Il Papa invita i giovani a coltivare il silenzio, ad accettare la vocazione e a essere «scintilla di una nuova umanità»

Il Papa invita i giovani a coltivare il silenzio, ad accettare la vocazione e a essere «scintilla di una nuova umanità»

La prima giornata della visita di Leone XIV in Spagna si è conclusa con una veglia di preghiera insieme a migliaia di giovani riuniti in Plaza de Lima a Madrid. L’incontro, concepito come un atto che ha combinato musica, testimonianze, dialogo e preghiera, è culminato con un’adorazione eucaristica e la benedizione impartita dal Pontefice con il Santissimo Sacramento.

Nel dare il benvenuto al Papa, l’arcivescovo di Madrid, il cardinale José Cobo, ha presentato al Pontefice «il volto di una Chiesa» formata da giovani provenienti da diversi punti della Spagna. Ispirandosi al motto della visita, «Alzate lo sguardo», ha affermato che l’incontro mirava ad aiutare le nuove generazioni a non rimanere chiuse «nell’immediato né nella disperazione» e a scoprire che Dio continua a chiamare ogni persona.

Cobo ha ricordato che tra i presenti c’erano giovani impegnati nelle loro parrocchie e nei movimenti, ma anche altri segnati dalla precarietà, dalla solitudine, dall’esperienza migratoria o dalla sofferenza personale. «Ci addolora in modo particolare la sofferenza di coloro che hanno perso la speranza nella vita e vedono il suicidio come via d’uscita», ha affermato. L’arcivescovo ha chiesto inoltre al Papa di incoraggiare la Chiesa spagnola a costruire «comunità vive che sostengano i giovani», capaci di suscitare domande vocazionali e aprire orizzonti di missione.

La veglia è iniziata con una rappresentazione ispirata al musical Godspell —presentata come «l’Incantesimo di Dio»— che, secondo quanto indicato, corrispondeva al brano del Samaritano.

Il brano fa parte di un musical creato originariamente da John-Michael Tebelak con musiche e testi di Stephen Schwartz. L’opera ruota attorno a un gruppo di giovani che, in un ambiente urbano contemporaneo, incontrano un personaggio che rappresenta Gesù e intraprendono un percorso segnato da vari insegnamenti e parabole tratte dal Vangelo di San Matteo.

Un dialogo aperto con i giovani

L’incontro è proseguito con un dialogo aperto tra Leone XIV e diversi giovani, che hanno posto domande sulla vocazione, la vita cristiana, l’esperienza missionaria, il discernimento spirituale e le sfide che affrontano le nuove generazioni.

(1) Sappiamo che Sant’Agostino è molto importante per lei, ma quali altri santi e quali altri riferimenti l’hanno aiutata nella sua crescita come cristiano?

(2) Vorrei chiederle ora dei suoi anni come missionario in Perù. Quale ricordo o quale esperienza conserva come un tesoro di questi anni?

Beh, innanzitutto: un saluto a tutti voi! Grazie per essere qui e grazie per condividere la fede con tutta Madrid e con tutta la Spagna. Per la prima domanda su alcuni santi che sono stati per me riferimenti durante la mia crescita e la mia giovinezza, ma anche come vescovo e come Papa… Hanno già menzionato sant’Agostino —e sappiamo tutti che sant’Agostino è una figura molto importante per tutta la Chiesa—, ma ho pensato anche a uno dei Padri della Chiesa orientale che si chiamava san Giovanni Crisostomo, il suo nome significa “bocca d’oro”, un titolo che questo Padre della Chiesa meritò perché aveva un’eloquenza molto bella. Prima del suo battesimo, avvenuto nell’anno 368 d.C., studiava filosofia. Poi si dedicò all’esegesi della Sacra Scrittura, insieme ad altri giovani di Antiochia, sua città natale. Dopo un’esperienza come eremita, si dedicò al servizio della Chiesa come sacerdote e poi, come vescovo. E qui colgo l’occasione per dire a tutti voi: non abbiate mai paura di pensare a una vocazione alla vita sacerdotale, alla vita religiosa o ad altri servizi nella Chiesa! Giovanni Crisostomo, che portava nel cuore questo amore per la Parola di Dio, dopo essere stato sacerdote e vescovo, diede una testimonianza molto grande, soprattutto con la coerenza della sua vita. Se predicava, era perché viveva quel messaggio. A me personalmente hanno impressionato particolarmente le sue catechesi, i suoi sermoni, le sue omelie e i suoi scritti che uniscono l’amore per la verità e la rettitudine della sua vita. Ma aveva anche molto coraggio. Non aveva paura di parlare davanti all’Imperatore, di dire cose a favore della giustizia e non solo per compiacere l’altro. Era un uomo di parola.

