Mentre la questione dei narcopolitici ha inferto un duro colpo al regime, un altro fronte ha mostrato una tremenda e dura realtà. Il duro e demolitore rapporto della Commissione Interamericana per i Diritti Umani che svela, con rigore e senza mezzi termini, la portata di la peggiore crisi umanitaria che vive il Messico in materia di diritti umani.
Approvato il 9 febbraio 2026, il documento chiarisce che la scomparsa di persone non è un problema del passato né una questione isolata, bensì un fenomeno generalizzato, strutturale e attuale. Secondo il registro ufficiale, esistono più di 128 mila persone scomparse e non localizzate. Le stime indipendenti elevano a più di 70 mila i corpi non identificati che restano sotto la custodia dello Stato. Le cifre riflettono una tragedia che ha distrutto intere famiglie, che ha esposto le profonde carenze del sistema di giustizia e di ricerca, e che continua a mietere vite in silenzio.
Il rapporto descrive con crudezza come la scomparsa si concentri in regioni come Jalisco, lo Stato del Messico, Tamaulipas e il Corridoio del Pacifico, dove la criminalità organizzata opera spesso in stretta connivenza con agenti statali. Colpisce indiscriminatamente bambini e giovani reclutati, donne e ragazze vittime di violenza di genere e tratta, migranti, persone della diversità sessuale, difensore di diritti umani e giornalisti.
Non si tratta di casi eccezionali, intere famiglie sono state decimate e chi osa cercare i propri cari affronta rischi mortali. Sebbene lo Stato messicano abbia riconosciuto a malincuore l’esistenza della crisi e dell’emergenza forense, il documento sottolinea che, nonostante le istituzioni e le normative create dal 2018, permangono gravi sfide in prevenzione, accesso alla giustizia e politiche di memoria. Le indagini sono lente, le denunce vengono respinte, la giudizializzazione è minima e l’impunità si riproduce in forma strutturale.
A fronte di questo panorama, la presidenza della Repubblica ha risposto con un negazionismo esplicito e calcolato. La mandataria ha dichiarato pubblicamente che non condivide alcune delle affermazioni centrali del rapporto della Commissione Interamericana, mentre insiste nel sottolineare i “progressi” del governo federale e nel promuovere una maggiore coordinamento con la stessa Commissione.
Invece di assumere la gravità strutturale della crisi, si minimizzano i fatti e si incolpa il passato, come se le sparizioni fossero un problema ereditato e affrontato in modo sufficiente. Questa Haltung non solo ignora il dolore di migliaia di famiglie, ma perpetua la profonda sfiducia tra la società e le autorità. Mentre si annunciano tavoli di dialogo e riforme, i corpi sono accumulati nelle morgue, le fosse clandestine si proliferano e le cercatrici continuano a rischiare la vita senza protezione efficace dello Stato.
La Commissione Interamericana, con una traiettoria di decenni accompagnando la situazione messicana, ricorda che le sparizioni hanno cessato di essere esclusivamente politiche per diventare un flagello massiccio e indiscriminato. Dal caso di Ayotzinapa fino a gli hearing pubblici con i familiari, il rapporto raccoglie testimonianze devastanti e evidenzia come lo Stato trasferisca alle stesse vittime la responsabilità di cercare e di provare. L’impunità è il risultato di una debolezza istituzionale che permette che la criminalità organizzata agisca con totale libertà.
È necessario ricordare la profonda dignità di chi è stato scomparso. Essi sono, in senso reale e teologico, il corpo di Cristo ferito e torturato dall’ingiustizia umana. Ogni vita scomparsa rivela il volto stesso del Signore crocifisso dagli idoli del potere, del denaro e della violenza. Dio è il primo che esce a cercarli e i collettivi di famiglie si diventano il corpo di Cristo risorto che cerca il crocifisso. Trattarli come mere cifre or come un problema amministrativo è profanare quella dignità sacra, cercarli con verità e giustizia è un atto di misericordia che restaura la umanità di tutta la società.
Le famiglie dei più di 128 mila scomparsi non chiedono discorsi né statistiche, esigono verità e giustizia. Il rapporto della Commissione Interamericana è uno specchio scomodo. Ignorarlo non risolve la crisi; solo approfondisce la ferita e la vergogna. È ora che il negazionismo ceda il passo all’azione reale, alla riparazione dignitosa e alla volontà politica di affrontare la verità.
Ripetere lie e non fa scomparire gli assenti, solo copre che il Messico, a livello latinoamericano, è uno dei paesi più corrotti dove persistono alti livelli di violenza, una sfiducia abissale nelle autorità e un’impunità strutturale che sta esaurendo lo Stato di diritto.