La campagna, che ACN promuove a livello internazionale dal 2015, raggiungerà il suo culmine mercoledì 18 novembre con il Red Wednesday o Mercoledì Rosso. È la giornata centrale, e in essa si moltiplicheranno gli accensioni di templi e gli atti pubblici. La scelta del colore risponde a un simbolismo preciso. Il rosso rimanda al sangue dei martiri e esprime la comunione visibile con la Chiesa che soffre là dove professare la fede comporta il rischio della vita.
Secondo i dati della fondazione, 413 milioni di cristiani vivono in paesi dove la libertà religiosa è gravemente violata. I regimi autoritari, l’estremismo e i nazionalismi etnoreligiosi figurano tra le principali minacce. Si traducono in attentati, incarcerazioni e l’esilio forzato di intere comunità.
Dalla Sagrada Familia al Colosseo
Per questa edizione si prevede l’adesione di numerosi vescovati, santuari e monumenti spagnoli, che si integreranno nella rete internazionale articolata da ACN. In edizioni precedenti sono stati illuminati di rosso luoghi tanto riconoscibili come il Colosseo di Roma, il Cristo Redentore di Rio de Janeiro o la basilica della Sagrada Familia di Barcellona. Parrocchie e istituzioni di diverse comunità autonome si sono già registrate sulla piattaforma della campagna, accessibile su redweek.es.
La fondazione sottolinea che l’iniziativa va oltre l’impatto visivo e si basa su tre assi: informazione, preghiera e sensibilizzazione. Durante la settimana diffonderà testimonianze di credenti che soffrono persecuzione in prima persona. Nelle parrocchie e nelle scuole promuoverà veglie di preghiera, adorazioni eucaristiche e messe per queste comunità. ACN invita cittadini, parrocchie, comunità e corporazioni locali a unirsi, sia organizzando atti di sensibilizzazione sia illuminando i propri edifici.
Una mappa della persecuzione: dalla Nigeria al Nicaragua
I dati più recenti confermano la gravità del fenomeno. L’ultimo Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo di ACN copre il periodo da gennaio 2023 a dicembre 2024. Secondo quel rapporto, più di 5.400 milioni di persone, due terzi dell’umanità, vivono in paesi senza piena libertà religiosa. Dei 196 paesi analizzati, si registrano violazioni gravi in 62: 24 nella categoria persecuzione e 38 in quella discriminazione. L’organizzazione Porte Aperte, da parte sua, porta a 388 milioni i cristiani che vivono in regioni di forte persecuzione, una cifra record. La sua lista continua a essere guidata dalla Corea del Nord, Somalia e Yemen, colloca l’India come il paese con più cristiani detenuti (2.192) e registra il balzo della Siria dal 18° al 6° posto.
La Nigeria continua a essere l’epicentro della violenza. Secondo Porte Aperte, il paese concentra il 72 % degli assassinii di cristiani nel mondo, e i suoi vescovi hanno riferito a papa Leone XIV, durante la sua visita ad limina, la violenza, l’insicurezza e la discriminazione che subiscono le loro comunità. In Nicaragua la persecuzione assume la forma di un controllo soffocante. La ricercatrice Martha Patricia Molina documenta 1.010 episodi di persecuzione tra aprile 2018 e luglio 2025, oltre a 28.904 restrizioni a processioni, atti di devozione popolare e celebrazioni religiose dal 2019.
L’Europa non è estranea a questa realtà, sebbene con un’altra intensità. L’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani in Europa (OIDAC Europe) ha registrato 2.211 reati d’odio anticristiani nel 2024. Tra questi figurano 94 incendi dolosi in chiese, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, e 274 aggressioni personali, incluso l’omicidio di un monaco spagnolo di 76 anni. Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Austria concentrano la maggior parte dei casi.