Leone XIV invita ad accompagnare la fragilità senza rinunciare alla verità sul matrimonio

Leone XIV invita ad accompagnare la fragilità senza rinunciare alla verità sul matrimonio

Leone XIV ha chiesto ai pastori di accompagnare con vicinanza, pazienza e misericordia le famiglie che attraversano situazioni di fragilità, ricordando al tempo stesso la loro responsabilità di «proclamare la bellezza del progetto di Dio per il matrimonio e la famiglia» e di annunciare «la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia».

Il Papa ha pronunciato queste parole il 7 ottobre, durante l’incontro con i capi delle Chiese Orientali e i presidenti delle Conferenze Episcopali convocato nell’Aula Paolo VI in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia.

Nel suo discorso, Leone XIV ha sottolineato che «in molti contesti» esiste «una distanza sempre maggiore tra le modalità con cui si vivono la sessualità e l’intimità, e la visione cristiana del matrimonio». Ha anche avvertito che molti giovani continuano a cercare «l’amore, la fedeltà e il senso di appartenenza», pur trovando difficoltà ad accettare che «un impegno per tutta la vita» sia la condizione necessaria per raggiungere ciò che desiderano.

Il Pontefice ha invitato ad affrontare queste questioni «con coraggio» e a prestare particolare attenzione alle persone segnate da «limitazioni, ferite e apparente fallimento». Al tempo stesso, ha posto ai partecipanti una domanda che ha collocato al centro della riflessione pastorale: «Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?».

 

Dieci anni dopo Amoris laetitia:
Annunciare il Vangelo alle famiglie di oggi

DISCORSO DI APERTURA DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV

Cari fratelli nell’episcopato,
care famiglie,
cari fratelli e sorelle:

Ho voluto convocare questo incontro dieci anni dopo la pubblicazione di Amoris laetitia, e vi ringrazio per aver organizzato i vostri impegni in modo da poter trascorrere questi giorni insieme. Ringrazio di cuore le coppie e tutti coloro che sono venuti a condividere le testimonianze delle loro vite in Cristo e che parteciperanno alle nostre conversazioni, così come gli esperti e i moderatori.

Permettetemi di iniziare ricordando il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha percorso in relazione al matrimonio e alla famiglia, un cammino che siamo chiamati a continuare.

La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del Successore di Pietro e dei vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al Sinodo dei Vescovi. Il Sinodo del 1980 riprese un desiderio già espresso da Papa Giovanni Paolo I durante il suo breve pontificato, che portò infine all’esortazione apostolica Familiaris consortio di san Giovanni Paolo II.

All’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha nuovamente posto la famiglia al centro di un processo sinodale, riconoscendo la necessità di continuare il discernimento della Chiesa di fronte ai profondi cambiamenti che interessano un ambito così strettamente legato alla sua missione nel mondo attuale. Quel cammino portò, dieci anni fa, all’esortazione apostolica Amoris laetitia.

In questo senso, la Chiesa ha seguito il cammino indicato dal Concilio Vaticano II. Quando i Padri conciliari collocarono la dignità del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della Gaudium et spes, riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, incluso il compito di promuovere la pace tra i popoli. L’interdipendenza di queste questioni è diventata ancora più evidente oggi, sempre alla luce della Parola di Dio: «Ma dal principio della creazione, Dio li creò maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie» (Mc 10,6-7). La famiglia rimane chiave per un approccio che tenga unito il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti. Questa traiettoria di più di mezzo secolo conferisce al nostro incontro una responsabilità speciale come pastori, mentre la vocazione sinodale di tutta la Chiesa continua a svilupparsi.

Nel quadro di questa storia, Amoris laetitia ha segnato una tappa importante, e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari. Durante questo tempo, l’Esortazione apostolica è stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e processi.

Questi sono i dieci anni trascorsi e li presentiamo al Signore Gesù. Con la guida dello Spirito Santo, osservando con attenzione ciò che è accaduto può aiutarci a riconoscere più profondamente ciò che Cristo ha insegnato alla sua Chiesa in questi anni.

