Leone XIV nell'udienza generale: «La Chiesa non si annuncia a se stessa, ma a Cristo»

Leone XIV nell'udienza generale: «La Chiesa non si annuncia a se stessa, ma a Cristo»

Nella udienza generale di questo mercoledì 6 maggio in Piazza San Pietro, Leone XIV ha proseguito il suo ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II concentrando la sua riflessione sulla costituzione Lumen gentium e sulla dimensione escatologica della Chiesa. Il Papa ha ricordato che la missione della Chiesa non consiste nell’annunciarsi a se stessa, ma nel condurre gli uomini verso Cristo e verso il Regno di Dio, ammonendo inoltre contro il rischio di assolutizzare strutture ecclesiali o lasciarsi assorbire unicamente dall’immediato e passeggero della vita terrena.

Pubblichiamo di seguito le parole complete di Leone XIV:

Fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi ci fermiamo in una parte del cap. VII della Costituzione del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, e meditiamo su una delle sue caratteristiche distintive: la dimensione escatologica. Infatti, in questa storia terrena, la Chiesa cammina sempre orientata verso la meta finale, che è la patria celeste. Si tratta di una dimensione essenziale che, tuttavia, spesso trascuriamo o minimizziamo, perché siamo troppo concentrati su ciò che è immediatamente visibile e sulle dinamiche più concrete della vita della comunità cristiana.

La Chiesa è il popolo di Dio in cammino nella storia; il fine di tutto il suo agire è il Regno di Dio (cfr. LG, 9). Gesù ha dato inizio alla Chiesa proprio annunciando questo Regno di amore, di giustizia e di pace (cfr LG 5). Perciò, siamo chiamati a considerare la dimensione comunitaria e cosmica della salvezza in Cristo, e a dirigere lo sguardo verso quell’orizzonte finale, per misurare e valutare tutto da quella prospettiva.

La Chiesa vive nella storia al servizio dell’arrivo del Regno di Dio nel mondo. Essa annuncia a tutti e sempre le parole di questa promessa, riceve un anticipo nella celebrazione dei Sacramenti, specialmente dell’Eucaristia, mette in pratica e sperimenta la sua logica nelle relazioni di amore e di servizio. Allo stesso modo, sa che è luogo e mezzo dove l’unione con Cristo si realizza «più strettamente» (LG, 48), e, al tempo stesso, riconosce che la salvezza può essere donata da Dio nello Spirito Santo anche al di fuori dei suoi limiti visibili.

In questo senso, la Costituzione Lumen Gentium realizza un’affermazione importante: la Chiesa è «sacramento universale di salvezza» (LG, 48), cioè segno e strumento di quella pienezza di vita e di pace promessa da Dio. Questo significa che essa non si identifica perfettamente con il Regno di Dio, ma ne è il germe e l’inizio, perché il compimento sarà dato all’umanità e al cosmo solamente alla fine. Per questo, i credenti in Cristo camminano in questa storia terrena, segnata dalla maturazione del bene ma anche da ingiustizie e sofferenze, senza cadere in illusioni né nella disperazione: vivono orientati dalla promessa ricevuta da «Colui che fa nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Pertanto, la Chiesa realizza la sua missione tra il «già» dell’inizio del Regno di Dio in Gesù, e il «non ancora» del compimento promesso e atteso. La Chiesa custodisce una speranza che illumina il cammino, e ha anche la missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo, e per prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra e di tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito (cfr. Compendio della dottrina sociale della Chiesan. 159).

Segno e sacramento del Regno, la Chiesa è il popolo di Dio pellegrino sulla terra che, a partire dalla promessa finale, legge e interpreta secondo il Vangelo le dinamiche della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando, con parole e opere, la salvezza che Cristo vuole realizzare per tutta l’umanità e il suo Regno di giustizia, di amore e di pace. La Chiesa, pertanto, non si annuncia a se stessa; al contrario, in essa tutto deve rimandare alla salvezza in Cristo.

Da questa prospettiva, la Chiesa è chiamata a riconoscere umilmente la fragilità umana e la caducità delle sue proprie istituzioni, che, pur essendo al servizio del Regno di Dio, portano l’immagine di questo secolo che passa (cfr. LG, 48). Nessuna delle istituzioni ecclesiali può essere assolutizzata; anzi, poiché vivono nella storia e nel tempo, sono chiamate a una conversione costante, al rinnovamento delle forme e alla riforma delle strutture, alla continua rigenerazione delle relazioni, in modo da poter rispondere veramente alla loro missione.

Nell’orizzonte del Regno di Dio va compresa anche la relazione tra i cristiani che stanno compiendo oggi la loro missione e tutti coloro che hanno già concluso la loro esistenza terrena e sono in uno stadio di purificazione o di beatitudine. Lumen gentium afferma che tutti i cristiani formano una unica Chiesa, che esiste una comunione e una coparticipazione dei beni spirituali fondata sull’unione con Cristo di tutti i credenti, una fraterna sollicitudo tra la Chiesa terrena e la Chiesa celeste: quella comunione dei santi che si sperimenta in particolare nella liturgia (cfr. LG, 49-51). Pregando per i defunti e seguendo le orme di coloro che hanno già vissuto come discepoli di Gesù, anche noi riceviamo aiuto nel nostro cammino e rafforziamo l’adorazione a Dio: segnati dall’unico Spirito e uniti nell’unica liturgia, insieme con coloro che ci hanno preceduto nella fede, lodiamo e diamo gloria alla Santissima Trinità.

Ringraziamo i Padri conciliari per averci ricordato questa dimensione così importante e così bella del nostro essere cristiani, e cerchiamo di coltivarla nella nostra vita.

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola, in particolare i sacerdoti appena ordinati dei Legionari di Cristo, le loro famiglie e comunità che li accompagnano. Chiediamo al Signore di darci uno sguardo soprannaturale sulla realtà, affinché, radicati nella fede e con ferma speranza, sappiamo vivere orientati verso il Regno di Dio, senza lasciarci assorbire dal passeggero né dalle difficoltà del cammino. Lo Spirito Santo ci conceda di riconoscere la sua presenza nella storia, di servire con amore gli altri e di essere segni vivi della sua salvezza in mezzo al mondo. Dio vi benedica. Grazie mille.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare