Il cardinale Ranjith: «L’Europa non è più cristiana»

L'arcivescovo di Colombo chiede alla Chiesa un esame di coscienza, propone un contributo volontario al posto dell'imposta ecclesiastica e ribadisce che l'ordinazione delle donne è esclusa

Il cardinale Ranjith: «L’Europa non è più cristiana»

Il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo di Colombo (Sri Lanka), sostiene che «l’Europe n’est plus chrétienne» a causa della presenza di un gran numero di non cristiani e chiede alla Chiesa un esame di coscienza e un nuovo approccio spirituale, teologico e pastorale. Lo afferma in un’intervista esclusiva con Philippe Marie pubblicata il 6 novembre da Tribune Chrétienne.

Il porporato ricorda che nel 1973 visitò una chiesa tedesca piena di famiglie che cantavano e rispondevano alle preghiere, mentre oggi trova banchi vuoti. A suo giudizio, la secolarizzazione e una «rivoluzione teologica» hanno accelerato questo processo. Critica inoltre gli scandali e l’imposta ecclesiastica, che considera contraria all’insegnamento di Cristo, e propone che il contributo dei fedeli sia volontario.

I giovani e il viaggio di Leone XIV

Ranjith descrive come un successo i viaggi di Leone XIV in Francia e Spagna e sottolinea la partecipazione di centinaia di migliaia di giovani. A suo parere, questi giovani vogliono che l’Europa cambi il suo modo di considerare la religione, e sottolinea che «l’Église doit parler à l’Europe le langage de Dieu». Interpreta l’interesse giovanile per lo spirituale come un rifiuto dell’edonismo e dell’idea che la felicità dipenda dalla prosperità economica. Paragona il consumismo a «un mirage dans le désert» e sostiene che la vera gioia sta nell’essere piuttosto che nell’avere.

Sulle radici cristiane del continente, lamenta che l’Unione Europea non le abbia menzionate nella sua Costituzione, cosa che equipara a chi «rejette l’échelle après l’avoir utilisée pour monter». Afferma anche che il cristianesimo è «anticonformiste et toujours nouveau» e che la Chiesa non deve rimanere intrappolata né nel modernismo né nel tradizionalismo.

Islam, secolarismo e dottrina

Riguardo all’ascesa dell’islam, il cardinale ritiene che non risponda necessariamente a un piano deliberato, ma a un processo naturale di fronte a società cristiane che adottano valori secolari. Aggiunge che il secolarismo genera una «doppia vita» separando la credenza dalla pratica pubblica. Rifiuta che i cattolici rispondano con leggi o imposizioni, così come con metodi estremisti, e propone invece il rinnovamento della fede.

In materia dottrinale, Ranjith stabilisce che il criterio ultimo è l’insegnamento di Gesù nei Vangeli e che né i vescovi né i sinodi possono modificarla. Ricorda le esigenze di Cristo sullo sguardo, il divorzio e l’adulterio, e afferma che l’ordinazione delle donne è esclusa e che la posizione di Giovanni Paolo II è definitiva. Applica questo principio alla Chiesa tedesca e sostiene che le nazioni occidentali non devono decidere da sole su dottrina, morale e ministeri.

Gli attentati di Pasqua del 2019 e la situazione in Sri Lanka

L’arcivescovo ricorda gli attentati del 21 aprile 2019 contro tre luoghi di culto e tre hotel, che causarono 273 morti e più di 500 feriti. Secondo quanto afferma, i servizi di intelligence indiani avevano dato avvertimenti preventivi dal 4 aprile. Denuncia che il blocco politico dei Rajapaksa ha ostacolato le indagini e menziona le accuse di Hamzeer Moulana emesse su Channel 4 il 5 settembre 2023, che collegano la trama ai servizi militari e alla campagna di Gotabaya Rajapaksa, e che presenta come fatti in discussione, non provati. InfoVaticana ha già riferito della convocatoria di Ranjith per chiedere la verità sugli attentati.

Sulla situazione del suo Paese, descrive una crisi politica ed economica dopo la guerra civile e un cambio di governo nel 2024 con promesse di trasparenza. La Chiesa locale, aggiunge, conserva vocazioni, partecipazione alla messa e piccole comunità, sebbene la secolarizzazione inizi a influenzarla. Per quanto riguarda la Cina, ritiene che il dialogo tra la Santa Sede e Pechino debba risolversi localmente, che la Chiesa universale debba avere un ruolo discreto e che l’interferenza esterna potrebbe complicare la situazione.

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