Gli Atti degli Apostoli ci offrono una bella immagine di ciò che stiamo per fare. Alla fine del suo viaggio missionario, Paolo e Barnaba radunarono la Chiesa e «raccontarono tutto ciò che Dio aveva fatto con loro» (At 14,27). Più tardi, mentre si dirigevano a Gerusalemme, attraversarono la Fenicia e la Samaria riferendo ciò che era accaduto nella missione, e il loro racconto riempì di grande gioia i fratelli e le sorelle. Arrivati a Gerusalemme, furono accolti dalla Chiesa, dagli apostoli e dai presbiteri, e ancora una volta «raccontarono tutto ciò che Dio aveva fatto con loro» (15,4).

C’è qualcosa di questo movimento nel nostro stesso incontro. Come ho già detto, la Chiesa ha dedicato questi dieci anni all’accoglienza di Amoris laetitia e ad accompagnare le famiglie in circostanze molto diverse.

Portiamo anche storie di ciò che Dio ha fatto tra noi. Sono storie raccolte lungo il cammino della missione: storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha tessuto nel seno delle famiglie mentre le nostre comunità si sono sforzate di accompagnarle, insieme alle difficoltà che abbiamo affrontato, alle domande che sono sorte e a ciò che abbiamo imparato lungo il cammino. Ci danno fiducia mentre iniziamo il nostro lavoro insieme. Presentiamole al Signore e condividiamole tra noi, cercando di riconoscere ciò che Dio ha suscitato in mezzo a noi e verso dove il suo Spirito sta guidando la Chiesa oggi.

Nel mio messaggio del 19 marzo, in occasione del decimo anniversario di Amoris laetitia, ho ricordato che «infatti, ci sono luoghi e circostanze in cui la Chiesa “può diventare sale della terra” solo attraverso i fedeli laici e, in particolare, attraverso le famiglie». Infatti, Amoris laetitia ci invita a prendere sul serio questa vocazione e responsabilità. Le stesse famiglie partecipano alla missione della Chiesa nella vita quotidiana, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, i loro sforzi per trasmettere la fede, l’attenzione agli anziani e ai più vulnerabili, e le molteplici forme in cui servono le loro comunità e la società. Attraverso tutti questi modi, le famiglie danno testimonianza del Vangelo e contribuiscono alla vita e alla missione della Chiesa.

Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilità, a tempo e a controtempo, di proclamare la bellezza del progetto di Dio per il matrimonio e la famiglia, così come il suo invito all’amore e alla tenerezza. Questo ci sfida ad accompagnare le persone nel loro sforzo di vivere la loro vocazione nelle circostanze concrete delle loro vite.

Questo ministero ci colloca anche in una scuola di ascolto. La sapienza del Popolo di Dio ci giunge attraverso la nostra fede comune, che illumina tutte le famiglie, comprese situazioni segnate da difficoltà, solitudine e, a volte, persino un apparente fallimento. Il Signore stesso ci insegna con pazienza quando ci prendiamo il tempo per ascoltare, e certamente abbiamo molto da imparare dalle famiglie.

Le loro vite ci pongono anche questioni che meritano di essere affrontate con coraggio. In molti contesti, è emersa una distanza sempre maggiore tra le modalità con cui si vivono la sessualità e l’intimità, e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, tuttavia a molti è difficile accettare come questa visione dell’amore possa concretizzarsi nelle loro stesse vite o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione necessaria per raggiungere ciò che desiderano. L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anche le decisioni che le persone prendono e le possibilità che possono immaginare per il loro futuro.

Queste realtà pongono una serie di domande che dobbiamo affrontare con coraggio. Cosa cercano realmente le persone dietro questi cambiamenti culturali? Cosa ci rivelano le loro gioie e speranze, i loro dolori e le loro inquietudini? In quali aspetti il nostro linguaggio pastorale e le nostre pratiche riescono ad aprire un cammino, e in quali non riescono a raggiungere il cuore delle persone né a sostenere i loro sforzi per fare il bene? Cosa ci insegna l’esperienza vissuta dalle famiglie, un’esperienza che non abbiamo ancora imparato del tutto? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare sana e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i loro bambini e giovani in questi contesti?

La fragilità merita un’attenzione speciale, poiché può influenzare profondamente il modo in cui le persone vedono se stesse, vedono il loro futuro e persino la loro relazione con Dio e con la Chiesa. L’esperienza della fragilità ci porta a chiederci se siamo capaci di rimanere uniti quando la vita non corrisponde più a ciò che avevamo sperato, e se possiamo riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limitazioni, ferite e apparente fallimento.

