Elenchi e controllo…

Editoriale del Centro Cattolico Multimediale

Elenchi e controllo…

La Consigliera giuridica della presidente della Repubblica ha presentato nello spazio ufficiale “Diritto di replica” ciò che il regime si è affrettato a definire un’“analisi tecnica” di un presunto ecosistema digitale di amplificazione di messaggi critici. In pratica, ha esposto nomi di giornalisti, media e voci dissidenti fin troppo noti. Un elenco di scomodi, elaborato e diffuso dall’apparato dello Stato, non è un esercizio asettico di cartografia digitale. È una segnalazione che, quando proviene dal potere che controlla le istituzioni, la pubblicità ufficiale, i bilanci e la narrativa dominante, è una forma di intimidazione.

Sotto fallacie ormai logore come “non è una lista nera”, “mostriamo solo come funzionano i social”, “c’è la massima libertà di espressione della storia”, si cerca di confondere l’evidenza con una questione tecnica. Si parla di “ecosistemi” per non riconoscere ciò che è intollerabile per questo regime: che esistano cittadini che pensano diversamente, indagano, mettono in discussione e non si inchinano. La critica viene camuffata da complotto; il dissenso, da operazione della destra; l’informazione scomoda, da amplificazione artificiale. Così si costruisce il nemico interno. Così si aizza l’odio contro chi osa dissentire. Il potere non tollera lo specchio, preferisce polverizzarlo e accusare chi lo regge di distruggere il Paese.

Questo episodio coincide con il tentativo di far avanzare linee guida che autorizzerebbero autorità amministrative a qualificare i contenuti come “falsi” o “decontestualizzati” e, in ultima istanza, a interferire nell’indipendenza editoriale dei media. Di fronte a questo rischio, la Conferenza dell’Episcopato Messicano ha pubblicato il messaggio «Conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi». I vescovi sono stati chiari e risoluti: “Nessuna autorità amministrativa può erigersi a giudice della verità, soprattutto quando si tratta di idee, opinioni, convinzioni, credenze… La verità non si decreta, ma si cerca e si riconosce nel dibattito libero e pluralista”. E hanno aggiunto la formula che dovrebbe essere incisa in ogni istituzione pubblica: “La verità non si impone: si cerca, si propone e si riconosce liberamente. Quando lo Stato rinuncia a decidere cosa è vero e si limita a garantire le condizioni affinché tutti possano cercarla e dirla, protegge al tempo stesso la libertà di espressione, la libertà religiosa e il diritto del pubblico”.

I vescovi hanno ricordato anche che “chi informa con onestà sostiene la vita comune di un Paese; chi lo fa con paura, o al servizio di interessi estranei alla verità, la indebolisce”. Questa è la misura. Non il comodo del potere. Non la lealtà al progetto politico del momento. L’onestà informativa e il diritto dei cittadini a conoscere.

Se il Messico non difende con fermezza questo diritto alla verità e alla critica, se accetta che lo Stato minacci e punti il dito contro le dissidenze, accetti l’odio contro di esse e si riservi il monopolio di ciò che può essere detto, allora questo Paese vivrà il capitolo più oscuro della sua storia recente. Non sarà come quello delle dittature classiche con uniformi e censura preventiva aperta, ma quello delle liste camuffate da analisi, degli “ecosistemi” che criminalizzano il dissenso e generano un popolo assopito che confonde la propaganda con l’informazione “vera”.

Solo una cittadinanza libera da ideologie totalizzanti, ancorata alla Verità, quella che non si decreta da Palazzo né si impone con la forza della maggioranza contingente, potrà preservare ciò che di più prezioso abbiamo costruito con decenni di lotta, sangue e sacrificio: il diritto a pensare, a dissentire e a manifestarsi. Questo diritto non è un dono del potere. È una conquista che si difende ogni giorno, soprattutto quando il potere finge che non esista alcuna lista mentre espone i nomi di chi gli risulta scomodo.

La verità resta l’unica che rende liberi. Queste liste e le linee guida sono, semplicemente, controllo. E questo è l’ingrediente che nutre un regime disperato di ancorarsi per sempre e per sempre al potere.

 

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