Il Papa ha rivolto un appello ai giovani riuniti questo venerdì 25 settembre allo Stade de France a intraprendere il cammino della santità e a comprendere la libertà non come assenza di legami, ma a partire da una relazione viva con Gesù Cristo. «Il bene dà vita, non la toglie mai; il bene cura, non prende per sé», ha affermato il Pontefice durante la meditazione pronunciata nella veglia celebrata a Saint-Denis.
Dopo il dialogo tenuto in precedenza con due giovani francesi, le litanie dei santi e un momento di raccoglimento davanti alle reliquie presenti nello stadio, il Papa ha articolato la sua meditazione attorno a tre verbi tratti dalla prima lettera di san Paolo a Timoteo: «fuggire», «tendere» e «lottare».
Meditazione con il Santo Padre
Nella notte, la luce ci appare ancora più abbagliante. Così, cari giovani, abbiamo ascoltato insieme le parole di san Paolo. Vogliamo tenerle in alto, come una fiaccola che illumini non solo la preghiera di ciascuno, ma tutta la storia della Chiesa. L’apostolo osserva il suo tempo e accoglie l’ispirazione divina, cioè lo Spirito Santo, che apre sempre prospettive luminose di futuro. Sì, Dio è il Signore della storia e, qualunque cosa accada, la conduce verso la salvezza: in Cristo ogni male ha un termine, proprio perché la fine diventa l’inizio di una vita nuova ed eterna.
Cari amici, per illuminare la nostra epoca e trasformare il presente alla luce dello Spirito, ricordiamo innanzitutto che anche noi, come Timoteo, siamo uomini e donne di Dio. Questa espressione ―di Dio― scelta da san Paolo, si riferisce a una relazione, non a un possesso. Chi vive di Dio è libero: libero da tutto ciò che oscura la vita, rendendola vuota e senza senso. Giovani di Francia, portate nel cuore un immenso desiderio di libertà, parola che risuona con forza nella vostra cultura. Qual è, allora, la fonte della vera libertà? Gesù ce la indica chiaramente quando ci dice che la verità ci farà liberi (cf. Gv 8,32); e che la Verità è Lui stesso (cf. Gv 14,6). Ecco, dunque, la fonte della vera libertà: la relazione viva con Gesù.
La compagnia del Signore, infatti, dà saggezza ai nostri progetti e bellezza ai desideri che portiamo nel cuore. Dio attraversa la nostra anima come la luce, chiamandoci a un rinnovamento permanente, a una conversione che dà pieno senso all’esistenza, perché ci rende protagonisti di una storia che passa dalla confusione alla ricerca della verità; dall’indifferenza all’impegno per la giustizia. San Paolo lo esprime con tre verbi che interpellano la nostra libertà: fuggi, tendi, lotta. L’apostolo scrive a Timoteo: innanzitutto, «fuggi da queste cose», cioè l’orgoglio, la vanità, la violenza e l’avidità (cf. 1 Tm 6,4.10). Sono tutti sentimenti che si impadroniscono di noi e ci dominano. L’egoismo che li caratterizza nasconde una solitudine terrificante. Per godere della vicinanza di Dio e della fraternità umana, è necessario, quindi, rifiutare quell’avidità che consuma le relazioni senza dare nulla in cambio e che ci riempie di cose senza nutrirci. Questo stile di vita ci spinge ad avere tutto, ma a non essere nessuno; a ricevere una grande quantità di “mi piace”, ma restando soli con noi stessi.
Quando decidiamo di non seguire questo stile, allora cominciamo a tendere verso «la giustizia, la pietà, la fede, l’amore, la pazienza, la mitezza» (v. 11). Sì, chi vive di Dio tende al meglio: è in allenamento costante. Cerca la virtù, cioè la forza che lo rende buono e vero. Cari amici, la dinamica che caratterizza l’esistenza cristiana ha un nome preciso: si chiama cammino di santità. È il cammino che il Signore apre davanti a ciascuno di noi, accompagnandoci lungo il percorso. E quanti figli e figlie di questa amata terra di Francia si sono lasciati guidare da questo cammino! Pensiamo, ad esempio, al beato Marcel Callo, un giovane francese, scout e operaio che, nell’oscurità del campo di concentramento, non ha mai smesso di tendere al bene, conservando la sua libertà interiore.
