Leone XIV chiede soluzioni «di pace, stabilità e giustizia» di fronte alla situazione a Ceuta

Leone XIV chiede soluzioni «di pace, stabilità e giustizia» di fronte alla situazione a Ceuta

Leone XIV ha concentrato questa domenica 2 agosto la sua riflessione dell’Angelus sull’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani, presentato come segno della provvidenza di Dio e invito a combattere l’indifferenza verso chi è privo del necessario. Il Papa ha messo in guardia contro «l’accumulo e lo scarto», definiti come due manifestazioni di una stessa «malattia dell’anima»: l’avidità che fa dimenticare chi soffre la fame, la sete o le conseguenze della guerra.

Dalla finestra del Palazzo Apostolico, davanti ai fedeli riuniti in piazza San Pietro, il Pontefice ha ricordato che Cristo non solo risponde ai bisogni materiali, ma sazia «la sete di verità e di vita» dell’uomo. A partire dall’Eucaristia, ha esortato a tradurre la carità in gesti quotidiani di fraternità, anche durante il tempo del riposo e delle vacanze.

Dopo la preghiera mariana, Leone XIV si è riferito espressamente alla situazione di Ceuta, che ha definito «allarmante», e ha chiesto l’intercessione di Nostra Signora d’Africa affinché si possano trovare soluzioni «di pace, di stabilità e di giustizia». Il Papa ha rinnovato inoltre il suo appello alla fine delle guerre, ha ricordato le vittime più vulnerabili dei conflitti e ha evocato il Perdono di Assisi, concesso a san Francesco da Onorio III nel 1216.

Di seguito, le parole di Leone XIV prima e dopo l’Angelus.

Cari fratelli e sorelle: buona domenica!

Quando si proclama il Vangelo, spesso ascoltiamo il racconto dei segni compiuti da Gesù. Sono gesti che manifestano il suo speciale dono per noi, cioè la salvezza che Egli porta al mondo. Il Signore si presenta come Colui che dà senso alla vita, liberandola dal male e dal peccato.

Cristo, dando la vista ai ciechi e facendo udire i sordi, non solo compie azioni prodigiosi, ma annuncia a tutti che il Regno di Dio è vicino. Per questo il Vangelo di oggi (Mt 14,13-21) testimonia che Gesù non si limita a restituire i sensi a chi ne è privo, ma fa gustare i nostri sensi. Al sordo, che riacquista l’udito, il Signore rivolge la Buona Novella perché ascolti; al cieco, che vede di nuovo, mostra la splendida opera della redenzione che si compie in lui. Allo stesso modo, Gesù dà da mangiare a chi ha fame. L’episodio della moltiplicazione dei pani significa che l’incontro con il Signore è un’esperienza che ci nutre. Nel deserto, cioè nel luogo delle nostre necessità, Cristo è il pane di vita. Con Lui, l’essenziale è sovrabbondante: «Mangiarono tutti e si saziarono» e avanzarono «dodici ceste piene» (v. 20). Questo numero dimostra che il dono del Signore è universale e che la sua Provvidenza verso di noi non viene mai meno.

Cari fratelli, Cristo sazia realmente la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Allo stesso tempo, il suo gesto ci insegna che nulla si perde quando si condivide. L’accumulo e lo scarto, invece, sono le due facce di un unico male: l’avarizia. Questa malattia dell’anima porta a perdere i sensi perché inebria di ricchezze, fino al punto di dimenticare coloro che piangono di fame e gridano di sete. E così, davanti all’abbondanza delle cose che si corrompono, ci sono le mani tese di chi non ha da mangiare, le case distrutte di chi non ha pace.

Nel deserto della guerra e dell’arroganza, vediamo con quanta bontà il Signore, «alzando lo sguardo al cielo», «pronunciò la benedizione», «spezzò i pani e li diede» ai discepoli, perché li distribuissero alla gente (cf. v. 19). In questo miracolo della carità riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano il loro culmine nell’Ultima Cena, dove il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita come nostro fratello nell’umanità. Assaporando la grazia dell’Eucaristia, impegniamoci a testimoniarne la bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra gli amici. In compagnia di Gesù, anche le vacanze possono diventare tempo di serena fraternità, includendo chi è accanto a noi e ha bisogno.

Chiediamo dunque alla Vergine Maria, Madre premurosa, che ci faccia crescere nella carità, perché a nessuno manchi il pane quotidiano.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

seguo con preoccupazione la situazione allarmante a Ceuta, chiedendo a Dio, per intercessione di Nostra Signora d’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, di stabilità e di giustizia.

Continuiamo a pregare per la pace, perché cessino le guerre nel mondo e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto le più deboli e indifese: i bambini, gli anziani e i malati. Il Signore consoli chi soffre e benedica il lavoro di chi porta aiuto e conforto.

In questi giorni si celebra il “Perdono di Assisi”. San Francesco ottenne questa indulgenza da papa Onorio III nel 1216, ispirato, mentre pregava alla Porziuncola, da una visione di Gesù e Maria, circondati da angeli. Ringraziamo il Signore per questo grande dono e custodiamolo, specialmente nell’ottavo centenario del “Transito” del Poverello di Assisi, che morì proprio alla Porziuncola il 3 ottobre 1226.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini provenienti da vari Paesi: in particolare i giovani delle parrocchie di Saccolongo e Creola (Padova), quelli della parrocchia di San Giovanni Bosco ad Altamura e i ragazzi della Collaborazione Pastorale di Castelfranco Veneto, accompagnati dai loro sacerdoti e animatori.

Vi auguro a tutti una buona domenica!

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