Un altro santo a cui ho pensato è san Tommaso da Villanova, agostiniano, che fu chiamato a diventare, anch’egli, pastore della Chiesa. Era spagnolo. Studiò all’Università di Alcalá e, per la sua sapienza, si guadagnò la stima dell’imperatore Carlo V. Poi fu nominato vescovo di Valencia e intraprese un’intensa opera di riforma della Chiesa, soprattutto del clero, esortando i suoi fratelli alla perseveranza nella preghiera, nella vita di castità e nell’obbedienza. Per la sua ardente carità è conosciuto ancora oggi come “il Vescovo dei poveri”. Questa carità mi ha incoraggiato nei momenti di prova e nei momenti di servizio.

Un altro compagno di cammino è san Toribio de Mogrovejo, anch’egli spagnolo. Nel XVI secolo fu missionario in Perù, dove si dedicò con grande zelo all’evangelizzazione, studiando le lingue locali. San Toribio unì una intensa vita di preghiera all’impegno per la giustizia, specialmente di fronte agli abusi e alla corruzione della sua epoca. Per questo, per me è un modello di dedizione al popolo, specialmente ai più poveri, nel nome di Cristo.

Contemplando la vita di questi santi, come sant’Agostino, mi sono detto: se loro ne furono capaci, perché io no? (cf. Confessioni, VIII, 27). Una domanda che vi affido volentieri anche a voi, invitandovi a scegliere esempi di vita buona, che risultino attraenti sia per voi che per gli altri.

Quanto agli anni vissuti in Perù, come missionario e poi come vescovo, ricordo soprattutto la testimonianza di fede della gente, segnata da molte difficoltà, ma piena di speranza. Proprio l’incontro con le ferite e anche con le gioie del popolo mi ha fatto crescere nel cammino del seguire Gesù. Mentre lo annunciavo, anch’io ero trasformato dal Vangelo, trasformato dalla vita e dalla fede di questi popoli, spesso materialmente molto poveri, ma ricchi nella fede. E sperimentando questa fede nella parola del Signore, ho visto come la Parola di Dio può convertire il conflitto in pace. Può essere fonte di riconciliazione, di pace e di giustizia.

(3) Cosa ritiene che ci aiuterebbe a riconoscere la voce di Dio tra le tante altre voci?

(4) Come possiamo noi, anche noi cercatori, accompagnarli nel loro processo di scoperta della bellezza della fede?

Prima di tutto, possiamo parlare di come ascoltare questa voce di Dio, come discernere se è veramente Dio che sta parlando o qualcos’altro, un’altra attrazione, un’altra difficoltà.