Man mano che avanziamo in questo cammino verso la santità, diventa chiaro che non basta evitare il male: bisogna scegliere il bene. Non si tratta di un principio astratto, né di un’affermazione ovvia: scegliere il bene è l’azione propria della libertà, e nel compierla, la libertà stessa si realizza, si corregge e matura. Per prendere la decisione giusta, ricordate questo criterio: il bene dà vita, non la toglie mai; il bene cura, non prende per sé. Il bene non è un concetto bello, ma il volto radioso dell’amore: è Dio stesso! Le virtù che san Paolo ci presenta come riflessi della sua bontà sono queste: la giustizia verso l’umanità; la pietà e la fede verso Dio; la carità verso tutti; la pazienza verso chi ci fa soffrire; la mitezza che distingue chi cerca la pace con un cuore puro. I principi di uguaglianza e fraternità che ispirano la vostra società trovano qui il loro fondamento: più che semplici prescrizioni legali, sono decisioni radicali e coraggiose di un cuore libero. Fare nostre queste qualità non è solo un impegno morale: è la decisione di diventare uomini e donne autentici, liberi da compromessi. A questo proposito, l’apostolo ci consegna un terzo verbo: lottare. Infatti, fuggire dal male e tendere al bene implica lottare. Sì, lottare come fece san Paolo, rappresentato spesso con una spada in mano, segno della Parola di Dio, «la spada dello Spirito» (Ef 6,17). Questo verbo risuona con forza qui in Francia, terra di santa Giovanna d’Arco, una giovane che seppe lottare con audacia. Ma attenzione: la lotta a cui siamo chiamati è quella della fede, cioè l’impegno di vivere secondo il Vangelo, come discepoli di Gesù, il Figlio di Dio che ci rende tutti fratelli e sorelle. È nel suo nome che abbiamo la forza dei giusti per resistere alla tentazione. Nel suo nome abbiamo la perseveranza dei miti, per dedicarci al bene. La nostra lotta non è una battaglia contro gli altri; non ricorre alle armi della violenza, del disprezzo o dell’oppressione. La nostra unica arma è l’amore che si dona. Sappiamo, purtroppo, che esistono forze contrarie al nostro legame con Dio, potenze che cercano di dividere le persone e i popoli, contrapponendoli tra loro. Questi mali non hanno solo un volto violento, ma a volte assumono anche un’apparenza insidiosa, perché promettono proprio ciò che ci tolgono: la felicità. Ma quando ci sentiamo avvolti dalla loro oscurità, la luce dello Spirito Santo ci illumina e ci fortifica: questa notte, quindi, scegliamo insieme le virtù che dobbiamo coltivare per seguire il Signore.
Non siamo soli in questo cammino verso la santità, perché lo percorriamo uniti a tutti i nostri fratelli e sorelle che ci circondano. Infatti, lo sperimentano questa notte e durante i grandi incontri come le Giornate Mondiali della Gioventù. Inoltre, abbiamo i santi come alleati: sono amici che ci sostengono nelle prove. Cari amici, quando le decisioni della vita esigono coraggio, ricorrete alla loro intercessione e imitate il loro esempio: come abbiamo cantato nelle litanie, il respiro dei santi ci assicura che non siamo mai soli nella preghiera, non siamo mai soli nella Chiesa. Soprattutto in questo tempo, chiediamo il loro aiuto per essere artefici di pace: l’eterno desiderio di Dio e l’impegno costante dell’umanità! Questa notte ho menzionato alcuni di loro. Chiediamo anche a santa Teresa del Bambin Gesù di insegnarci il suo “piccolo cammino” dell’amore quotidiano, fondamento solido di ogni pace duratura.
Il Signore realizza questa pace mediante l’Alleanza che stabilisce con tutti noi per mezzo di Gesù Cristo. Per questo, nel indicare il fondamento della nostra esperienza di fede, san Paolo parla non solo di ciò che possiamo fare rispondendo a Dio, ma anche di ciò che Dio fa per noi. L’apostolo lo riassume in un episodio: Gesù davanti a Pilato, la verità dell’amore di fronte all’ipocrisia del potere. La «buona battaglia» coincide, dunque, con la “bella testimonianza” (cf. 1 Tm 6,12-13). Lo dimostra l’uso di un medesimo aggettivo: kalos, che qui significa ben fatto. L’opera ben fatta, quella che è buona, è la redenzione che Gesù compie per noi. Nella sua lotta contro il peccato e la morte, la vittoria di Cristo ci libera tutti: ci salva da ogni male, ci invita a ogni bene.
Sotto questa luce, contempliamo le due reliquie che abbiamo davanti agli occhi: la tunica e la croce. Una fu tolta a Cristo; l’altra gli fu data. In questo senso, entrambe sono segni della sua passione: Gesù è spogliato della sua tunica per coprirci con la veste bianca, lavata «nel sangue dell’Agnello» (Ap 7,14). Così la croce, da strumento di morte, diventa segno di speranza: insieme, quindi, la tunica e la croce ci rappresentano, noi la Chiesa che nasce dalla vita di Dio donata al mondo. Cari giovani, per crescere nella santità e migliorare la nostra società, siate testimoni luminosi di questo Vangelo, cioè della buona notizia che è Cristo stesso, nostro Salvatore: «A lui onore e potere eterno. Amen» (1 Tm 6,16).
Continua la visita in Francia
L’incontro si è concluso con l’inno delle compieta, la preghiera, la benedizione e il canto della Salve Regina. Con la veglia di Saint-Denis, Leone XIV ha chiuso la prima giornata del suo viaggio apostolico in Francia, che si protrarrà fino a lunedì 28 settembre con tappe a Parigi, Lourdes e Metz.
Il programma proseguirà questo sabato 26 settembre alle 9:00 con una visita alla Maison Bakhita, centro di accompagnamento e integrazione sociale di Parigi. Alle 10:15, il Papa si incontrerà all’Istituto Cattolico di Parigi con i membri dell’Assemblea Sinodale Provinciale, i catecumeni e i neofiti, e alle 15:00 celebrerà la Santa Messa in piazza della Concordia.
Nel pomeriggio, Leone XIV partirà dall’aeroporto di Orly verso Lourdes, dove è previsto il suo arrivo alle 19:05. La giornata si concluderà alle 19:40 con la preghiera del Pontefice alla Grotta di Massabielle, nel Santuario di Nostra Signora di Lourdes.