Ricostruire passo per passo l’interlocuzione —difficilmente si può definire dialogo— tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e la Santa Sede durante l’ultimo anno permette di comprendere meglio i tempi, i gesti e i silenzi che hanno portato alle consacrazioni episcopali previste per domani, 1 luglio, a Écône. A una richiesta di udienza presentata nell’agosto 2025 è arrivata la prima risposta papale con una lettera personale del Pontefice datata 29 giugno 2026, quando decine di migliaia di fedeli si sono già messi in viaggio verso la Svizzera.
Agosto 2025: la richiesta di udienza e il silenzio
Secondo quanto risulta dal comunicato della Casa Generalizia della Fraternità, fu nell’agosto 2025 che il Superiore Generale, padre Davide Pagliarani, «chiese la grazia di un’udienza con il Santo Padre», da poco eletto, per esporgli «filialmente la situazione attuale» della Fraternità. In una seconda lettera espresse «apertamente ed esplicitamente» la necessità di assicurare la continuità del ministero episcopale per amministrare ai fedeli i sacramenti dell’ordine e della confermazione (Casa General de la FSSPX, 2 febbraio 2026).
L’udienza non fu mai concessa. In quegli stessi mesi, mentre tanti altri venivano ricevuti, la Fraternità ottenne come risposta il silenzio. Non vi fu alcun gesto di distensione in materia liturgica né dottrinale, né revisione delle restrizioni alla Messa tradizionale, in linea di continuità con il pontificato precedente.
Il contrasto risulta eloquente. In quello stesso agosto, il 28 agosto 2025, il Papa riceveva in udienza privata la religiosa suor María Lucía Caram (InfoVaticana); il 1° settembre, il gesuita James Martin, noto per il suo attivismo a favore dei gruppi LGBTQ (ACI Prensa). Mesi dopo, durante la sua visita in Spagna, il Pontefice trovò il tempo per benedire le ambulanze che la stessa suor Lucía Caram inviava in Ucraina (El País, 9 giugno 2026). Per chi ha la responsabilità —in senso pastorale e sacramentale— di centinaia di migliaia di anime, l’assenza di una sola udienza in quasi un anno risulta, quanto meno, difficile da spiegare.
2 febbraio 2026: l’annuncio delle consacrazioni
Esaurita la via dell’udienza e ricevuta «in questi ultimi giorni» una lettera della Santa Sede che —nelle parole della stessa Fraternità— «non risponde affatto alle nostre richieste», padre Pagliarani annunciò pubblicamente il 2 febbraio 2026, festa della Purificazione, durante una cerimonia nel seminario di Flavigny-sur-Ozerain, la sua decisione di procedere a nuove consacrazioni episcopali il 1° luglio (Casa General de la FSSPX). Il motivo addotto: lo «stato oggettivo di grave necessità» delle anime e la volontà di garantire la continuità sacramentale di un’opera che percorre il mondo da quasi quarant’anni.
12 febbraio 2026: un cardinale, non il Papa
Solo dopo l’annuncio pubblico arrivò il primo incontro di un certo rango. Non fu un’udienza pontificia, bensì un incontro nel Palazzo del Sant’Uffizio tra Pagliarani e il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede —e figura indicata per il suo profilo progressista e la sua scarsa sensibilità liturgica—, tenutosi il 12 febbraio 2026 «con l’approvazione» di Leone XIV (Vatican News).
Il comunicato firmato da Fernández proponeva «un cammino di dialogo specificamente teologico», ma lo condizionava alla sospensione delle consacrazioni, avvertendo che ordinare vescovi senza mandato pontificio «implicherebbe una rottura decisiva della comunione ecclesiale (scisma)». Un dialogo, in sintesi, senza alcuna garanzia pratica: in nessun momento fu offerto che un vescovo in comunione con Roma assicurasse, durante quel processo, le ordinazioni, le conferme o gli oli santi dei seminari della Fraternità. Se fosse stata garantita quella continuità sacramentale durante il dialogo, ci si può chiedere se l’itinerario sarebbe stato diverso.
