La Conferenza Episcopale Spagnola ha nominato l’economista Luis Ayala Cañón nuovo presidente di Cáritas Spagnola, la principale organizzazione assistenziale della Chiesa in Spagna. La decisione, approvata dalla Commissione Permanente dell’episcopato su proposta della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale e la Promozione Umana, pone alla guida di una delle istituzioni ecclesiali con maggiore proiezione pubblica un economista che ha fatto parte del Consiglio Consultivo di Sanità e Servizi Sociali durante il Governo di Pedro Sánchez e che ha collaborato con diverse iniziative promosse dall’ambiente della sinistra.
Ayala sostituisce Manuel Bretón Romero, presidente di Cáritas dal 2017, e assumerà la direzione di un’organizzazione che gestisce centinaia di milioni di euro in programmi sociali e la cui voce ha un’influenza crescente nel dibattito pubblico su povertà, immigrazione, esclusione e politiche assistenziali.
Dal Consiglio Consultivo del Governo alla presidenza di Cáritas
Luis Ayala è stato nominato nel febbraio 2019 membro della Sezione Servizi Sociali del Consiglio Consultivo di Sanità e Servizi Sociali, organo allora dipendente dal Ministero della Sanità, del Consumo e del Benessere Sociale. La sua designazione è stata pubblicata nel Boletín Oficial del Estado insieme a quella di altri specialisti incorporati dall’Esecutivo di Pedro Sánchez per fornire consulenza in materia di politiche sociali.
La sua traiettoria accademica si è concentrata sullo studio della povertà, della disuguaglianza e dello Stato del benessere, ambiti nei quali ha sviluppato un’intensa attività di ricerca presso l’Università.
Collegato a rapporti e forum vicini al PSOE
Oltre al suo passaggio nell’organo consultivo del Governo, Ayala ha mantenuto una presenza abituale in iniziative promosse dall’ambito socialista. Ha collaborato con la Fundación Alternativas, uno dei principali centri di pensiero vicini al PSOE, ed è stato uno dei coordinatori del rapporto della Fundación FOESSA sull’evoluzione della coesione sociale dopo la pandemia.
Quello studio ha raggiunto una notevole risonanza politica sostenendo che circa un milione e mezzo di persone si trovavano in situazione di esclusione sociale nella Comunità di Madrid. Le sue conclusioni sono state utilizzate dall’opposizione contro il Governo di Isabel Díaz Ayuso e respinte pubblicamente dall’Esecutivo madrileno, che ha messo in discussione sia le cifre sia l’interpretazione fornita dagli autori.
Diversi media hanno inoltre collocato Ayala tra gli economisti convocati dalla vicepresidente seconda, Yolanda Díaz, per partecipare agli incontri tenuti nel 2022 con un gruppo di esperti incaricati di fornire proposte economiche e lavorative nel pieno della crisi derivata dalla guerra in Ucraina.
Una nomina con evidente rilevanza ecclesiale
La scelta di Ayala trascende il normale avvicendamento alla guida di un ente assistenziale. Cáritas si è convertita negli ultimi anni in una delle organizzazioni più citate dai responsabili politici e dai mezzi di comunicazione per sostenere diagnosi su povertà, abitazione, immigrazione ed esclusione sociale. I suoi rapporti sono utilizzati frequentemente nel dibattito pubblico e le sue dichiarazioni hanno una notevole risonanza istituzionale.
Per questo, il profilo del nuovo presidente non risulta indifferente. La decisione della Conferenza Episcopale di affidare la presidenza di Cáritas a un economista che ha fornito consulenza al Governo socialista e che ha collaborato con iniziative legate all’ambiente politico della sinistra alimenterà presumibilmente il dibattito sull’orientamento di un’istituzione chiamata a rappresentare l’azione caritativa della Chiesa.
La CEE evita qualsiasi valutazione politica
La Conferenza Episcopale non ha formulato alcuna considerazione sulla traiettoria pubblica o sulle collaborazioni istituzionali del nuovo presidente. Nel comunicato diffuso dopo la sua nomina si limita a evidenziare la sua qualificazione accademica e la sua esperienza nel campo dell’economia applicata e delle politiche sociali.
Con questa nomina, i vescovi affidano la direzione di Cáritas a un profilo ampiamente riconosciuto in ambito universitario, ma anche identificato per la sua partecipazione in organi consultivi del Governo di Pedro Sánchez e in progetti promossi da settori vicini al PSOE. Una decisione che, per il peso istituzionale di Cáritas all’interno della Chiesa spagnola, difficilmente passerà inosservata.