Il 26 ottobre 2025, la diocesi della Tarahumara ha emesso un comunicato straziante denunciando i fatti sanguinosi avvenuti a Guachochi, dove un omicidio multiplo ha lasciato sette vittime mortali in mezzo a uno scontro a fuoco che dimostra, come in altre parti del Messico, che lo stato di diritto ha già capitolato, è assente in condizioni di fallimento.
Il parroco della Cattedrale di Guachochi, padre Enrique Urzúa, ha alzato di nuovo la voce sui social media in un’omelia che ha attirato l’attenzione per l’abbandono che soffre la Tarahumara lasciata alla sorte e alla mercé dei criminali. Questa denuncia non è un lamento isolato; è un grido collettivo contro un’impunità che corrode lo stato di Chihuahua, dove il 90% dei crimini rimane senza punizione.
La diocesi ha reclamato l’assenza federale nella Sierra dove gruppi armati operano con totale libertà spostando comunità rarámuri e seminando terrore. Il vescovo Juan Manuel González Sandoval, in mezzo al lutto, ha ricordato che è impossibile abituarsi alla violenza e alla morte nella Tarahumara dove non solo la povertà uccide, anche la violenza annienta culture intere, con comunità indigene forzate a fuggire per il saccheggio e il piombo e dove la Chiesa ha denunciato il panorama di crisi grave dove l’assenza della legge lascia tutti solo con l’arma della fede e della speranza, accompagnati da uno degli ultimi fattori di stabilità, la Chiesa cattolica locale.
Ma questa ferita non sanguina in isolamento. Si collega a un pattern nazionale di aggressione contro il clero. Negli ultimi 20 anni, la violenza è escalata, con 81 sacerdoti assassinati dal 1990 e 12 solo nei governi di López Obrador e Sheinbaum, a cui si aggiungono altri casi lamentabili per non sapere cosa sia successo con loro, quello dei sacerdoti scomparsi.
Il padre Ernesto Baltazar Hernández Vilchis, della diocesi di Cuautitlán, scomparso appena il 27 ottobre 2025 a Tultepec, Stato del Messico è stato visto per l’ultima volta nel suo veicolo e la diocesi ha offerto piena cooperazione alle autorità, che fino ad ora emettono solo bollettini di ricerca. La sua assenza, in un contesto di crescente violenza lascia, certo, il dubbio e l’incertezza sul suo paradero e i risultati delle indagini in un paese in cui più di 100 mila persone, semplicemente, non se ne sa nulla di loro.
Questo pattern si ripete nella scomparsa del padre Santiago Álvarez Figueroa, della diocesi di Zamora, Michoacán, avvenuta il 27 dicembre 2012. A più di un decennio, non ci sono avanzamenti, né corpo, né veicolo in Michoacán, dove la violenza è già parte del sistema politico e sociale.
Destino simile ha subito il padre Carlos Ornelas Puga della diocesi di Ciudad Victoria, Tamaulipas che, il 3 novembre, compirà dodici anni di scomparso dal 2013.
Infine, il padre Francisco Núñez Martínez è scomparso a febbraio del 2025. Sebbene report iniziali lo dessero per localizzato, a oggi persiste l’assenza di questo sacerdote.
In un paese con 10 sacerdoti assassinati nel sessennio precedente e due in più in quello attuale, la strategia di sicurezza non funziona e sembra dirigersi verso un fallimento clamoroso mentre i casi di violenza si accumulano settimanalmente. I fatti non lasciano dubbi. Nella Tarahumara, come in altre diocesi del Messico, la Chiesa si converte in un fattore di urgente stabilizzazione di cui, in molte regioni, le autorità sono già incapaci; d’altro canto, piange i suoi scomparsi come migliaia di famiglie piangono gli assenti in casa. Stabilizzazione e scomparse, una dura paradosso che ci avverte che la Chiesa cattolica in Messico non è esente dal dolore.