Czerny chiede di avanzare nell'inculturazione e si chiede quale posto abbiano le «spiritualità» indigene nella Chiesa

Czerny chiede di avanzare nell'inculturazione e si chiede quale posto abbiano le «spiritualità» indigene nella Chiesa

Il cardinale Michael Czerny ha difeso che l’inculturazione rimane un cammino «difficile ma necessario» per la Chiesa in Amazzonia e ha sollevato quale posto occupino le conoscenze, le voci, le spiritualità e le decisioni dei popoli amazzonici nella sua missione. Il porporato si è inoltre chiesto come fare in modo che la regione non sia unicamente un territorio di evangelizzazione, ma anche un luogo «da dove Dio ci evangelizza e trasforma».

Czerny ha formulato queste considerazioni in un messaggio rivolto al XXV Incontro Interistituzionale del Team Itinerante Amazzonico, celebrato dal 29 al 31 agosto in Brasile in occasione dei 25 anni di questa iniziativa. La rete, promossa inizialmente da istituzioni della Chiesa cattolica e dalla Compagnia di Gesù, svolge la sua attività tra le comunità della regione amazzonica.

Il messaggio è stato uno degli ultimi interventi di Czerny come prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, incarico che ha lasciato il 1° settembre scorso. Il gesuita canadese è stato inoltre uno dei due segretari speciali del Sinodo per l’Amazzonia celebrato a Roma nel 2019.

«L’inculturazione è un cammino difficile, ma necessario»

Affrontando il presente della missione cattolica nella regione, Czerny sostiene che l’espressione «Chiesa dal volto amazzonico» deve andare oltre la sua dimensione istituzionale.

«Il richiamo a una Chiesa dal “volto amazzonico” non può ridursi a un’espressione istituzionale. L’inculturazione è un cammino difficile, ma necessario», afferma.

Successivamente, il cardinale formula una serie di domande sulla partecipazione dei popoli della regione alla missione della Chiesa.

«Cosa significa oggi per il Team Itinerante avere un volto veramente amazzonico? Cosa impariamo dai popoli con cui camminiamo? Quale posto reale hanno i loro saperi, le loro voci, le loro spiritualità e le loro decisioni?», si chiede Czerny.

Il porporato aggiunge un’altra questione: «Come permettiamo che l’Amazzonia non sia solamente il luogo dove realizziamo la nostra missione itinerante, ma anche il luogo da dove Dio ci evangelizza e trasforma?».

Queste considerazioni si collocano in continuità con alcune delle proposte formulate durante il Sinodo per l’Amazzonia del 2019, a cui Czerny ha partecipato come segretario speciale. Il suo documento finale chiedeva di avanzare verso una Chiesa «inserita e inculturata», con «volto e cuore amazzonici», e sosteneva che nel processo di inculturazione gli stessi popoli dovessero essere protagonisti.

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Un «esame di coscienza» dopo 25 anni

Il XXV Incontro Interistituzionale è servito per commemorare i 25 anni del Team Itinerante Amazzonico, ma Czerny ha chiesto che l’anniversario serva anche per rivedere il lavoro svolto.

«Un vero anniversario cristiano deve essere anche un esame di coscienza», afferma.

Il cardinale organizza la sua riflessione attorno a tre domande: «Cosa abbiamo fatto per Cristo? Cosa stiamo facendo per Cristo? Cosa faremo per Cristo?».

Guardando agli ultimi due decenni e mezzo, Czerny chiede ai partecipanti dove sono stati una presenza vicina, dove hanno accompagnato «la vita minacciata» e in che misura hanno imparato dalle comunità della regione.

«Dove abbiamo imparato dai popoli dell’Amazzonia, permettendo loro di essere veri interlocutori e protagonisti? Dove abbiamo tessuto comunione tra diversi carismi ed siamo stati una forza di integrazione?», chiede.

Il porporato ricorda inoltre le quattro dimensioni della conversione proposte durante il Sinodo amazzónico: pastorale, culturale, ecologica e sinodale.

Per Czerny, queste espressioni «non sono parole per decorare la nostra missione», ma «cammini concreti di conversione che esigono una revisione onesta delle nostre vite».

Czerny colloca Leone XIV in continuità con Francesco in Amazzonia

Il cardinale affronta anche la situazione dell’Amazzonia sotto il pontificato di Leone XIV. È Czerny a presentare l’operato dell’attuale Pontefice in continuità con il cammino di ascolto iniziato durante il pontificato di Francesco.

Secondo il porporato, Leone XIV, «in continuità con papa Francesco», sta aiutando a discernere i nuovi passi della Chiesa nella regione «con il suo proprio ritmo e tono» e mediante richiami concreti all’unità, alla pace, alla cura del creato e alla protezione della vita.

Czerny pone a questo riguardo quattro domande: «Cosa è maturato? Cosa necessita conversione? Cosa deve cominciare? Cosa deve cessare?».

Il cardinale ricorda il messaggio che Leone XIV ha rivolto a marzo di quest’anno alla VI Assemblea della Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia (CEAMA). In quell’occasione, il Papa ha utilizzato l’immagine dello shihuahuaco, un albero a crescita lenta che con gli anni diventa ecosistema e rifugio per numerose forme di vita.

Czerny riprende quell’immagine per presentare il richiamo della Chiesa a essere «segno di unità nella diversità e rifugio sicuro, che genera e protegge la vita».

Ricorda anche la richiesta di Leone XIV di annunciare il kerygma, accompagnare chi soffre, custodire il creato e rispettare «la vita in tutte le sue forme, specialmente la vita umana».

«L’Amazzonia continua a essere ferita»

Czerny si riferisce anche alle condizioni attuali della regione e assicura che «l’Amazzonia continua a essere ferita, anche più di prima».

Secondo il cardinale, i suoi abitanti continuano ad affrontare «minacce, abusi, sfruttamento e nuove forme di violenza».

«La nostra casa comune continua a essere attaccata», segnala.

Il porporato sostiene che il lavoro del Team Itinerante non deve limitarsi a portare qualcosa alle comunità, ma implica anche «ascoltare, imparare, accompagnare e lasciarsi trasformare».

Guardando al futuro, Czerny non propone nel messaggio misure concrete e chiede ai partecipanti di discernere quali iniziative, alleanze e forme di sviluppare la missione saranno necessarie.

«Cosa deve morire affinché possa nascere qualcosa di nuovo?», chiede.

Il cardinale conclude augurando che l’incontro sia «celebrazione e conversione; memoria e discernimento; gratitudine ed esame di coscienza».

Czerny, nato a Brno, allora Cecoslovacchia, nel 1946 ed emigrato con la sua famiglia in Canada quando era bambino, entrò nella Compagnia di Gesù e fu ordinato sacerdote nel 1973. Francesco lo nominò sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati nel 2016, segretario speciale del Sinodo per l’Amazzonia nel 2019 e lo creò cardinale quello stesso anno. Dal 2022 era alla guida del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

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