Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, ha affermato che è «prematuro» parlare di sanzioni contro i vescovi tedeschi che hanno promosso benedizioni formalizzate per coppie dello stesso sesso, pur non escludendo un eventuale intervento di Roma.
Le dichiarazioni sono state rese mercoledì, durante la presentazione di un libro presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma, dove il porporato ha risposto alle domande dei giornalisti sulla controversia suscitata dall’applicazione che diversi vescovi tedeschi hanno fatto della dichiarazione Fiducia supplicans.
«Speriamo di non dover arrivare alle sanzioni»
«È prematuro parlare ora di sanzioni. Speriamo che non si debba mai arrivare alle sanzioni e che i problemi possano essere risolti pacificamente, come deve avvenire nella Chiesa», ha affermato il segretario di Stato.
Le dichiarazioni arrivano dopo che diversi membri della Conferenza Episcopale Tedesca hanno formalizzato nelle loro diocesi benedizioni per coppie omosessuali, una pratica che è stata oggetto di correzioni da parte della Santa Sede.
La polemica si è intensificata dopo la diffusione di una lettera del Dicastero per la Dottrina della Fede inviata nel 2024, in cui si ricordava che Fiducia supplicans non autorizza benedizioni ritualizzate o istituzionalizzate di coppie dello stesso sesso.
Leone XIV corregge l’interpretazione tedesca di Fiducia supplicans
Anche Leone XIV è intervenuto nella controversia. Durante il viaggio di ritorno dall’Africa, il Pontefice ha affermato che non è consentita la benedizione di coppie —incluse quelle dello stesso sesso o in situazioni irregolari— al di là di quanto stabilito dalla Santa Sede.
La dichiarazione ha rappresentato un nuovo richiamo a chi ha cercato di presentare come compatibili con Fiducia supplicans celebrazioni che vanno oltre quanto previsto nel documento approvato durante il pontificato di Francesco.
Una questione ancora aperta
Le dichiarazioni di Parolin coincidono con la riflessione diffusa recentemente dal vescovo Athanasius Schneider, che ha ricordato il rapporto tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX).
Schneider, che nel 2015 fu nominato da papa Francesco visitatore dei seminari e delle case della Fraternità, si chiedeva perché il Vaticano insista nell’evitare sanzioni e privilegiare il dialogo nel caso dei vescovi tedeschi, mentre la situazione canonica della FSSPX resta non pienamente risolta decenni dopo le consacrazioni episcopali del 1988.
Nel suo articolo, il vescovo lascia aperta la domanda: «Perché non applicare lo stesso criterio anche alla Società di San Pio X, che non nega alcun dogma, riconosce il primato del Papa, prega per lui e gli professa devozione filiale, conservando soltanto ciò che la Chiesa ha creduto e celebrato universalmente fino al Concilio?»
Fonte: EWTN