Pbro. José Juan Sánchez Jácome / ACN.- La spiritualità cristiana continua a essere la nostra migliore guida nei tempi turbolenti che stiamo vivendo. San Francesco di Sales diceva che “La via più sicura nella spiritualità sono i fiorellini che crescono ai piedi della croce. L’umiltà, la semplicità e la dolcezza del cuore”.
Dopo il mese di maggio dedicato alla Santissima Vergine Maria, la spiritualità cristiana ci offre un mese, tutto il mese di giugno, dedicato alla devozione del Sacro Cuore di Gesù.
Questa devozione consiste nell’entrare nei sentimenti di Cristo. Non basta parlare del suo amore, ma bisogna lasciarsi configurare da esso. In questo modo, amare ciò che lui ama, soffrire per ciò che ferisce il suo cuore. La riparazione cristiana non nasce dalla rabbia, ma dall’amore, non è guardare il mondo con disprezzo, ma arrivare a dire al Signore: “Io voglio stare con te. Voglio consolarti. Voglio amare per coloro che non amano. Voglio adorarti per coloro che ti dimenticano”.
La devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria ha praticamente formato l’anima delle nostre comunità cristiane. Vedendo il fervore e l’affetto delle nostre comunità cristiane, così come il modo in cui hanno plasmato la loro fede cristiana, potremmo ben applicare loro le parole dell’apostolo Pietro: “Scrivo a voi, che avete ottenuto una fede così preziosa come la nostra…” (2Pt 1, 1-7).
Ci sono fratelli così, che hanno molta sensibilità e godono tanto delle cose di Dio. Hanno ricevuto una fede così preziosa che basta loro la Santissima Maria, il Sacro Cuore di Gesù e l’eucaristia per sentirsi protetti e custoditi, così come per rendersi conto che lì è racchiuso tutto il mistero di Dio. La chiave in questo caso è aspirare a questa fede così preziosa e così completa.
Anche tra noi possiamo diventare duri, esigenti, freddi e calcolatori nella fede. Ci sono persone nella comunità cristiana che non guardano di buon occhio queste devozioni e in modo altezzoso giudicano i fratelli che hanno questa fede così preziosa, che hanno fondato sui Sacri Cuori di Gesù e di Maria.
Non è una devozione qualsiasi perché già i primi cristiani meditavano e avevano molta devozione al cuore di Gesù. Ricordate quell’espressione biblica sul cuore di Cristo trafitto dalla lancia del soldato. Già dall’antichità c’era devozione al Sacro Cuore di Gesù e certamente con Santa Margherita Maria Alacoque ebbe un impulso che arrivò fino ai nostri nonni, ai nostri genitori, alle comunità cristiane da cui noi andiamo imparando che ci sono fratelli che possono avere una fede così preziosa e così semplice che arriva il momento in cui ci affascina anche noi.
Di cosa si tratta questa devozione. Che non siamo indifferenti all’amore che il Signore ci ha avuto, che siamo consapevoli di come ci ha dimostrato il suo santissimo amore, di come ha accettato persino la morte in croce per farci vedere tutto l’amore che Dio ci ha. Il Sacro Cuore di Gesù ci porta a corrispondere all’immenso amore di Dio.
Le persone che sono cresciute con questa spiritualità per questo sono persone pazienti, perseveranti, caritatevoli e quasi si possono applicare loro queste 7 caratteristiche di cui parla san Pietro nel testo sopra citato. Quella fede così preziosa che hanno ricevuto le porta a dimostrarla attraverso atti molto concreti nella loro vita cristiana: sono persone che hanno buona condotta, conoscenza, dominio di sé, pazienza, pietà, amore fraterno e carità.
La spiritualità del Sacro Cuore di Gesù insiste e approfondisce nell’amore incondizionato che Dio continua a offrirci. Dio non si disinteressa della sua creazione, né si ritratta del suo amore per l’umanità.
Vorrei segnalare due caratteristiche di questa spiritualità. In primo luogo, è una spiritualità di riparazione. Abbiamo offeso tanto Dio, per cui abbiamo bisogno di riparare il suo Sacro Cuore che è costantemente disprezzato e ignorato. Dobbiamo pregare per coloro che fanno il male e chiedere perdono per coloro che non chiedono perdono.
Sostiene Jean Galot che: “La riparazione non è un semplice atto di giustizia compensatoria, bensì un’espressione d’amore che cerca di sanare le ferite causate dal peccato nel cuore di Dio e nel tessuto dell’umanità”.
Si tratta di un amore che perdona e di uno sguardo che inoltre porta sempre frutti di salvezza. Coloro che guardavano il serpente che Mosè innalzò nel deserto rimanevano guariti dalle sue punture. Coloro che guardano al cuore di Cristo rimangono sanati dalle loro infermità e dai loro peccati.
