Leone XIV ha affermato questa domenica, durante l’Angelus recitato in piazza San Pietro, che «non possiamo amare veramente Dio se questo amore non trabocca in amore verso i nostri fratelli e sorelle». Il Papa ha commentato il passo del Vangelo di san Matteo in cui un maestro della Legge chiede a Gesù quale sia il comandamento più grande, e che il Signore riassume citando il Deuteronomio, secondo il testo pubblicato dalla Santa Sede.
Nella sua riflessione, il Pontefice ha sottolineato che non basta riconoscere che Dio esiste, che è l’unico o che è onnipotente. «Il Signore cerca una relazione personale con noi: l’unico vero Dio vuole farsi nostro Dio», ha detto. Da qui ha spiegato che il comandamento dell’amore non è un’imposizione, perché «non si può amare per comando». L’amore dell’uomo è autentico quando risponde all’amore di Dio, che, ha aggiunto, «ci precede sempre», e richiede una donazione totale del cuore, dell’anima e della mente.
Leone XIV si è poi soffermato sul secondo comandamento, «amerai il tuo prossimo come te stesso», che, secondo quanto ha spiegato, scaturisce dalla stessa fonte del primo. Chi vive vicino a Dio impara a guardare se stesso e gli altri con gli occhi di Cristo, in modo che si supera l’egoismo «e anche l’amore per se stessi si trasforma in carità». Per questo, ha concluso, non possiamo amare veramente il prossimo se non come figli dello stesso Padre che ci ha amati per primo nel suo Figlio Gesù.
Il Papa ha citato anche santa Teresa del Bambin Gesù, per la quale solo l’amore fa agire le membra della Chiesa. Senza di esso, ha avvertito, la fede resterebbe priva della sua essenza, le opere buone si ridurrebbero a moralismo e la speranza sarebbe vana. Ha concluso chiedendo per tutti «la grazia di un cuore nuovo, capace di abbracciare e vivere il più grande dei comandamenti», e ha affidato questa richiesta alla Vergine Maria, nel cui Cuore Immacolato «non c’è che amore».
Dopo la preghiera mariana, Leone XIV ha espresso la sua preoccupazione per la grave situazione umanitaria in Yemen, in particolare a Taiz, e ha chiesto la cessazione delle ostilità e il rispetto del diritto della popolazione a vivere in pace. Inoltre, si è unito al dolore per le vittime dell’attentato terroristico contro la chiesa ortodossa di San Giorgio a Hamoud, in Giordania, perpetrato lo scorso venerdì, e ha manifestato la sua vicinanza a quella comunità.
Il Papa ha ricordato altresì che il 27 ottobre si riuniranno ad Assisi leader di Chiese e religioni per commemorare il 40° anniversario dell’incontro convocato da san Giovanni Paolo II, e ha chiesto che il Signore ispiri decisioni di dialogo e di pace. Infine, ha salutato i gruppi di Spagna, Irlanda e Polonia, i responsabili di protocollo dei ministeri italiani, l’associazione «Solidarietà in Buone Mani» di Castiglion Fiorentino e un gruppo di amici di Concorezzo che celebrano i loro settant’anni.
Questo Angelus arriva una settimana dopo il primo dopo l’operazione ai polmoni a cui è stato sottoposto il 13 ottobre al Policlinico Gemelli, in cui il Pontefice è riapparso in pubblico per ringraziare.