Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola e arcivescovo di Valladolid, monsignor Luis Argüello, ha denunciato il progetto del Ministero della Sanità per facilitare l’aborto farmacologico nei centri di Assistenza Primaria. Il prelato ha avvertito che il cambiamento di procedura non altera la realtà dell’aborto: «Il metodo sembrerà più pulito, ma il risultato è lo stesso: porre fine alla vita umana che si gestisce nel seno della madre».
Argüello ha rilasciato queste dichiarazioni attraverso il suo account su X, in coincidenza con l’ultimo giorno della consultazione pubblica preliminare aperta dal Ministero della Sanità per modificare la normativa che regola l’autorizzazione dei centri sanitari e la prestazione dell’interruzione volontaria della gravidanza.
«Oggi scade il termine della consultazione sul progetto del Ministero della Sanità (!) che intende facilitare l’aborto farmacologico nell’Assistenza Primaria», ha segnalato l’arcivescovo, che ha concluso il suo messaggio con un’affermazione: «Sì alla vita».
Il Ministero della Sanità vuole facilitare l’aborto farmacologico nell’Assistenza Primaria
Il Ministero della Sanità ha aperto lo scorso 1° ottobre una consultazione pubblica preliminare per modificare due decreti reali e facilitare che l’aborto farmacologico possa essere praticato dai centri di salute.
La proposta contempla di incorporare espressamente l’indicazione, la prescrizione e il follow-up di questa procedura, così come l’attenzione alle sue possibili complicazioni, tra le funzioni delle unità di Pianificazione Familiare. Queste azioni rimarrebbero sotto la responsabilità di specialisti in Ostetricia e Ginecologia o in Medicina Familiare e Comunitaria.
La riforma riguarderebbe il Real Decreto 1277/2003, che stabilisce le basi generali per l’autorizzazione dei centri sanitari, e il Real Decreto 831/2010, relativo alla garanzia di qualità assistenziale della prestazione dell’aborto.
Il Ministero della Sanità considera che i requisiti attuali siano concepiti principalmente per procedure chirurgiche e che debbano essere adattati alle caratteristiche dell’aborto farmacologico durante le prime settimane di gestazione.
Il dipartimento guidato da Mónica García prevede anche di stabilire condizioni specifiche per accreditare i centri di Assistenza Primaria che offrano questa prestazione.
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Il Governo intende modificare anche l’uso della mifepristona
L’iniziativa è stata annunciata il 28 settembre dalla ministra della Sanità, Mónica García, durante un evento celebrato in occasione della Giornata Internazionale dell’Aborto.
García ha spiegato allora che il Governo intende incorporare espressamente l’aborto farmacologico nel portafoglio comune dei servizi di Assistenza Primaria, in modo che le donne possano accedere a questa procedura dai loro centri di salute quando risulti adeguato alla loro situazione clinica.
Per questo, il Ministero prevede di avviare le procedure necessarie per modificare la scheda tecnica della mifepristona, uno dei farmaci utilizzati nell’aborto farmacologico, con l’obiettivo di consentirne l’uso al di fuori dell’ambito esclusivamente ospedaliero.
La ministra ha difeso la misura come un modo per ridurre gli spostamenti e facilitare l’accesso alla prestazione nella sanità pubblica.
Secondo i dati diffusi dallo stesso Ministero, nel 2024 quasi otto aborti su dieci praticati in Spagna sono stati effettuati in centri privati.
L’obiezione di coscienza figura anche nella riforma
Il progetto include misure organizzative per compatibilizzare l’esercizio individuale dell’obiezione di coscienza dei professionisti sanitari con la prestazione dell’aborto nei centri di Assistenza Primaria.
Il Ministero della Sanità sostiene che questi meccanismi debbano permettere l’esercizio dell’obiezione senza provocare ritardi nell’accesso delle donne alla procedura.
La proposta si trova ancora in una fase iniziale. Il termine della consultazione pubblica preliminare si conclude questo martedì 20 ottobre, dopo essere rimasto aperto dall’inizio del mese. Dopo questa fase, il Governo dovrà continuare l’elaborazione e la trattazione del testo normativo.
Argüello insiste nella difesa della vita umana
La reazione del presidente della Conferenza Episcopale si aggiunge alle sue precedenti dichiarazioni sull’aborto e sulla necessità di difendere la vita umana dal concepimento.
Lo scorso mese di marzo, durante una colazione informativa organizzata da La Razón, Argüello ha sostenuto che la difesa della vita non costituisce una questione esclusiva dei cristiani, ma riguarda il riconoscimento della dignità di ogni essere umano.
La nuova iniziativa del Ministero della Sanità arriva, inoltre, in un momento in cui il Governo promuove altre modifiche regolamentari legate all’aborto, tra cui la regolamentazione delle informazioni che devono essere fornite alle donne prima dell’intervento e la composizione dei comitati clinici.
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Con il suo messaggio di questo martedì, Argüello ha concentrato la sua critica sulla natura stessa dell’aborto, avvertendo che facilitarne la realizzazione mediante farmaci nei centri di salute non cambia, a suo giudizio, le conseguenze sulla vita umana in gestazione.