Per riconoscere la voce di Dio, può aiutarci innanzitutto il silenzio; credo che sia molto importante che ciascuno di noi cerchi di sviluppare la capacità di stare in silenzio. Molte volte andiamo con gli auricolari, andiamo con la musica, andiamo con la distrazione e non sappiamo stare in silenzio. Credo che molte volte sia proprio in questa esperienza di silenzio che Dio può parlarci o dove possiamo discernere la voce di Dio. Quando cerchiamo il silenzio, decidiamo cosa non ascoltare e da quali rumori non lasciarci distrarre. Liberandoci dal frastuono di mille voci, riconosciamo che alcune ingannano i nostri desideri, altre ci comprano senza nutrirci, altre parlano per interesse. Nel silenzio comprendiamo che le ideologie passano, mentre la verità rimane. Qui vorrei anche sottolineare l’importanza di cercare la verità, perché molte voci, molte cose sui social ci ingannano e ci raccontano bugie. Cercate sempre la verità! Dio è verità! Se ti allontana da Dio, non è verità! Non dimenticatelo!

In secondo luogo, abbiate la certezza che Dio conosce bene la vostra voce: Egli vi ascolta e vi risponderà. Non abbiate paura di esprimere ciò che sentite nel cuore. C’è un Salmo che dice: «Colui che ha fatto l’orecchio, non ascolterà forse?» (Sal 94,9). Il nostro discorso interiore diventa preghiera, lode e supplica quando è affidato a Colui che solo può ascoltarlo. La preghiera è una voce libera proprio perché non parla per rendere conto, per dimostrare che siamo preparati o per sentirci importanti. Quando noi stessi diventiamo preghiera, il Signore ci risponde con il suo Verbo, che si è fatto uomo per noi, affermando che ci ama con tutto il suo essere.

In terzo luogo, per riconoscere la voce di Dio è necessario ascoltare la Parola. La Parola di Dio è viva, perché è Cristo, la cui voce continua a risuonare nella Chiesa che è il suo Corpo. Egli compie tutte le Scritture, quel testamento antico e nuovo dato agli uomini come promessa di salvezza. Anche l’adorazione eucaristica, che condividiamo questa sera, è proprio il luogo adatto per custodire il silenzio, liberare il cuore ed “essere” noi stessi davanti al Signore, dialogando con Lui, in modo che diventi eloquente nel suo amore, fatto cibo per tutta l’umanità.

Inoltre, cari giovani, per accompagnare gli altri a scoprire la bellezza della nostra fede, ricordate che nessuno di noi è nato maestro e che, davanti al Signore, siamo tutti discepoli. Condividete dunque il vostro cammino spirituale, dando testimonianza con la coerenza della vita: la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente, soprattutto nell’ora della stanchezza. In questo è importante vedere che nessuno è solo nel credere in Gesù. Guardate quanti siete qui! E così anche, in comunità, nei gruppi di giovani, in famiglia, possiamo tutti imparare cosa sia la bellezza della nostra fede. Condividendo il vostro cammino spirituale, la volontà di seguire Gesù vi rinnoverà costantemente. Egli cammina al nostro passo e illumina il nostro cammino. Seguendo l’esempio del Maestro: così vi invito ad agire, come pastori, educatori, come amici. Se pregate con amore, i giovani apprezzeranno l’importanza della preghiera. Se ardete nella fede, trasmetterete il suo fuoco vivo. Cercate tutti nei vostri cuori questo fuoco dell’amore di Dio! Lì c’è la presenza di Gesù, e la presenza vicina di Gesù si percepisce anche nei momenti delle nostre cadute, perché Gesù non ci abbandona. Anche quando diventiamo mano tesa, abbraccio fraterno, quando cerchiamo opportunità per servire gli altri e quando cerchiamo come toccare la vita dell’altro con le sue ferite, nella sua tristezza, nelle sue difficoltà. Lì la fede in Gesù Cristo diventa viva, e lì è dove Gesù ci aiuterà a sostenerci reciprocamente nel cammino.

(5) Come possiamo vivere i giovani cristiani impegnati in questa società?

(6) Qual è la missione concreta che lei ci chiede ai giovani della Chiesa?

Beh, congratulazioni per il tuo matrimonio Fernando! Qui ho visto anche altre coppie che si sposeranno: congratulazioni e benedizioni! Perché, se prima ho detto “non abbiate paura di pensare a una vocazione”, anche il matrimonio è una vocazione. Non abbiate paura del matrimonio e di formare una famiglia!