13 maggio e 16 giugno: l’avvertimento si inasprisce
Il 13 maggio 2026, il Dicastero per la Dottrina della Fede dichiarò formalmente che le consacrazioni senza mandato pontificio costituirebbero «un atto scismatico» che comporterebbe la scomunica latae sententiae per consacranti e consacrati. Il 26 maggio, la Fraternità rese pubblici i nomi dei quattro prescelti: i padri Pascal Schreiber (Svizzera), Michael Goldade (Stati Uniti), Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier, entrambi francesi (InfoVaticana).
Il 16 giugno, alle porte di Villa Barberini a Castel Gandolfo, Leone XIV pronunciò le sue prime parole pubbliche sull’argomento: «Li abbiamo invitati, e sto ancora valutando di fare un nuovo appello per dir loro: Non fatelo». Ma concluse lasciando la responsabilità all’altra parte: «È la loro decisione […]. Se prendono quella decisione, me ne rammarico. Ma noi dobbiamo andare avanti».
24-27 giugno: la professione di fede e il concistoro
Il 24 giugno, festa della Natività di San Giovanni Battista, la Fraternità indirizzò al Papa e a tutto il Collegio cardinalizio una lettera aperta accompagnata da una professione di fede di 154 punti (FSSPX; InfoVaticana). Il testo fu pubblicato alla vigilia del concistoro straordinario dei cardinali dei giorni 26 e 27 giugno (ACI Prensa).
29 giugno: la prima e unica lettera del Papa, alla vigilia
Quasi un anno dopo quella richiesta di udienza dell’agosto 2025, la prima e unica comunicazione diretta e personale di Leone XIV a Pagliarani è una lettera datata 29 giugno 2026, solennità dei Santi Pietro e Paolo, resa pubblica il 30 giugno —a poco più di un giorno dalla cerimonia— (InfoVaticana; Vatican News).
In essa, il Pontefice scrive «con animo paterno» e supplica: «Tornate indietro!». Ma il contenuto è un avvertimento di gravi conseguenze: l’atto scismatico priverebbe i fedeli «della ricezione lecita —e in alcuni casi anche valida— dei Sacramenti». La precisazione sulla validità è ciò che è veramente nuovo e delicato: fino ad ora Roma sosteneva che le confessioni e i matrimoni celebrati dalla Fraternità, sebbene illeciti, erano validi. La lettera del 29 giugno altera questo equilibrio e pone, per la prima volta e con la voce viva del Papa, la sorte sacramentale di centinaia di migliaia di fedeli —la validità delle loro confessioni e dei loro matrimoni— al centro del conflitto.
E lo fa quando ormai nulla può essere invertito: l’iscrizione per recarsi a Écône prevede celebrazioni dal 29 giugno al 2 luglio, e la Fraternità si aspetta circa 15.000 fedeli e 1.300 sacerdoti, religiosi e religiose da tutto il mondo (FSSPX). La cerimonia, presieduta da mons. Alfonso de Galarreta come consacrante principale e mons. Bernard Fellay come co-consacrante, sarà trasmessa in diretta il 1° luglio (FSSPX Actualidad).
Una cronologia che non resiste alla logica
Messi in fila, i fatti delineano una sequenza difficile da giustificare come dialogo. Non si tratta di discutere la dottrina né la gravità canonica del passo compiuto dalla Fraternità. Si tratta dei tempi. Chi scrive nell’agosto chiedendo di essere ascoltato non ottiene udienza; chi annuncia a febbraio una decisione estrema, solo allora viene ricevuto dal cardinale meno propenso —non dal Papa— e gli viene offerto un dialogo condizionato, senza alcuna garanzia di continuità sacramentale per i suoi seminari e i suoi fedeli. L’unica parola personale del Pontefice arriva alla vigilia, quando più di quindicimila persone sono già in viaggio e tutto è irrimediabilmente predisposto.
È difficile comprendere che, se si è avuto tempo, per mesi, per ricevere suor Lucía Caram, James Martin e tanti altri, la risposta diretta a chi ha sotto la sua cura pastorale centinaia di migliaia di anime sia riservata alle ultime ore, e che il suo contenuto sia l’avvertimento scritto che le loro confessioni e i loro matrimoni potrebbero essere invalidi. Non è una questione di sostanza, ma di forma; e la forma, qui, dice molto. La si chiami come si vuole: cronologia di un’interlocuzione asimetrica, o di un’interlocuzione fallita.