Amare Maria non è poesia, è assaporare e sapere vivere la fede cristiana

Amare Maria non è poesia, è assaporare e sapere vivere la fede cristiana

Pbro. José Juan Sánchez Jácome / ACN.- Gli incontri con la Santissima Vergine Maria ci avvicinano di più a Gesù e rendono possibile rimanere fedeli e non perdere mai il senso della vita cristiana. Lo stesso Gesù Cristo ha seminato nel nostro cuore l’affetto verso sua madre e ci ha chiesto, mentre era in agonia sulla croce, di accoglierla, di prendersi cura di lei, di farla vivere con noi.

Non si tratta solo della preoccupazione di un figlio per assicurare il futuro di sua madre, ma dell’inquietudine del Signore per rafforzarci nella nostra vita di discepoli. Attraverso questo incarico che ci affida, nella persona dell’apostolo Giovanni, Gesù ci stava dicendo: se vuoi essere discepolo, guarda a Maria, impara da lei, dai suoi gesti, dalle sue parole e anche dai suoi silenzi; lasciati educare e formare da lei, come fanno tutte le madri con i loro figli.

Infatti, una madre non ci introduce solo in questo mondo, ma rende possibile la vita ogni volta che è minacciata. Questa madre rende possibile la vita cristiana ogni volta che arrivano le persecuzioni e sentiamo la stanchezza; rende possibile la forza e la fedeltà quando ci tocca stare ai piedi della croce.

Così lo spiega papa Francesco: “Il Signore sa che abbiamo bisogno di rifugio e protezione in mezzo a tanti pericoli. Per questo, nel momento più alto, sulla croce, disse al discepolo amato, a ogni discepolo: «Ecco tua madre!» (Gv 19, 27). La Madre non è (…) una cosa opzionale, è il testamento di Cristo. E noi abbiamo bisogno di lei come il viandante ha bisogno di riposo, come un bambino ha bisogno di essere portato in braccio. È un grande pericolo per la fede vivere senza Madre, senza protezione, lasciandoci portare dalla vita come le foglie dal vento. Il Signore lo sa e ci raccomanda di accogliere la Madre. Non è un semplice gesto di cortesia spirituale, è un’esigenza di vita. Amarla non è poesia, è saper vivere. Perché senza Madre non possiamo essere figli. E noi, prima di tutto, siamo figli, figli amati, che hanno Dio come Padre e la Vergine Maria come Madre”.

Riconosco con l’emozione e la gratitudine di un figlio la tenerezza e il carattere essenziale della Vergine Maria nella vita cristiana, ma sono anche consapevole delle difficoltà e delle resistenze che alcuni fratelli hanno nell’accogliere la Santissima Vergine Maria. Alcuni sono rimasti bloccati da una serie di pregiudizi e altri, cercando di aprirsi alla maternità di Maria, sentono difficoltà a fare questo passo. Senza pretesa di essere esaustivo, vorrei indicare alcune ragioni che spiegano questa situazione.

In primo luogo, si può spiegare per ragioni psicologiche: quando, per esempio, una persona non ha avuto un buon rapporto con sua madre, davanti alla Vergine proietta anche il rifiuto o la riserva che prova verso sua madre. Naturalmente può accadere il contrario, come vediamo spesso nella vita dei santi. Di fronte alla morte di una madre, alla sua assenza o alla mancanza di affetto materno, qualcuno può sentirsi spinto ad amare la Santissima Vergine Maria e ad adottarla come sua madre.

In secondo luogo, queste resistenze possono essere spiegate da ragioni dottrinali: quando siamo esposti a continui attacchi alla nostra fede e si ascoltano frequentemente controversie ideologiche che screditano Maria. Quando viviamo in ambienti di forte confronto possono nascere sospetti e si inibisce, definitivamente, l’affetto naturale che proviamo per la Vergine Maria. Ci sono persone che, confuse, sentono di esagerare nell’amare tanto Maria e arrivano a credere di comportarsi come idolatri, offendendo la signoria di Dio.

Papa Giovanni Paolo II ha condiviso che in un momento della sua vita ha avuto questo timore: se forse noi cristiani stavamo eccedendo nell’amore verso la Vergine Maria. Ma commentava con grande sorpresa che scoprì che non solo Maria ci porta a Cristo – come abbiamo sempre sostenuto –, ma che anche Cristo ci porta a Maria.

