Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, ha inaugurato martedì scorso nell’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana, a Roma, cinque giorni di eventi in occasione del 150° anniversario della Facoltà di Diritto Canonico. Parolin, ex alunno della Facoltà, ha pronunciato la conferenza inaugurale, intitolata «L’importanza del diritto internazionale alla luce dell’enciclica Magnifica humanitas di Sua Santità Leone XIV», secondo quanto riferito da Vatican News.
Il cardinale ha basato il suo intervento sul quinto capitolo di Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, dedicato a «la cultura del potere e la civiltà dell’amore». Secondo Vatican News, ha paragonato questo documento alla Rerum novarum: se quella affrontò la rivoluzione industriale, la nuova enciclica si occupa della rivoluzione digitale.
«Non sono neutrali»
Parolin ha affermato che «le innovazioni tecnologiche, compresa l’intelligenza artificiale, non sono neutrali». Ha sostenuto che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale comporta una particolare responsabilità etica e spirituale, e che il potere tecnologico deve proteggere i più vulnerabili e servire il bene comune.
Il segretario di Stato ha ricordato i principi della dottrina sociale della Chiesa: la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà e la giustizia sociale. Ha inoltre avvertito che delegare le decisioni giuridiche ad algoritmi predittivi metterebbe a rischio il dovere di motivare gli atti giuridici.
Tre criteri per giuristi e diplomatici
Parolin ha sottolineato che l’enciclica offre a giuristi e diplomatici tre criteri per avanzare verso una maggiore giustizia: un linguaggio disarmato che favorisca il dialogo, lo sguardo delle vittime e un sano realismo che cerchi una pace verificabile.
In questo contesto, ha indicato che l’enciclica invita a superare il ricorso alla teoria della «guerra giusta» come giustificazione dei conflitti, invocata troppo spesso, senza negare il diritto alla legittima difesa, che va inteso in senso stretto.
Ha concluso che è necessario elaborare norme che permettano di governare il fenomeno dell’intelligenza artificiale, in modo che il diritto elimini le disuguaglianze e apra la strada a una maggiore giustizia.