Il Leone dimenticato del secolo oscuro

Il Leone dimenticato del secolo oscuro

Serie “I Leoni della Chiesa” – 5. Leone V

Il Papa Leone XIV, precedentemente il cardinale Robert Prevost, ha scelto un nome carico di storia. Nientemeno che tredici papi lo hanno preceduto con quel nome, molti di loro in tempi tumultuosi, e diversi degni di figurare tra i grandi pastori della Chiesa.

In questa serie intitolata “I Leoni della Chiesa”, ricordiamo quei tredici predecessori. Non per una mera contemplazione archeologica, ma per scoprire quali insegnamenti vivi possiamo ereditare oggi dal loro esempio, in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di chiarezza, fermezza e speranza.

Un Papa del quale sappiamo a malapena nulla

Leone V è uno di quei pontefici quasi cancellati dalla storia. Il suo pontificato, situato nell’anno 903, durò appena poche settimane o pochi mesi, a seconda delle diverse fonti. Di lui si sa molto poco: che proveniva probabilmente da Priapi, vicino ad Ardea; che non apparteneva alle grandi famiglie romane; e che, una volta eletto Papa, entrò in una delle epoche più torbide del pontificato medievale.

Non fu un Leone Magno che affrontò Attila, né un Leone III che incoronò Carlomagno, né un Leone IV che eresse mura intorno a San Pietro. Leone V fu, piuttosto, un Papa intrappolato da una Roma avvelenata dalle fazioni, dalle ambizioni familiari, dai colpi interni e dalla decomposizione dell’autorità pontificia.

La tradizione conserva del suo governo appena un atto: una bolla in favore dei canonici di Bolonia, ai quali avrebbe concesso un’esenzione dai tributi. Poco più. Il suo pontificato non lasciò grandi documenti dottrinali, né sinodi memorabili, né riforme durature. La storia gli concesse a malapena il tempo di governare.

Roma nelle mani delle fazioni

Il dramma di Leone V non si comprende senza il contesto della Roma di inizio X secolo. La città era lontana dalla Roma dei martiri e dei grandi dottori. Il potere spirituale del Papa rimaneva immenso per la sua origine apostolica, ma il suo potere umano, politico e istituzionale era sempre più condizionato da famiglie, chierici ambiziosi e reti di influenza locali.

L’episodio che segnò il suo breve pontificato fu la sua caduta nelle mani di Cristoforo, un chierico romano che lo depose, lo imprigionò e occupò il suo posto. Per secoli, Cristoforo fu incluso in alcune liste pontificie, ma oggi è generalmente considerato antipapa, proprio per il carattere violento e illegittimo del suo accesso al potere.

Leone V scompare allora dalla scena. Le fonti non permettono di affermare con assoluta certezza come morì. Alcuni resoconti parlano di assassinio; altri considerano più probabile che sia morto in prigione o in un monastero. L’oscurità della sua morte riflette l’oscurità del suo tempo: un Papa legittimo, ridotto a ostaggio; una sede apostolica sballottata dalle intrighi; una Chiesa che sembrava, umanamente, alla mercé dei suoi nemici interni.

Quando il papato toccò il fondo

Leone V si colloca sulla soglia di ciò che gli storici hanno chiamato il saeculum obscurum, il secolo oscuro del papato. Non perché la Chiesa avesse smesso di essere la Chiesa, né perché Pietro avesse perso la promessa di Cristo, ma perché la sede romana rimase per decenni sottomessa a pressioni, miserie e manovre che mostrano fino a che punto può arrivare la degradazione umana all’interno delle istituzioni sacre.

Questo è precisamente l’interesse di Leone V. La sua vita non insegna per lo splendore, ma per la povertà storica del suo pontificato. Insegna che non tutti i Papi sono grandi. Che può esserci pontificati deboli, brevissimi, annullati dalle circostanze o divorati da camarille. Insegna anche che la Chiesa non sopravvive perché tutti i suoi pontefici siano all’altezza, ma perché Cristo sostiene la sua Chiesa anche quando i suoi ministri sono abbattuti, imprigionati o silenziati.

Leone V non poté erigere mura, né condannare eresie, né incoronare re. Ma il suo pontificato, proprio per la sua fragilità, ricorda una verità scomoda: la sede di Pietro può essere occupata da santi, da giganti, da mediocri, da uomini superati dal loro tempo e persino da vittime di una struttura corrotta. E, tuttavia, la Chiesa rimane.

Ciò che ci dice oggi Leone V

Leone V fu un Papa quasi senza opera visibile, ma il suo pontificato ci ricorda che la Chiesa può attraversare fasi di umiliazione, cattività morale e dominio delle fazioni senza smettere di essere la Chiesa di Cristo.

Il suo caso insegna anche che non basta occupare legittimamente la sede di Pietro: è necessario che quella sede non rimanga sequestrata da camarille, interessi mondani o codardie interne. Quando il Papa rimane neutralizzato, imprigionato o ridotto a figura impotente, non soffre solo lui: soffre tutta la Chiesa.

Che Dio conceda a Leone XIV non l’impotenza storica di Leone V, ma la grazia di restaurare ciò che in tempi oscuri rimane indebolito.

 

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