Gesù non è irrotto nel nostro mondo come un meteorite né è apparso all’improvviso. Il Padre del cielo ci ha consegnato Gesù per mezzo di Maria e ha permesso che Maria ci presentasse il Messia, il Salvatore del mondo. Se un giorno abbiamo il timore di esagerare o di eccedere nel culto a Maria, conviene ricordare questa verità biblica. Il Padre è mariano, ha reso Maria così bella, ha amato Maria e l’ha scelta.

Procediamo come il Padre che ci ha consegnato Gesù per mezzo di Maria. Pertanto, la nostra devozione a Maria è un modo di imitare il Padre che l’ha scelta per essere la Madre del Salvatore del mondo. Lo possiamo dire in modo più preciso con le parole di San Luigi Maria Grignion de Montfort: “Consegnarsi così a Gesù per mezzo di Maria è imitare Dio Padre, che non ci ha dato Gesù se non per mezzo di Maria”.

Maria ha portato nel suo seno e ha formato il Figlio di Dio. Allo stesso modo, sostiene San Giovanni Eudes, il Padre del cielo le permette di generare Gesù nel cuore di tutti noi: “Come il Padre eterno ha concesso a Maria di concepire suo Figlio prima nel suo Cuore e poi nel suo seno verginale, così le ha dato anche il potere di formarlo nel cuore dei figli di Adamo”.

Quindi siamo noi che proiettiamo i nostri complessi, pregiudizi, interessi e ideologie, supponendo che Dio si adiri se vogliamo molto bene a Maria. Dio non reagisce con gelosie e invidie come siamo soliti reagire.

Molte persone che amano la madre di Gesù sono rimaste ferite nel profondo dalle critiche e dalle accuse rivolte a Maria, poiché spesso viene criticata in modo spietato. Di fronte alla persistenza di queste campagne anti-Maria, ci sono fratelli che soccombono, dubitano e arrivano ad abbandonare la loro devozione mariana con gravi conseguenze, perché in fondo la amano, la riconoscono. E così reprimono l’amore per Maria Santissima.

In terzo luogo, non possiamo non riferirci alle ragioni pastorali: quando la catechesi, il culto e la pastorale della Chiesa non favoriscono l’amore verso la Santissima Vergine Maria. È vero che siamo un popolo mariano e che per natura siamo inclini a Maria, ma di fronte agli attacchi spietati è necessario difenderla, promuoverla e proporla come un cammino autentico per arrivare a Gesù.

La pastorale della Chiesa a volte può rimanere intrappolata nei modernismi e nelle cose nuove, dimenticando i fondamenti della fede e la religiosità così necessari per sperimentare il fuoco dell’amore divino.

Infine, bisogna indicare le ragioni culturali: quando reprimiamo e nascondiamo le espressioni della nostra fede di fronte all’ambiente sociale che scredita e si burla della vita cristiana. L’amore per Maria può rimanere spesso una pratica segreta e privata, così come una questione devozionale che non trasforma la vita.

Maria ci aiuta a tornare all’essenziale, a riaffermare la nostra identità come figli di Dio e a consolidare la nostra vocazione come discepoli. La cosa meravigliosa della Vergine Maria è che, anche se la dimenticassimo con ingratitudine o la mettessimo da parte nella nostra vita cristiana, non possiamo chiedere a una madre di smettere di essere madre. Maria cercherà di proteggerci e di condurci verso Gesù.

Infatti, dice il santo Curato d’Ars che: “La Santissima Vergine ci ha generati due volte: nell’incarnazione e ai piedi della croce. È, quindi, due volte nostra Madre”. A Nazaret assiste all’annunciazione e sul Calvario riceve una nuova annunciazione: non solo essere madre di Dio, ma madre di tutti i figli di Dio.

Meditando su questo mistero di maternità, non cessiamo di riconoscere a quale prezzo ci ha generati ai piedi della croce: “Non puoi addentrarti nel mistero del dolore se non sei sostenuto dalle braccia di Maria. Maria misticamente ci ha generati ai piedi della croce attraverso il martirio più atroce che un cuore di madre abbia mai conosciuto. Siamo veramente figli delle sue lacrime” (San Leopoldo Mandic).

Edward Schillebeeckx nel suo libro, Maria, Madre della redenzione, indica in modo molto bello che: “Quando i missionari cristiani arrivano in un territorio di missione fino ad allora sconosciuto, trovano che Maria è già lì da molto tempo, e che ha già riempito le brocche d’acqua, e che aspetta solo sacerdoti che la seguano e producano di nuovo il miracolo di Cana nel nome di Cristo”.

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