La crisi dei religiosi 2025 e VI (Annuario Pontificio 2026)

Così concludevamo lo scorso anno i nostri articoli sui religiosi:

Riproduciamo le considerazioni finali dell’anno scorso che ci sembrano ancora del tutto valide oggi. Le concluderemo soltanto con la percentuale di diminuzione di ordini e congregazioni al 1° gennaio 2024. Che oggi, un anno e mezzo dopo, sono evidentemente superiori.

 

Concludiamo questo lavoro sui religiosi con impressioni molto negative riguardo alla sopravvivenza della vita religiosa nella Chiesa che in molti casi è in agonia.

Avvertendo che le percentuali di diminuzione riferite al 1973 sono in realtà superiori, poiché a quella data era già iniziata la fuga. È inoltre diversa la situazione degli istituti che hanno ancora numerosi membri rispetto a quelli a cui ne restano ormai pochissimi. Hanno più tempo di vita quelli che sono ancora diverse migliaia rispetto a quelli che sono poche centinaia.

Molto grave il costante aumento dell’età media. Essendo già molto alta e crescendo anno dopo anno, nei prossimi anni si moltiplicheranno i decessi.

Particolarmente grave la situazione di quegli istituti che hanno perso la metà o più dei loro membri. E tra questi ci sono alcuni di enorme importanza nella Chiesa: Gesuiti, Francescani, Certosini, Redentoristi…

Gli istituti composti da non sacerdoti, le cui percentuali in generale devono essere ancora superiori a quelle indicate, hanno un altro segno di morte molto vicino: se le vocazioni al sacerdozio nelle congregazioni sono già molto scarse, quelle dei fratelli sono cessate.

In situazione gravissima, ormai terminale, abbiamo i religiosi di Maryknoll, che hanno perso l’84%, i Chierici di San Viator con l’81%, i Girolamini l’80%, i Fratelli di La Salle e i Marianisti con il 79%, i Trappisti e i Padri Maristi con il 77%,

In pessima situazione Mercedari Scalzi, 72%, Sulpiciani e Maristi 69%, Padri Bianchi 68%, Fratelli del Sacro Cuore 65%, Fratelli di San Giovanni di Dio 62%, Gesuiti 61% e Menesian e Monfortini 60%. Evidentemente l’ancora elevato numero di gesuiti nasconde questa gravissima diminuzione.

Hanno perso anche più della metà dei loro membri i Passionisti, 58%, i Serviti, 57%. Francescani 56%, Certosini e Oblati di Maria Immacolata, 55%, Missionari del Sacro Cuore, 52%, Terzo Ordine Regolare di San Francesco, Redentoristi e Lazzaristi, 52%, Agostiniani dell’Assunzione 51% e Mercedari e Società di San Paolo 50%

Tra il 40 e il 49% si trovano i Minimi 49%, gli Spiritani, 48%, gli Scolopi, gli Agostiniani, i Benedettini e i Domenicani 47%, i Pavoniani e gli Agostiniani Recolletti 41% e i Salesiani e i Sacramentini, 40%

In situazione migliore per correggere la deriva, anche se nella maggior parte non si vedono intenzioni, Legionari di Cristo 39%, Cappuccini, Camaldolesi di Monte Corona e Amigoniani 38%, Riparatori (Dehoniani) 36%, Carmelitani Calzati, 34%, Figli della Sacra Famiglia, 32%, Trinitari 29%, Claretiani 27% e Missionari dei Sacri Cuori (Maiorca) 20%

Hanno perdite minime, anche se in qualche caso è difficile crederlo, Identes, Francescani Conventuali e Guanelliani, 19%, Camilliani, 16%, Cooperatori Parrocchiali di Cristo Re e Comboniani, 13%. Carmelitani Scalzi 7%, Cistercensi, 6% Palotini 2% e Oratoriani di San Filippo Neri 1%.
Hanno superato le cifre degli anni del Concilio alcune antiche congregazioni: Somaschi, Teatini, Verbiti e Rogazionisti e ottengono ottimi risultati, essendo nuove in Spagna e nel mondo, l’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote e gli Araldi del Vangelo.
Se all’Opus Dei smettono di pubblicare i suoi numeri non potremo seguirne l’andamento,

 

I Girolamini sono praticamente morti. Restano 7 monaci, tutti anziani
Quelli di Maryknoll hanno perso almeno l’85% della congregazione, i Chierici di San Viator l’81%, i Fratelli di La Salle l’80%; i Marianisti il 79%, i Trappisti il 78%; i Padri Maristi il 77%; i Mercedari Scalzi, il 76%; i Sulpiciani il 71%; i Fratelli Maristi il 70%; i Padri Bianchi il 68%; i Fratelli del Sacro Cuore 63%; i Fratelli di San Giovanni di Dio il 63%; i Gesuiti il 62%; i Menesian il 61%; i Monfortini il 60%; i Passionisti il 59%, i Serviti il 57%; i Francescani il 56%; i Certosini e gli Oblati di Maria Immacolata il 55%: il Terzo Ordine Regolare di San Francesco, il 53%; la Congregazione della Missione, gli Agostiniani dell’Assunzione, i Mercedari, i Redentoristi, i Sacramentini, la Società di San Paolo e i Missionari del Sacro Cuore il 52%; gli Agostiniani il 49%; i Benedettini, i Domenicani e gli Scolopi il 48%; gli Spiritani il 47%; i Minimi, il 46%; i Legionari di Cristo il 43%; i Salesiani il 41%; gli Agostiniani Recolletti e i Camaldolesi il 40%; i Cappuccini il 39%.
Questi sono quelli che non hanno rimedio o per i quali è complicatissimo. E sarà impossibile se nei prossimi anni questa situazione continuerà a peggiorare
Di seguito le percentuali di perdite al 1° gennaio 2025:
Con l’81%: La Salle
Con l’80%: Marianisti
Con il 78%: Mercedari Scalzi, Padri Maristi e Trappisti
Con il 72%: Fratelli Maristi
Con il 68%: Padri Bianchi
Con il 67% Fratelli del Sacro Cuore
Con il 63% Fratelli di San Giovanni di Dio
Con il 62% Gesuiti e Menesian
Con il 60% Passionisti e Monfortini
Con il 58% Serviti
Con il 57% Francescani
Con il 53% Redentoristi e Terzo Ordine Regolare di San Francesco
Con il 52% Lazzaristi, Mercedari, Società di San Paolo e Missionari del Sacro Cuore
Con il 50% Benedettini e Minimi
Con il 49% Agostiniani
Con il 48% Domenicani e Scolopi
Con il 47% Sacramentini
Con il 46% Spiritani
Con il 43% Legionari di Cristo
Con il 41% Salesiani e Amigoniani
Con il 40% Camaldolesi di Monte Corona
Con il 39% Cappuccini
Con il 38% Riparatori o Dehoniani
Con il 35% Pavoniani
Con il 34% Carmelitani Calzati
Con il 33% Figli della Sacra Famiglia
Con il 32% Trinitari
Con il 26% Cooperatori Parrocchiali di Cristo Re
Con il 24% Identes
Con il 21% Francescani Conventuali
Con il 19% Guanelliani
Con il 17% Camilliani
Con il 13% Comboniani
Con il 9% Carmelitani Scalzi e Cistercensi
Con il 2% Verbo Divino

 

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