Di Elizabeth A. Mitchell
Il sacrificio è un paradosso. Un paradosso convincente. Nel suo nuovo libro, Sacrifice: Religion and the Revitalization of Christian Life, Clemens Cavallin si immerge completamente nella natura storica, teologica e salvifica del sacrificio lungo la storia umana e divina, e invita i suoi lettori a un rinnovato abbraccio della vera natura del piano redentore di Dio.
Questo libro convincente è una riflessione sulla realtà del sacrificio, sia secolare che religioso, e sulla sua deplorevole assenza nella modernità. Cavallin esamina il tentativo del mondo moderno di eliminare il sacrificio, e il conseguente tentativo di alcuni all’interno della Chiesa di ricostruire il cristianesimo senza sacrificio.
Questa impresa, sostiene Cavallin, deve risultare alla fine futile perché esiste un bisogno umano fondamentale del sacrificio e, quindi, di un ufficio sacerdotale e di mediazione con il soprannaturale.
Cavallin sostiene che la nostra civiltà moderna non sacrificale ha plasmato le stesse Chiese cristiane, indebolendo la loro comprensione del sacrificio come una realtà fondamentale. La cultura moderna alimenta l’illusione che la pace sia possibile senza un serio confronto con il male. Quando esplode la violenza catastrofica, molti cristiani moderni rimangono, per questo, disorientati.
La narrativa secolare assume che la storia dovrebbe continuare ad avanzare costantemente verso l’alto: materialmente, socialmente e psicologicamente. Tuttavia, quando quella promessa fallisce —quando la sofferenza, la violenza e il disordine persistono—, lo scoraggiamento segue naturalmente.
Per Cavallin, questa confusione segnala una perdita più profonda. Per comprendere la civiltà con onestà, i cristiani devono recuperare la centralità del sacrificio. Solo allora la vita cristiana può recuperare il suo vigore e rinnovare la sua capacità di orientare la civiltà oltre se stessa, verso il soprannaturale.
Il male, osserva Cavallin, implica il sacrificio degli altri mentre si perseguono i propri interessi egoistici. Le camere a gas del Terzo Reich, i gulag sovietici o i pervasivi aborti dell’Occidente sono solo alcuni esempi rilevanti.
Ma la realtà del male violento, naturalmente, non è nulla di nuovo: è antica come Caino e Abele. Per questo tutte le religioni antiche contenevano qualche forma di sacrificio. Infatti, come sostiene Cavallin, il bisogno di sacrificio, in risposta al male e come mezzo di comunione con il soprannaturale, è inerente a ciò che significa essere umani. Cavallin presenta uno studio informativo di religione comparata, vedendo la religione sacrificale come un fenomeno umano generale presente lungo la storia umana, un fenomeno che è, in effetti, persino preistorico.
Cavallin costruisce tutto questo su un solido fondamento tomista, trovando molto di positivo nella religione naturale, pur riconoscendo gli effetti della Caduta sull’intelletto e sulla volontà umani. Il cuore umano ha un’inclinazione religiosa naturale che si compie ultimamente nel sacrificio di Cristo sulla Croce, ma il cristiano può intraprendere un discernimento attento e trovare elementi di profonda verità in altre tradizioni religiose sul piano filosofico, teologico e spirituale.
Cavallin guida il lettore attraverso quel discernimento attento, esaminando temi di sacrificio presenti nella religione naturale; la distinzione tra sacro e profano; il rapporto tra violenza e sacrificio; e il compimento ultimo del sacrificio naturale e la sua trasformazione da parte di Cristo sulla Croce.
Il sacrificio rituale, osserva Cavallin, richiede un luogo e un tempo sacri in cui si compie il sacrificio. Il rito unisce gli uomini agli dèi. Al centro del rito c’è l’offerta della vittima, un’azione che esige violenza perché la vittima deve essere immolata. La vittima immolata può servire come capro espiatorio, un sostituto che offre redenzione e comunione con gli dèi come risultato del suo sacrificio.
Per questo il sacrificio include necessariamente anche un pasto, un pasto al quale sono invitati anche gli dèi. Anche quando i profeti criticarono i sacrifici dell’antico Israele, indicando che non corrispondevano alla necessaria conversione interiore e obbedienza a Dio, non chiesero l’abolizione del rito esterno inerente al sacrificio pubblico.
Piuttosto, l’atteggiamento interiore di sacrificio si media attraverso la sacralizzazione e ritualizzazione dell’azione umana, in accordo con la natura dell’uomo come animale sociale. Tutte queste idee contribuiscono all’argomento ultimo di Cavallin che il cristianesimo deve riscoprire la centralità del sacrificio se desidera rimanere culturalmente rilevante.
Questi vari aspetti del sacrificio nelle sue dimensioni interiore ed esteriore trovano il loro compimento ultimo nel sacrificio di Cristo sulla Croce. Questo sacrificio fu compiuto una volta per tutte sul Calvario, ma ora si rende presente sotto la forma di pane e vino nel sacrificio liturgico che è centrale per il culto cristiano.
Come osserva giustamente Cavallin, il rito cristiano diventa «un punto d’incontro privilegiato tra materia e spirito, terra e cielo, interiore ed esteriore, e individuo e comunità. E al centro di questo nesso c’è il sacrificio come espressione d’amore».
Conclude con un avvertimento e una promessa. Se la vita cristiana trascura il sacrificio, aspirando semplicemente a migliorare sempre di più l’esistenza terrena, alla fine si esaurirà e deluderà soltanto. Ma se la vita cristiana può recuperare il sacrificio come suo scopo centrale e, in effetti, suo elemento definitorio, recupererà la centralità dell’amore, l’amore della Divinità immortale ed eterna che si mise al posto più basso e si offrì come prezzo della nostra redenzione. Il suo sacrificio invita allora ogni cristiano a fare offerte simili, trasformando le sue vite in doni sacrificali per i suoi prossimi e, in effetti, per Dio stesso. Tale comprensione del sacrificio esige la disponibilità al martirio.
Lo studio di Cavallin ricompenserà il lettore perseverante con una comprensione e un apprezzamento rinnovati del ruolo fondamentale del sacrificio nella vita cristiana. È questo Sacrificio, questo Grande Amore, Che ci chiama a unirci a Lui offrendosi al Padre. Il libro di Cavallin offre luce e motivazione al cristiano che lotta per dare senso al nostro caos contemporaneo, dissipando l’oscurità con un raggio di Luce divina: l’Amore sacrificale e salvifico di Gesù Cristo.
Sull’autore
La Dott.ssa Elizabeth A. Mitchell, S.C.D., ha conseguito il dottorato in Comunicazione Sociale Istituzionale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma, dove ha lavorato come traduttrice per l’Ufficio Stampa della Santa Sede e L’Osservatore Romano. È preside degli studenti della Trinity Academy, una scuola cattolica indipendente privata K-12 nel Wisconsin, e serve come consulente del St. Gianna and Pietro Molla International Center for Family and Life ed è consulente teologica di Nasarean.org, una missione che si batte a nome dei cristiani perseguitati in Medio Oriente. Il suo nuovo libro è St. Edith Stein’s Aesthetic. Beauty and Sanctity: Masterpiece of the Divine Artist.