L’Acción Católica de Huesca qualifica di «indecente» la priorità nazionale e l’idea che i menas tornino nel loro paese

L’Acción Católica de Huesca qualifica di «indecente» la priorità nazionale e l’idea che i menas tornino nel loro paese

Il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Huesca ha reso pubblico un comunicato in cui appoggia con fermezza la regolarizzazione straordinaria delle persone migranti che è in fase di elaborazione in Spagna dal passato 16 aprile, e censura in termini particolarmente duri sia i discorsi politici contrari alla misura sia le politiche di «priorità nazionale» implementate in alcune comunità autonome e la restituzione dei minori non accompagnati ai loro paesi d’origine.

L’organo, che riunisce la Hermandad Obrera de Acción Católica (HOAC), la Juventud Obrera Cristiana (JOC), gli Educatori del Junior e il Movimiento Rural Cristiano, sostiene che la regolarizzazione costituisce «una risposta a più di 500.000 persone che formano parte attiva della nostra società» e che, nonostante lavorino, curino e sostengano «settori essenziali della nostra vita quotidiana», mancano dei diritti di base per condurre una vita dignitosa.

Appoggio all’ILP e al Real Decreto

Il comunicato ricorda il percorso istituzionale della misura. Due anni fa più di 600.000 persone hanno firmato l’Iniziativa Legislativa Popolare promossa dalla piattaforma «¡Regularización ya!» e appoggiata da più di 900 organizzazioni, tra cui la Chiesa Cattolica spagnola. La sua elaborazione è stata approvata dal Congresso dei Deputati il 9 aprile 2024 con i voti di tutti i gruppi parlamentari tranne Vox.

L’Azione Cattolica oscense si unisce alla dichiarazione sottoscritta dalla Red de Entidades para el Desarrollo Solidario (REDES), dalla Confederación Española de Religiosos (CONFER), da Cáritas e dal Dipartimento delle Migrazioni della Conferenza Episcopale Spagnola, che considerano l’approvazione del Real Decreto «una misura di responsabilità politica, etica e sociale».

A giudizio dei firmatari, la regolarizzazione «non è solo una questione amministrativa o economica, ma profondamente umana ed etica», e contribuisce a garantire diritti fondamentali come la residenza e il lavoro, a combattere l’economia irregolare, «a rafforzare la coesione sociale» e «a garantire che si sentano e siano trattati come persone».

«Dire che vengono a vivere di aiuti non è solo falso: è indecente»

Il tono più severo del comunicato è riservato alle posizioni politiche contrarie alla regolarizzazione. Il testo manifesta la «preoccupazione» del Consiglio Diocesano per le dichiarazioni di organizzazioni politiche che respingono la misura e, «dalla correzione fraterna», chiede loro di rivedere le loro posizioni.

«Dire che vengono a vivere di aiuti, che collassano i servizi, che minacciano la nostra identità o sicurezza, che violentano le nostre donne… non è solo falso: è indecente», afferma il comunicato. La stessa qualificazione di «indecente» si applica alla «priorità nazionale» che, secondo il testo, «si sta imponendo in alcune comunità autonome», così come alla pratica di «restituire i minori non accompagnati ai loro paesi».

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