Nel corso dei secoli di storia della Chiesa, i cristiani abbiamo vissuto in ogni tipo di società, attraversando i cambiamenti delle culture che abbiamo condiviso e contribuito a formare. C’è un testo antico, si chiama la Lettera a Diogneto, che ci offre al riguardo una bella intuizione: «i cristiani sono nel mondo ciò che l’anima è nel corpo» (VI). Questo è il nostro modo di vivere: i discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa. Siamo liberi in Cristo! E Cristo ci ha liberati con il suo amore. Grazie a questo amore, siamo sempre liberi di fronte a ogni coercizione e inganno. Siamo liberi dalle mode, perché siamo discepoli della verità; siamo aperti al futuro, perché sappiamo che non ci aspetta la morte. Al contrario, il senso della storia culmina nella comunione eterna di vita che Dio prepara per tutti. Da questa prospettiva, soprattutto voi, giovani, siete chiamati a dare una nuova direzione alla società, diventando protagonisti del cambiamento a partire dai vostri legami quotidiani, ciò che vivete in famiglia, all’università e al lavoro. Vedendovi, cari giovani, pieni di questo entusiasmo motivato dalla fede, mi entusiasma pensare alla capacità che avete di testimoniare Cristo nel mondo, inclusa la realtà digitale, per comunicare i valori e la bellezza del Vangelo (cf. Christus vivit, 105; Saluto nel Giubileo dei missionari digitali, 29 luglio 2025).

Vi invito, quindi, tutti, a essere insieme sale della terra e luce del mondo (cf. Mt 5,13). Per vivere così, è necessario innanzitutto interpretare la società presente, vivendo con saggezza, per poterla poi trasformare come testimoni del Vangelo. Il giovane cristiano, infatti, diventa luminoso sia nella gioia che nella prova, dando sapore alla realtà perché la abita come una persona che gode della vita nel suo intimo, senza aspettare che il gusto glielo diano la ricchezza, il piacere o il potere. Questa è la nostra libertà, che ha la sua fonte nella fede, capace di dare luce e buon sapore a ogni società, a ogni esperienza umana. Invece, quando la vita non sa di niente, è come se ci fosse stata tolta: non la sentiamo più nostra. Davanti al vuoto dell’indifferenza e del conformismo, davanti alla violenza della guerra e della menzogna, siate voi stessi scintilla di una nuova umanità.

E allora, voglio affidare a tutti voi una missione: siate umani. Sì, siate umani!: uomini e donne di carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili. Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame, come del pane quotidiano. Persone che desiderano una vita onesta e retta, perché volentieri fanno agli altri ciò che vorrebbero che gli altri facessero con loro. Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, il Risorto che condivide con noi la storia in ogni tempo. Coltivando questo impegno, guardate agli Apostoli, ai primi cristiani, abitanti di un mondo pagano. Seguendo il loro esempio, siate missionari del Vangelo di fronte alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, sapendo bene che la nostra fede è uno stile di vita che si compie nella carità (cf. Ga 5,6). Questa, cari giovani, è la virtù che cambia la storia più di ogni altra. Voi potete cambiare la storia! Fatelo con l’amore! Grazie mille.

L’adorazione eucaristica ha chiuso l’incontro

Dopo aver concluso il dialogo con i giovani, Leone XIV ha firmato la Croce dei Giovani di Madrid come ricordo della veglia.

Successivamente è iniziata la seconda parte dell’incontro, incentrata sull’adorazione eucaristica. Il Papa è tornato rivestito per la celebrazione liturgica ed è rimasto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento mentre veniva proclamato il Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

La veglia si è conclusa con la benedizione eucaristica impartita dal Pontefice, mettendo fine a una giornata che era iniziata al mattino con il suo arrivo a Madrid e che si è conclusa in Plaza de Lima insieme ai giovani.

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