Omella accusato di inerzia in un caso di abusi in cui ha sporto querela contro una vittima

Omella accusato di inerzia in un caso di abusi in cui ha sporto querela contro una vittima
Cardenal Omella

L’arcivescovo di Barcellona ricevette il primo allarme sul parroco del Guinardó nel 2022, lo liquidò come «questione morale» e lo indirizzò a uno psicologo. Nel settembre 2024 ammise che gli era rimasto «un interrogativo irrisolto». Il sacerdote fu arrestato nel novembre di quell’anno.

Il caso del parroco Jorge Alexander P., detenuto nel novembre 2024 dai Mossos d’Esquadra per molestie a un adulto e a un minore, torna a mettere sotto i riflettori la gestione del cardinale Juan José Omella. Secondo El País, che avrebbe avuto accesso al fascicolo completo, l’arcivescovo di Barcellona ricevette il primo allarme sul sacerdote nel marzo 2022, più di due anni prima del suo arresto, e decise di non avviare alcun procedimento canonico. In un secondo colloquio con la stessa vittima, nel settembre 2024, lo stesso cardinale riconobbe: «Mi è sempre rimasto un interrogativo irrisolto su questo sacerdote».

Solo due mesi dopo quelle parole, la polizia catalana arrestava il prete, che all’epoca era alla guida della parrocchia della Mare de Déu de Montserrat, nel quartiere barcellonese del Guinardó. Fu rimosso dall’incarico quando emersero le denunce, che sono ancora oggetto di indagine giudiziaria.

Una «confidenza» trattata come «questione morale»

La vittima, un giovane maggiorenne identificato come J., si presentò da Omella nel marzo 2022. Gli raccontò che il sacerdote aveva strofinato il suo pene eretto contro di lui senza il suo consenso e gli mostrò un video in cui il parroco si masturbava durante una videochiamata con un altro ragazzo, anch’egli adulto. Secondo il racconto di J. nella denuncia presentata quest’anno al Servizio di Assistenza alle Vittime di Abusi (SAVA) dell’Arcivescovado, il cardinale «non diede troppa importanza al caso», gli disse che si trattava di «la parola di uno contro quella dell’altro» e gli raccomandò «molta preghiera e di ascoltare la messa». Non gli offrì sostegno psicologico.

L’Arcivescovado ha sempre sostenuto che nel 2022 il giovane si limitò a esprimere un «reclamo» e non una denuncia formale, e che si trattava di un episodio tra adulti. Omella lo interpretò come una «confidenza» e lo liquidò come una «questione morale». J. spiega nella sua denuncia che, se non formalizzò allora l’accusa, fu per «non danneggiare l’immagine della Chiesa».

L’unica misura adottata, secondo un documento della vicaria giudiziaria dell’Arcivescovado, fu affidare il sacerdote a uno psicologo gesuita per sottoporlo a osservazione e accompagnamento spirituale. La vicaria afferma che Omella «prese altre misure per cercare di correggere il comportamento» del prete e che le informazioni fornite dalla vittima «sono state allegate e prese in considerazione nel procedimento penale attualmente aperto» contro Jorge Alexander per le molestie a un minore. La stessa vicaria respinge le pretese di J. contro il cardinale.

La conversazione registrata del 2024

Con il passare del tempo, e dopo aver appreso nuovi dettagli sul comportamento del sacerdote (lo avevano visto su un’auto decappottabile con ragazzi), J. decise di tornare a vedere l’arcivescovo. «Mi rivoltò e cominciai a rivivere il trauma», scrive nella denuncia. Il cardinale lo ricevette nel settembre 2024. Il giovane registrò la conversazione e gli chiese conto delle azioni intraprese.

Omella gli spiegò di aver parlato con il sacerdote del video e che questi gli aveva riconosciuto i fatti. «Fu un brutto momento che ebbe, ma ha un buon atteggiamento», gli disse, e aggiunse che il prete era pentito e che, a giudizio dello psicologo, poteva trattarsi di una semplice «aneddoto». Di fronte alle nuove rivelazioni, tuttavia, il cardinale ammise il suo «interrogativo» pendente e si impegnò a parlare di nuovo con il parroco perché non lo aveva «del tutto chiaro».

In quello stesso incontro J. gli consegnò una lettera di denuncia. Omella la corresse perché, a suo giudizio, dava a intendere che aveva coperto il sacerdote, e lo incoraggiò a rivolgersi al SAVA.

Un querela del cardinale contro la vittima

Da quel momento in poi il rapporto si deteriorò. Il giovane inviò un burofax all’Arcivescovado esigendo risposte, sostenendo che l’istituzione non aveva «fatto assolutamente nulla», e annunciò che si riservava azioni legali e che avrebbe informato il nunzio apostolico. La risposta del cardinale, poche settimane dopo, fu presentare una querela contro di lui per minacce, tramite l’avvocato Carlos Rey. La giustizia la respinse fino a due volte non ravvisando alcun reato nell’avviso che si sarebbe rivolto a «un’istanza ecclesiastica superiore», come si apprese lo scorso giugno.

Liberato dal peso della querela, che secondo la documentazione aggravò il suo malessere, J. decise di denunciare formalmente nell’aprile di quest’anno sia le molestie che la passività del cardinale. Il suo obiettivo, dice, è «superare», ottenere «aiuto» dalla Chiesa e, soprattutto, evitare nuove vittime: «Se si fosse tenuto conto, non si sarebbe arrivati a dover rimpiangere due nuovi presunti abusi sessuali».

Il caso si aggiunge a una serie di episodi imbarazzanti per l’arcivescovo di Barcellona ed ex presidente della Conferenza Episcopale in materia di abusi. Lo scorso giugno, durante la visita di Leone XIV in Spagna, Omella affermava in un’intervista che i casi di copertura corrispondevano a «tempi immemorabili». I documenti ora noti collocano l’interrogativo in date molto più recenti.

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