“Il velo della Veronica è il simbolo del commovente dialogo tra Cristo e l’anima riparatrice. La Veronica rispose all’amore di Cristo con la sua riparazione; una riparazione particolarmente ammirabile, perché fu fatta da una donna debole che non temette le ire dei nemici di Cristo (…). Si imprime nella mia anima (…) il volto di Gesù, come nel velo della Veronica?” (J. Ablewicz).
In secondo luogo, Dio risponde al dramma dell’odio, della solitudine, della violenza e della mancanza d’amore con una speciale manifestazione d’amore. Per la mancanza d’amore molte persone stanno soffrendo sprofondate nella solitudine, nella disperazione e nella frustrazione. E la mancanza d’amore provoca anche che l’uomo indurisca il suo cuore e si chiuda al bene, alla fraternità e alla convivenza sociale. Il ritorno all’amore e il sentirsi amati, specialmente coloro che provengono dal peccato, dalla solitudine, dall’odio e dalle ingiustizie, restituirà loro la dignità.
Non abbiamo finito di valorizzare e promuovere questa spiritualità forse perché cerchiamo risultati immediati, perché ci costa molto offrirci per il bene degli altri e perché ci piacciono di più le cose sofisticate, anche nella vita di fede.
L’idea di riparazione -e la struttura di alcune devozioni- ci può sembrare antiquata, monotona, stanca, stucchevole e irrilevante. Oggi sono le esperienze innovative, le spiritualità appariscenti, la sofisticazione della fede. Conta molto sentirsi bene, vedersi bene, ottenere esperienze gratificanti e immergersi in emozioni che stimolano in modo sensoriale.
Ci sono molte offerte di queste spiritualità light; c’è un mondo religioso sempre più penetrante nelle offerte dell’esoterismo e della new age. E anche all’interno della Chiesa si possono favorire queste tendenze. Si smette di frequentare il Santissimo, la Vergine Maria e i sacramenti e si adottano forme sofisticate. Si cerca più gli angeli che Gesù Cristo, più lo yoga che il tabernacolo, più le tecniche nuove che il cammino lento e sacrificato della croce.
Ho riflettuto molto su ciò che ora sto per dire, ma considero che il diavolo non ci tenta unicamente per allontanarci da Dio, ma per avvicinarci a lui, però in modo sbagliato, in modo tale che giustifichiamo di essere molto religiosi, ma non di girare attorno a Dio.
La risposta di Dio continua a essere la sua misericordia simboleggiata dal Sacro Cuore di Gesù che promuove l’amore dove il male ha esteso il suo dominio e offre l’amore dove si è cresciuti senza di esso, dove si è patito la mancanza d’amore.
Si tratta di una spiritualità che non banalizza la fede, come nelle spiritualità moderne. Il P. Gonzalo Fernández, missionario claretiano, spiega l’amore del Sacro Cuore in questa forma particolare:
“Il cuore di Cristo è come la valvola che fa circolare l’amore nel nostro mondo. Come ogni cuore, il suo ha: un movimento di sistole. Il cuore di Cristo concentra, assorbe, tutto il disamore e la sofferenza che esistono nella nostra terra. È un cuore compassionevole, che fa proprio la contaminazione che avvelena l’accettazione di noi stessi, le relazioni umane, la costruzione di un altro mondo possibile. I vangeli disegnano un Gesù che si avvicina a qualsiasi persona bisognosa, senza porre barriere di alcun tipo.
Un movimento di diastole per il quale mette in circolazione l’amore di Dio per tutte le arterie degli esseri umani. I Santi Padri hanno visto nell’‘acqua e nel sangue’ che sgorgano dal costato di Cristo un’allusione simbolica ai sacramenti (battesimo ed eucaristia), come espressioni di quell’amore di Dio a tutta l’umanità, un amore che ci decontamina (battesimo) e che ci nutre (eucaristia)”.
Dove trovare Gesù? Come trovare il Signore? Si frustrano coloro che pensano di trovarlo in elaborate tecniche di meditazione orientale, in corsi di spiritualità sofisticata. Il Signore si manifesta dove meno lo immaginiamo: nel povero, nel malato, nei momenti tesi e ordinari della nostra vita. Dio va accolto nella realtà più ordinaria e inaspettata della nostra vita.
La spiritualità del Sacro Cuore di Gesù ci porta a sviluppare questa sensibilità, ad ampliare il nostro sguardo e a dilatare il nostro cuore per riconoscere il Signore nelle circostanze concrete della vita e imparare ad amare come lui ci ha amati.