Dopo aver superato il milione di spettatori, la FSSPX presenta in anteprima la seconda parte di “Traditio”: il cuore della missione cattolica

Dopo aver superato il milione di spettatori, la FSSPX presenta in anteprima la seconda parte di “Traditio”: il cuore della missione cattolica

La seconda parte del documentario sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X abbandona i seminari e si addentra nel terreno in cui la vocazione viene messa veramente alla prova: le missioni. Lo fa con una forza narrativa e una qualità cinematografica che tornano a sorprendere fin dai primi minuti.

L’opera inizia a Meylan, in Francia, con un’inquadratura di una fontana da cui sgorga acqua, sormontata da un’immagine del Sacro Cuore di Gesù. C’è molta teologia in molti dei piani del documentario. Lì appare un sacerdote che ci racconta come ha trascorso due decenni come missionario nelle Filippine e che oggi, tornato nella sua terra natale, conduce una vita contemplativa. La sua testimonianza esperta, la sua nostalgia e la sua profonda fede servono da porta d’ingresso e d’uscita a una realtà sconosciuta a molti cattolici: quella dei sacerdoti della Fraternità che lavorano in alcuni dei luoghi più difficili del mondo.

La telecamera accompagna lo spettatore fino al cuore stesso delle missioni. Viaggia su veicoli precari insieme ad altari portatili in valigie, attraversa strade impraticabili, si addentra in regioni colpite dalla malaria e dalla dengue, mostra cappelle improvvisate, hotel trasformati in luoghi di culto e comunità che vivono lontane da qualsiasi struttura ecclesiale stabile. Filippine, Kenya, Nigeria, Repubblica Dominicana e Giappone sono gli scenari in cui le telecamere seguono un lavoro apostolico che impressiona tanto per la sua portata quanto per la sua semplicità.

La bellezza visiva del documentario è straordinaria. Non si tratta solo di una fotografia impeccabile o di inquadrature costruite con cura. Ciò che è davvero notevole è la capacità dell’opera di introdurre lo spettatore nell’intimità spirituale della vita missionaria. Non ci sono artifici né trionfalismi. I sacerdoti appaiono stanchi, preoccupati, sudati sotto climi estremi, affrontando difficoltà costanti e sopportando condizioni che pochi accetterebbero se non contassero su una Grazia soprannaturale.

Proprio per questo il documentario risulta così convincente. Perché trasmette autenticità. Le strade distrutte, le città degradate, le infrastrutture carenti e le innumerevoli difficoltà materiali non sono un fondale. Sono lo scenario quotidiano in cui questi sacerdoti svolgono il loro apostolato.

Uno degli aspetti più sorprendenti è constatare che la metodologia di queste missioni non ha nulla di nuovo. Non ci sono strategie pastorali sofisticate né programmi complessi. Ciò che appare ancora e ancora è il metodo cattolico di sempre: predicazione, catechismo, sacramenti e Messa. Il documentario mostra con chiarezza che la Fraternità continua a essere convinta che l’evangelizzazione nasca proprio da lì. Ed è difficile non sentirsi interpellati nel contemplare l’efficacia con cui questa semplicità trasforma intere comunità.

La missione in Giappone aiuta a collegare il racconto del documentario con l’archetipo evangelizzatore. Lì, il riferimento a San Francesco Saverio appare in modo naturale e aiuta a collegare l’opera attuale con la grande tradizione missionaria della Chiesa. Il sacerdote incaricato di quella missione offre inoltre una riflessione particolarmente lucida sulla situazione spirituale del suo Paese e sul significato profondo dell’evangelizzare in contesti in cui la secolarizzazione degli ultimi decenni ha fatto strage.

Lungo Traditio emerge un’altra questione inevitabile. La Fraternità appare come un’istituzione che continua a sviluppare un’intensa attività evangelizzatrice in numerosi Paesi mentre resta oggetto di restrizioni, incomprensioni e conflitti con parte della gerarchia ecclesiale. Il film non trasforma questo fatto nel suo tema principale, ma nemmeno lo nasconde. Gli stessi sacerdoti e fedeli raccontano espulsioni dalle cappelle, difficoltà imposte dai vescovi e ostacoli che incontrano nell’esercizio del loro ministero.

È proprio qui che “Traditio” pone una domanda scomoda. Risulta difficile comprendere perché chi dedica la propria vita a portare i sacramenti, assistere i malati, celebrare funerali, catechizzare bambini ed evangelizzare regioni remote continui a essere trattato come una realtà marginale all’interno della Chiesa. La questione diventa ancora più evidente quando si osserva la portata concreta del loro lavoro e il numero di fedeli che dipendono spiritualmente da questi sacerdoti.

Il documentario permette di dimensionare qualcosa che spesso passa inosservato. Una fraternità profondamente centrata sui sacramenti ha bisogno di sacerdoti e ha bisogno di vescovi. Dietro ogni Messa celebrata in un villaggio remoto, dietro ogni battesimo, ogni confessione e ogni malato assistito, esiste una struttura umana che sostiene un compito immenso. E questa realtà appare costantemente sullo schermo.

La conclusione si impone da sola. Al di là di qualsiasi dibattito canonico o delle diverse interpretazioni su determinati testi del Concilio Vaticano II, ciò che lo spettatore contempla è un’opera profondamente cattolica centrata sulla salvezza delle anime. Un’opera realizzata con sacrificio, perseveranza e una fede che difficilmente potrebbe reggersi senza una profonda convinzione soprannaturale.

Più di un milione di persone hanno visto la prima parte di questa produzione. Tuttavia, questa seconda puntata possiede una forza speciale. Esce dalle aule e dai seminari per mostrare il campo di battaglia spirituale in cui si gioca il destino di innumerevoli anime. E nel farlo ricorda qualcosa che molti cattolici sembrano aver dimenticato: che l’essenza della missione resta la stessa di secoli fa. Portare Cristo, predicare il Vangelo e amministrare i sacramenti.

Il documentario lo esprime senza discorsi ampollosi. Mostra semplicemente uomini che hanno consegnato la loro vita a questo compito. E alla fine lascia una sensazione difficile da ignorare: forse la Chiesa ha bisogno di tornare a guardare proprio lì per ricordare chi è e qual è la sua missione.

Consentiteci un messaggio speciale a tutti i vescovi che ci leggono e a tutti coloro che da Roma e dal Vaticano ci onorano ogni giorno con la loro visita. Guardate per favore questo documentario. Prendetevi il vostro tempo e guardatelo, per favore.

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