La risposta di Roma non si è fatta attendere ed è la più dura da quasi quarant’anni. Meno di ventiquattr’ore dopo le consacrazioni episcopali celebrate ieri a Écône da parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il Dicastero per la Dottrina della Fede ha pubblicato questo 2 luglio una Nota Esplicativa firmata dal cardinale Víctor Manuel Fernández che dichiara consumato il delitto di scisma ed estende le sue conseguenze canoniche non solo ai vescovi e ai sacerdoti della Fraternità, ma —ed è questa la novità più grave— anche ai fedeli laici.
Il documento, datato nel Palazzo del Dicastero e sottoscritto insieme al prefetto da mons. Armando Matteo (segretario per la Sezione Dottrinale) e dall’arcivescovo John J. Kennedy (segretario per la Sezione Disciplinare), constata che «i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani» e che le consacrazioni «senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre» hanno «configurato il delitto di scisma».
Tre colpi in un solo documento
La Nota stabilisce tre punti di una durezza inedita:
Primo: tutti i ministri sacri della FSSPX «sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici», restando «soggetti alla scomunica prevista dal diritto» (can. 1364 § 1). Non si tratta più solo dei quattro vescovi consacrati ieri e del consacrante: la dichiarazione riguarda i più di settecento sacerdoti della Fraternità in tutto il mondo.
Secondo: i fedeli laici «che aderiscano formalmente» alla Fraternità «sono da considerarsi scismatici ed escomunicati», alle condizioni stabilite dalla Nota esplicativa del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996, che il Dicastero dichiara «ancora vigente» e «fa propria».
Terzo: si avverte il popolo di Dio che i ministri della Fraternità «amministrano illecitamente i sacramenti» e che «il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi».
Più duro di Giovanni Paolo II nel 1988
Il confronto con il precedente storico è inevitabile e il risultato è devastante: questa Nota va oltre quanto fu il motu proprio Ecclesia Dei del 1988. Allora Giovanni Paolo II dichiarò la scomunica latae sententiae di mons. Lefebvre, mons. de Castro Mayer e dei quattro vescovi consacrati. Ai sacerdoti e ai fedeli si avvertiva del rischio, ma la scomunica dichiarata riguardava sei persone. Oggi, invece, il Dicastero dichiara scomunicato l’intero clero della Fraternità e, per la prima volta in modo esplicito in un documento di tale autorità, i laici che aderiscano formalmente ad essa.
Un dettaglio non secondario per i canonisti: il documento reca il protocollo N. 99/2009. Vale a dire che viene archiviato nel fascicolo aperto nell’anno in cui Benedetto XVI, con il decreto del 21 gennaio 2009, rimise le scomuniche dei quattro vescovi come gesto di misericordia per favorire l’unità. Diciassette anni dopo, quello stesso fascicolo serve al movimento esattamente inverso.
Addio alle concessioni di Francesco
La dichiarazione di invalidità delle confessioni e dei matrimoni comporta, inoltre, la revoca di fatto delle concessioni del pontificato precedente. Francesco concesse nel Giubileo della Misericordia del 2015 la facoltà di assolvere validamente ai sacerdoti della Fraternità, la rese permanente nella lettera apostolica Misericordia et misera (n. 12) e nel 2017 stabilì, tramite la allora Commissione Ecclesia Dei, un canale per la celebrazione valida dei matrimoni assistiti dai suoi sacerdoti. Tutto ciò viene oggi cancellato d’un tratto, senza alcun riferimento a quegli atti pontifici né alle centinaia di migliaia di fedeli che per un decennio si sono confessati e sposati avvalendosi di essi.
Una severità riservata alla tradizione
Ci si può chiedere —e molti fedeli se lo chiederanno oggi— se esista un altro gruppo all’interno della Chiesa a cui Roma abbia mai applicato un rigore simile. Il cosiddetto Cammino Sinodale tedesco ha approvato risoluzioni apertamente contrarie al magistero senza che alcun vescovo sia stato dichiarato scismatico. Teologi, congregazioni e intere comunità mettono pubblicamente in discussione dottrine definite senza che il Dicastero abbia dichiarato invalidi i loro sacramenti né scomunicati i loro fedeli. La scomunica espressa dei laici per la loro mera adesione a una realtà ecclesiale non ha paragoni nella prassi recente della Santa Sede. Il metro di misura, ancora una volta, raggiunge la sua massima lunghezza solo quando punta verso la tradizione.
Il documento si conclude con il consueto linguaggio materno —«la Chiesa, come madre sollecita, accoglierà con sincero affetto» coloro che desiderano tornare— e con l’esortazione ai fedeli «ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e alle attività promosse» dalla Fraternità. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure per i vari casi di ritorno.
Testo integrale della Nota Esplicativa (traduzione di InfoVaticana)
Prot. N. 99/2009
NOTA ESPLICATIVA
Dai tempi di san Paolo VI fino agli ultimi colloqui, tenuti recentemente in questo Dicastero, i molteplici tentativi di ricondurre gli aderenti al movimento iniziato da mons. Marcel Lefebvre alla piena comunione con la Chiesa cattolica si sono rivelati vani. Tale situazione si è ulteriormente aggravata a causa delle recenti consacrazioni episcopali celebrate senza mandato pontificio, contro la volontà del Santo Padre, in aperta violazione del diritto canonico. Pertanto, questo Dicastero, nel fedele esercizio delle funzioni che gli sono state affidate, ritiene necessario constatare che tale atto ha configurato il delitto di scisma, con le conseguenze canoniche per i ministri sacri e per i fedeli laici coinvolti. Infatti, come già dichiarato nel 1988, «tale disobbedienza —che comporta un rifiuto pratico del Primato romano— costituisce un atto scismatico» (cfr. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Ecclesia Dei, 3).
A questo proposito, d’ora in avanti:
1. I ministri sacri appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici (cfr. Ecclesia Dei, 5 c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa sulla scomunica per scisma in cui incorrono gli aderenti al movimento del vescovo Marcel Lefebvre, 24.08.1996, 5-6), restando soggetti alla scomunica prevista dal diritto (can. 1364 § 1 CIC).
2. Per quanto riguarda i fedeli laici, devono considerarsi scismatici ed escomunicati coloro che aderiscano formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X alle condizioni stabilite nella Nota esplicativa del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 1996 (cfr. ibidem, 7), ancora vigente, che questo Dicastero fa propria.
3. Si avverte, infine, il santo Popolo di Dio che i ministri sacri della Fraternità Sacerdotale San Pio X amministrano illecitamente i sacramenti e che il sacramento della penitenza da loro amministrato e il matrimonio da loro assistito sono invalidi.
La Chiesa, come madre sollecita, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei vari casi.
Si esorta, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa (cfr. Lumen Gentium, 22; can. 751 CIC), e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e alle attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X.
Dal Palazzo del Dicastero, 2 luglio 2026
Víctor M. Card. Fernández
PrefettoMons. Armando Matteo
Segretario per la Sezione DottrinaleJohn J. Kennedy
Arcivescovo tit. di Ossero
Segretario per la Sezione Disciplinare