Monsignor Georg Gänswein, segretario personale di Benedetto XVI per quasi due decenni e attuale nunzio apostolico negli Stati baltici, ha rivelato uno degli episodi più intimi degli ultimi anni di vita del Papa emerito: la reazione con cui accolse Traditionis Custodes, il motu proprio promulgato da papa Francesco nel 2021 che ha ristretto la celebrazione della liturgia tradizionale.
In un’intervista concessa al quotidiano italiano Il Giornale in occasione del diciannovesimo anniversario di Summorum Pontificum, Gänswein assicura che fu lui stesso a leggere il documento a Benedetto XVI e che poté percepire il profondo dolore che gli causò.
«Gli lessi Traditionis Custodes e vidi che c’era un dolore nel suo cuore. Questa fu la mia impressione», afferma l’arcivescovo tedesco. Alla luce della situazione attuale, aggiunge inoltre che «ora è il kairos per eliminare quei divieti e superare l’incidente rappresentato da quel testo».
Lo scopo di Summorum Pontificum
Gänswein ricorda che Benedetto XVI promulgò Summorum Pontificum il 7 luglio 2007 con un obiettivo molto preciso: riconoscere pienamente un rito che, a suo giudizio, «non era mai stato abolito».
«Il suo scopo era restituirgli piena cittadinanza nella Chiesa e ristabilire la pace nella liturgia», spiega.
L’ex segretario del Pontefice sostiene che Benedetto XVI era pienamente consapevole delle critiche che quella decisione avrebbe suscitato tra numerosi vescovi. Tuttavia, ricorda che il Papa tedesco era solito andare avanti quando era convinto che una decisione fosse giusta, senza lasciarsi frenare dalle resistenze.
Sebbene il documento sia stato pubblicato in un contesto segnato dagli sforzi di riconciliazione con la Fraternità Sacerdotale San Pio X, Gänswein chiarisce che quello non era il suo obiettivo principale. Secondo quanto spiega, Benedetto XVI riteneva che l’applicazione di Ecclesia Dei presentasse insufficienze e vedeva necessario offrire una risposta per i fedeli legati alla liturgia tradizionale all’interno della stessa Chiesa.
Convinto che la liturgia tradizionale avrebbe attratto i giovani
Il nunzio assicura che Benedetto XVI rimase «molto contento» dei frutti prodotti dalla liberalizzazione della messa tradizionale. Considerava Summorum Pontificum l’inizio di un processo destinato a superare la frattura liturgica e aveva una particolare fiducia nelle nuove generazioni.
«Era convinto che un rito celebrato per tanti secoli non potesse non rivivere», ricorda Gänswein.
Come prova di quella fioritura menziona la crescita costante del pellegrinaggio Parigi-Chartres, uno degli principali incontri internazionali legati alla liturgia tradizionale.
A suo giudizio, molti di quei giovani trovano nell’antica liturgia un’autentica fonte di vita spirituale e non possono essere identificati con posizioni di rifiuto del Concilio Vaticano II.
«Non è vero che chi ha una sensibilità liturgica tradizionale sia anticonciliar. Chi afferma questo è mosso unicamente dall’ideologia», sostiene.
Una nuova richiesta per revocare le restrizioni
L’ex segretario del Papa emerito conclude esprimendo il desiderio che la Chiesa apra una nuova fase su questa questione. «Credo che ora sia il kairos per eliminare quei divieti», afferma, convinto che sia giunto il momento di superare le restrizioni imposte alla celebrazione della liturgia tradizionale.