La comunità cristiana di Taybeh, l’ultima località interamente cristiana in Cisgiordania, denuncia un nuovo episodio di pressione sulla propria vita religiosa dopo che un intervento militare israeliano ha rischiato di impedire la celebrazione di una tradizionale festa mariana in onore della Vergine Maria. Secondo le testimonianze raccolte, la situazione ha costretto a intervenire il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, per garantire che l’evento potesse finalmente svolgersi.
L’incidente si è verificato venerdì scorso, quando i preparativi per la festività mariana erano già in corso. Secondo quanto denunciato da The Vulnerable People Project (VPP), un’organizzazione dedicata alla difesa delle comunità vulnerabili e attualmente impegnata in una campagna di sostegno ai cristiani della Cisgiordania, le forze militari israeliane sono entrate a Taybeh e hanno ordinato agli organizzatori di sospendere i lavori di preparazione e di abbandonare la zona, nonostante la celebrazione disponesse delle autorizzazioni necessarie.
L’intervento di Pizzaballa ha permesso di proseguire la celebrazione
Secondo le testimonianze raccolte dai rappresentanti di VPP, presenti sul posto durante i preparativi, i militari sono arrivati nelle prime ore del mattino e hanno ripetuto gli ordini di sospendere i lavori. Alcuni testimoni hanno inoltre riferito che durante l’intervento è stata lanciata una granata stordente nelle vicinanze del luogo in cui si svolgevano le attività organizzative.
La situazione ha provocato una reazione immediata del parroco locale, padre Bashar Fawadleh, che ha contattato le autorità ecclesiastiche per chiedere aiuto. La questione è giunta rapidamente al cardinale Pierbattista Pizzaballa, che è intervenuto presso le autorità israeliane.
Dopo le trattative condotte dal Patriarca Latino di Gerusalemme, gli organizzatori hanno ricevuto l’autorizzazione a proseguire i preparativi e la celebrazione ha potuto svolgersi infine secondo il programma previsto.
Né le Forze di Difesa di Israele né le autorità israeliane avevano risposto pubblicamente alle accuse al momento della pubblicazione delle informazioni.
Cresce la preoccupazione per la situazione dei cristiani di Taybeh
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione tra i cristiani di Taybeh. Questa piccola località palestinese, tradizionalmente identificata con l’antica Efraim menzionata nel Vangelo di San Giovanni, è considerata l’ultima città interamente cristiana della Cisgiordania.
Negli ultimi mesi, responsabili ecclesiastici e residenti hanno denunciato un aumento delle difficoltà che colpiscono la comunità locale, tra cui restrizioni alla mobilità, controlli militari, incidenti legati agli insediamenti vicini e conflitti riguardanti terreni appartenenti a famiglie cristiane e a istituzioni ecclesiali.
Lo scorso aprile, lo stesso cardinale Pizzaballa e altri responsabili delle Chiese di Gerusalemme hanno formalmente espresso alle autorità la loro preoccupazione per varie azioni che riguardavano proprietà cristiane nella zona. Inoltre, a marzo il parroco di Taybeh ha chiesto attenzione internazionale in seguito alle denunce di occupazione di terreni appartenenti a residenti della località.
Un simbolo della presenza cristiana in Terra Santa
Taybeh conta circa un migliaio di abitanti e rappresenta uno degli ultimi baluardi storici della presenza cristiana autoctona in Terra Santa. La località ospita comunità appartenenti a diverse confessioni cristiane e mantiene vive tradizioni religiose che risalgono ai primi secoli del cristianesimo.
Negli ultimi anni, diverse organizzazioni impegnate nella difesa dei cristiani del Medio Oriente hanno messo in guardia sulla progressiva diminuzione della popolazione cristiana nella regione e sulle difficoltà che molte comunità affrontano per rimanere nella terra in cui è nata la fede cristiana.
Tra queste si trova The Vulnerable People Project, organizzazione statunitense che da mesi documenta la situazione dei cristiani di Taybeh nell’ambito della sua campagna di sostegno alle comunità cristiane della Cisgiordania.
Per questo motivo, i leader religiosi locali hanno chiesto garanzie affinché le celebrazioni liturgiche e le manifestazioni pubbliche di fede possano svolgersi normalmente e senza interferenze, sottolineando che la libertà religiosa costituisce un diritto fondamentale che deve essere protetto per tutti i credenti di Terra Santa.