Anche in questo senso, l’esperienza delle famiglie ha qualcosa da insegnarci tutti, poiché la fragilità fa parte della nostra condizione umana comune e, quindi, anche della vita della Chiesa. Tutti conosciamo il divario che esiste tra il bene che desideriamo e ciò che siamo capaci di vivere. Abbiamo bisogno della grazia, del perdono e di nuovi inizi per compiere la volontà di Dio, e impariamo che la fedeltà è essa stessa una grazia da ricevere e un cammino da rinnovare poco a poco, spesso attraverso le prove. Riconoscere questa sfida condivisa dovrebbe segnare il modo in cui ci accompagniamo reciprocamente nella Chiesa. Che tipo di Chiesa, allora, trovano le persone proprio quando si sentono più fragili? Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? Può la verità che proclamiamo manifestarsi attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?

Durante questi giorni, vi invito a dare a queste domande tutta l’importanza che meritano. Lo Spirito Santo parla spesso attraverso le stesse situazioni che ci pongono sfide, e ci illumina affinché possiamo scoprire come la misericordia di Dio e la grazia salvifica di Cristo possano raggiungere le nostre famiglie oggi, specialmente nella loro debolezza e resilienza, nelle loro speranze e delusioni, nel loro anelito alla comunione e nella loro ricerca di senso. Il nostro compito, quindi, non è solo interpretare queste realtà, ma lasciarci interrogare e motivare dalla nostra responsabilità pastorale, affinché la Chiesa possa trovare forme rinnovate di annunciare il Vangelo, offrire la grazia sacramentale, accompagnare le famiglie e rendere visibile la tenerezza con cui Cristo continua a camminare tra il suo popolo.

Che il dialogo tra noi sia segnato dalla libertà evangelica che vediamo negli Atti degli Apostoli. Possiamo condividere ciò che ci ha riempito di gioia nelle nostre Chiese, le sfide che abbiamo affrontato e le domande che sono emerse con maggiore chiarezza attraverso l’esperienza. Inoltre, la diversità delle situazioni da cui proveniamo può diventare un dono per il discernimento di tutta la Chiesa.

Il Quadro Tematico elaborato per questo incontro ha lo scopo di tenere presente davanti a noi l’ampiezza di Amoris laetitia e di stabilire un dialogo tra l’Esortazione apostolica e ciò che le nostre Chiese hanno vissuto in questi ultimi dieci anni. Ispiriamoci alla ricchezza della parola di Cristo e della tradizione della Chiesa. Il programma è stato reso pubblico affinché il Popolo di Dio possa accompagnare il nostro lavoro attraverso la preghiera e la riflessione sinodale.

Da parte nostra, ascoltarci a vicenda, lasciare che ciò che sentiamo risuoni dentro di noi e rimanere attenti alle ispirazioni dello Spirito Santo può risvegliare la creatività pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte ai nuovi interrogativi.

Per questo, il nostro ritiro insieme di questo pomeriggio e la preghiera con cui inizieremo ogni giorno costituiscono il nucleo del nostro lavoro. Chiedo al Signore che ci aiuti a raccogliere i frutti che Amoris laetitia ha dato nelle nostre Chiese locali, affinché possano nutrire tutta la Chiesa.

Spero che, attraverso le numerose storie che portate dalle vostre Chiese e dai diversi contesti culturali, prenda forma poco a poco una narrazione condivisa di questi dieci anni, segnata dalla gioia e dalla speranza, e che ci permetta di affrontare con onestà le prove e le difficoltà che ancora ci attendono. Questo alimenterà il discernimento pastorale delle conferenze episcopali e delle strutture gerarchiche delle Chiese orientali. Aiuterà anche le Chiese locali a riconoscere nuovi cammini e a coinvolgere più profondamente tutti i battezzati nel cammino sinodale della Chiesa. Chiedo anche che tutti manteniamo la discrezione e la riservatezza che questo tempo di ascolto e discernimento richiede.

Che il Signore ci conceda la libertà di ascoltarci a vicenda, la sapienza per riconoscere la sua opera tra il suo popolo e il coraggio di seguirlo dove ci guida, affinché, ogni giorno, il Vangelo diventi sempre più pienamente buona novella per le famiglie di tutto il mondo. Grazie.

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