Il cardinale Barreto e il nucleo duro di Figari hanno manovrato insieme per proteggere Bertomeu

Il cardinale Barreto e il nucleo duro di Figari hanno manovrato insieme per proteggere Bertomeu

InfoVaticana è riuscito a ricostruire nuovi dettagli su un’operazione riservata messa in atto il passato 27 settembre per impedire la pubblicazione degli audio compromettenti di mons. Jordi Bertomeu Farnós, ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e principale responsabile vaticano della liquidazione del Sodalicio di Vita Cristiana.

La rilevanza dell’episodio non risiede soltanto nell’esistenza di manovre volte a frenare la diffusione del materiale. Ciò che è davvero significativo è l’identità di chi è intervenuto. Secondo varie fonti concordanti consultate da questo mezzo, le gestioni sono state promosse da ex membri e dirigenti del Sodalicio ormai estinto, molto vicini a Luis Fernando Figari, in coordinamento con l’entourage del cardinale peruviano Pedro Barreto Jimeno, S.J., uno dei principali sostegni ecclesiali di Bertomeu durante tutto il processo peruviano.

La contraddizione è difficile da ignorare. L’organizzazione presentata per anni come paradigma di abusi strutturali e infine soppressa per decisione pontificia appariva ora mobilizzata per proteggere proprio l’uomo che ne aveva diretto lo smantellamento da Roma. Il dato altera completamente la narrazione ufficiale costruita attorno al caso. Perché una struttura presumibilmente distrutta dai metodi e dalle decisioni di Bertomeu non agisce successivamente in difesa di quello stesso commissario senza che esista un legame politico, strategico o personale molto più profondo di quanto finora sia stato ammesso pubblicamente.

L’audio che ha provocato l’allarme

La preoccupazione si concentrava soprattutto su una registrazione concreta: l’audio in cui Bertomeu affermava che l’FBI stava indagando su presunte operazioni di riciclaggio di denaro legate all’ambiente economico del Sodalicio.

Secondo il contenuto della conversazione, successivamente pubblicato da InfoVaticana, il sacerdote spagnolo sosteneva che esistevano contatti con le autorità statunitensi e collegava la possibilità di risolvere la situazione alla restituzione di determinate somme di denaro e di beni patrimoniali. La gravità delle sue parole non risiedeva solo nell’invo-care un’eventuale indagine federale americana —la cui esistenza non è mai stata confermata ufficialmente fino ad oggi—, ma nel modo in cui quella presunta minaccia appariva integrata all’interno di una negoziazione legata al processo di liquidazione.

Il problema istituzionale era devastante in qualunque scenario possibile. Se l’indagine federale esisteva davvero, la situazione collocava il Vaticano al centro di una questione di enorme portata internazionale. Ma se non esisteva un’indagine formalizzata, l’uso reiterato dell’FBI come elemento di pressione all’interno di conversazioni patrimoniali e canoniche apriva interrogativi ancora più delicati sui metodi utilizzati durante l’intervento sul Sodalicio.

L’audio distruggeva inoltre l’immagine di funzionario tecnico, prudente e strettamente giuridico che per anni era stata proiettata su Bertomeu da determinati settori ecclesiali e mediatici. Ciò che emergeva dalla registrazione era altro: un commissario pontificio profondamente coinvolto in negoziazioni economiche poco rigorose, che gestiva scenari penali internazionali e suggeriva formule di risoluzione politica e patrimoniale molto discutibili.

L’operazione di contenimento

Le fonti consultate collocano l’inizio delle gestioni nello stesso 27 settembre, dopo che Bertomeu era venuto a conoscenza del fatto che le registrazioni erano arrivate a InfoVaticana.

Questo mezzo ha inviato gli audio al commissario pontificio per raccogliere la sua versione su quanto affermato. Lo stesso giorno, il cardinale Pedro Barreto è stato informato personalmente della situazione e ha trasmesso agli ex responsabili sodáliti la necessità di evitare una pubblicazione che poteva provocare un danno grave sia a Bertomeu sia alla stessa Santa Sede.

Nelle settimane successive si sono verificati contatti discreti, riunioni riservate e persino spostamenti a Madrid di persone legate all’antico Sodalicio con l’obiettivo di persuadere questo mezzo a non diffondere il materiale. Gli argomenti utilizzati combinavano richiami istituzionali, riferimenti al presunto danno ecclesiale e avvertimenti sulle conseguenze internazionali che la pubblicazione poteva scatenare.

Tuttavia, il vero portata dell’episodio non si trova soltanto in quelle pressioni, ma in ciò che rivelano sul rapporto reale esistente tra Bertomeu e settori del Sodalicio durante la fase finale della liquidazione. Un rapporto più stretto di quanto sembrasse, che può avere a che fare con la conformità dei sodálisti a una liquidazione mediatica e messianica ma assolutamente negligente per la Chiesa dal punto di vista giuridico e patrimoniale.

Perché la domanda è inevitabile: perché ex dirigenti di un’istituzione estinta da Roma consideravano prioritario proteggere la posizione pubblica e giuridica del loro “presunto nemico”, l’uomo che aveva eseguito la sua scomparsa? La tesi di una messinscena di scontro che nasconde un accordo patrimoniale dannoso per le vittime e per la Chiesa guadagna forza.

Un rapporto incompatibile con la narrazione ufficiale

Per anni Bertomeu è stato presentato come un investigatore esterno, distante dagli indagati e estraneo a qualsiasi logica di dipendenza rispetto al Sodalicio. Tuttavia, quanto accaduto il 27 settembre delinea uno scenario radicalmente diverso.

La mobilitazione coordinata di ex sodálisti del nucleo duro di Figari in difesa del commissario pontificio stesso rivela un livello di prossimità politica e operativa difficilmente compatibile con il profilo di istruttore indipendente che ufficialmente gli veniva attribuito. Nessun processo di intervento conserva l’apparenza di imparzialità quando gli ex responsabili dell’ente intervenuto finiscono per agire come struttura di protezione informale di chi dirigeva l’operazione.

Il coinvolgimento del cardinale Barreto aggiunge inoltre una dimensione istituzionale ancora più delicata. Non si trattava di una figura secondaria, bensì di uno dei principali riferimenti episcopali peruviani allineati con l’intervento romano sul Sodalicio e uno dei sostegni più costanti di Bertomeu durante tutta la crisi.

La questione di fondo non riguarda più soltanto il contenuto di alcuni audio molto compromettenti. Ciò che è davvero decisivo è che la cupola di un’organizzazione estinta per decisione pontificia si è mobilitata in modo discreto ma deciso per proteggere l’uomo che ne dirigeva la liquidazione. E questo obbliga necessariamente a ripensare che tipo di rapporto sia realmente esistito tra Bertomeu e determinati settori dell’antico Sodalicio durante i mesi decisivi del processo.

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