio. Ma è più doloroso parlare del rifiuto di Dio. Il Vangelo ci conduce così perché, oltre a dire una parola sul silenzio di Dio, constatiamo anche l’apparente rifiuto di Nostro Signore Gesù Cristo alla preghiera della donna cananea (Mt 15,21-28).

È duro parlare del silenzio di Dio, ma è inconcepibile parlare del rifiuto di Dio, del disprezzo di Dio, dell’indifferenza di Dio davanti alla richiesta di una mamma che arriva distrutta implorando Gesù e gridandogli la sua angoscia e il suo bisogno.

Più che fissarci su Gesù per parlare della sua durezza e per commentare che non ci aspettavamo quel comportamento davanti a una donna afflitta, lo scopo del santo Vangelo è condurci verso il comportamento della donna per scoprire ciò che deve essere la fede nel credente.

La Parola di Dio ci propone questa donna cananea perché impariamo a vivere di fede, perché tutte le nostre azioni siano segnate dalla fede. Non si tratta di tirarsi indietro se si sperimenta il silenzio e l’apparente rifiuto di Dio. Questa donna insiste e va avanti, non si sente offesa né prende personalmente l’inspiegabile risposta di Gesù perché sa che Gesù non è così. Non bisogna stancarsi di chiedere e insistere perché sappiamo che Dio non ci disprezzerà né ci respingerà mai.

Ma c’è ancora qualcosa di più convincente che scopriamo nella fede di questa donna. Cosa dobbiamo fare se in qualche momento sentiamo che Dio è in silenzio e ci sentiamo rifiutati da Lui? Ci sono momenti nella vita in cui bisogna adorare il silenzio di Dio, adorare l’apparente rifiuto di Dio. Questo è ciò che fa una persona di fede che non si tira indietro, che non si lamenta, che non abbandona Dio, ma adora l’apparente silenzio e rifiuto di Dio. Così fece la donna cananea quando si prostrò davanti a Gesù e gli risponde come una persona di fede.

Quando apparentemente Dio non ci ascolta, invece di lamentarci, invece di cambiare religione, invece di tirarci indietro, bisogna adorare Dio, adorare il suo silenzio, adorare i tempi che Dio ha perché, come accade in questa storia, arriva la risposta. Non solo arriva la risposta nei termini che la donna desiderava: la guarigione di sua figlia, ma arriva una risposta di Gesù Cristo che è un insegnamento per tutti: “donna, quanto è grande la tua fede”.

Questo deve essere la fede, la fede non è chiedere solo una volta, non è essere contenti di Dio quando mi dà qualcosa e disconoscerlo quando non risponde. La fede è sempre andare avanti e adorare fino al silenzio di Dio, sapendo che in tempi così ci sarà molto da imparare.

Guardando la donna cananea troviamo qui un insegnamento riguardo alla preghiera e all’adorazione. E guardando i discepoli troviamo anche un insegnamento riguardo all’intercessione. Oltre a pregare e adorare il silenzio di Dio bisogna anche intercedere come gli apostoli che chiedono a Gesù di ascoltare questa donna. Noi siamo per chiedere per gli altri. Il cristiano fa proprie anche le storie di altre persone come quelle che ora noi conosciamo.

Quante storie di dolore conosciamo! Quante storie tragiche! Quante storie ci spezzano l’anima! E non si rimane indifferenti, ma cerchiamo di intercedere. In tempi critici come quelli che stiamo attraversando diciamo a Gesù: “Signore, ricordati di questo malato, di questa famiglia, di questo giovane, di questi anziani, di questi migranti, della gente abbandonata, dei fratelli immersi nella loro povertà. Vedi il loro bisogno, guarda la loro afflizione, ascolta le suppliche di tante persone”.

Bisogna aderire fedelmente a questo cammino che ci indica il santo Vangelo quando sperimentiamo l’apparente silenzio di Dio: preghiera, adorazione e intercessione. Prendiamo la donna cananea come maestra nella vita di fede, perché nella nostra preghiera impariamo a dare ragione al Signore.

Infatti, crescere nella vita spirituale significa smettere di essere delicati, irritabili, poiché tendiamo a essere molto suscettibili e non sappiamo attendere la risposta di Dio. Piccole cose ci fanno reagire anche in modo scomposto.

Riferendosi a questo testo evangelico riflette Don Luigi Maria Epicoco: “Molte volte fuggiamo di fronte alle situazioni difficili, ma la determinazione di andare fino in fondo è una caratteristica, una genialità tipicamente femminile; è tipico della donna comprendere che il momento più difficile è anche il più decisivo, durante il quale non si fugge, ma è necessario rimanere.

Qual è il più bel elogio che la liturgia fa a Maria che soffre? Stabat mater dolorosa, iuxta crucem lacrimosa, dum pendebat Filius: c’era la madre, per umiliazione di tutti coloro che erano fuggiti, la madre al contrario c’era.

Cos’è, allora, la testimonianza? Cos’è pregare? Cos’è la vita, anche la vita religiosa, se non un essere presenti anche quando non conviene più? In questo momento se la Chiesa può rimanere in piedi è perché c’è qualcuno che è lì e fa ciò che il mondo non fa più: prega; fa ciò che il mondo non fa più: spera; fa ciò che il mondo non fa più: ama, adora, riconosce.

È bello pensare alla grande responsabilità che il Signore ci affida: grazie alla persistenza, all’ostinazione di ciascuno nel rimanere al suo fianco, il mondo riceverà la guarigione. La donna cananea non ottiene una grazia per sé ma per sua figlia”.

La nostra preghiera persistente serve alla guarigione di quelle famiglie distrutte, di coloro che sprofondano nelle droghe, della gente disperata, di coloro che stanno per morire, di coloro che sono minacciati. Questi sono i figli che ci vengono affidati; come la cananea rimaniamo davanti al Signore percorrendo le diverse fasi, per ottenere la sua guarigione: preghiera, adorazione e intercessione.

Pregare per qualcuno, intercedere per qualcuno, è aderire alla sua storia, alla sua situazione facendola propria. Ogni volta che facciamo preghiera dobbiamo essere voce di coloro che per un motivo o per un altro non riescono a rivolgersi a Dio in prima persona. Bisogna intercedere per gli altri, come gli apostoli intercedettero per la donna cananea.

Anche la Chiesa ci raccomanda l’intercessione dei santi e, specialmente della Santissima Vergine Maria. Come indica con grande affetto il Cardinale Newman: “Maria è nostra Madre. Interessatela al vostro successo spirituale. Chiedeteglielo seriamente, perché Lei può fare per voi più di chiunque altro. Ricordatele nella vostra preghiera i dolori che Lei soffrì quando una spada affilata trapassò la sua anima. Ricordatele la sua stessa perseveranza, che costituì in Lei un dono dello stesso Dio a cui chiedete la vostra. Il Signore non ve lo negherà, non lo negherà a Lei, se ricorrete alla sua intercessione”.

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