Leone XIV abroga le misure di contenimento salariale approvate da Francesco nel 2021

Leone XIV abroga le misure di contenimento salariale approvate da Francesco nel 2021

Leone XIV ha abrogato le misure di contenimento salariale stabilite da Francesco nel 2021 per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano, adottate in un contesto segnato dal deficit dei conti vaticani e dalle conseguenze economiche della pandemia.

La decisione figura in un nuovo motu proprio, firmato il 1° settembre e pubblicato questo lunedì 14 settembre dalla Santa Sede. L’abrogazione ha effetti dal 1° settembre scorso e mantiene definitivamente gli effetti economici prodotti mentre le misure erano in vigore.

Le misure approvate da Francesco nel 2021

Francesco ha promulgato il 23 marzo 2021 il motu proprio Un futuro sostenibile, con il quale ha introdotto diverse misure per contenere la spesa del personale.

Il documento indicava allora che la gestione economica e finanziaria della Santa Sede attraversava da anni una situazione di deficit e che la pandemia di Covid-19 aveva aggravato il problema riducendo le entrate.

Tra le misure adottate figurava, dal 1° aprile 2021, una riduzione del 10 % delle remunerazioni corrisposte dalla Santa Sede ai cardinali.

Per le persone inquadrare nei livelli retributivi C e C1 è stata stabilita una riduzione dell’8 %, mentre sacerdoti e membri di istituti di vita consacrata e società di vita apostolica inclusi in determinati livelli retributivi sono stati soggetti a una riduzione del 3 %.

Le disposizioni riguardavano la Santa Sede, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e altri organismi a essa collegati.

Leone XIV aveva già modificato le misure nel 2025

Il regime stabilito da Francesco era già stato modificato parzialmente durante l’attuale pontificato.

Mediante un Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, Leone XIV ha abrogato l’articolo 3 di Un futuro sostenibile.

La decisione, entrata in vigore il 1° luglio 2025, ha eliminato il taglio del 3 % che riguardava sacerdoti, religiosi e religiose compresi nelle categorie previste da quella disposizione.

La decisione pubblicata questo lunedì completa ora l’abrogazione del regime stabilito nel 2021.

Leone XIV: le misure «possono ora essere superate»

Nel nuovo motu proprio, Leone XIV riconosce le circostanze che hanno portato il suo predecessore ad adottare le misure.

Il Papa sottolinea che sono state necessarie anche per far fronte alla «sfida eccezionale della pandemia», ma ritiene che la situazione permetta ora di abbandonare quel meccanismo di contenimento salariale.

«Possono ora essere superate», stabilisce il Pontefice, che aggiunge che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano dovranno continuare «con strumenti diversi» il loro impegno per garantire la sostenibilità economica.

La decisione è stata adottata dopo aver raccolto il parere della Segreteria per l’Economia.

Gli effetti precedenti non saranno invertiti

L’abrogazione non ha carattere retroattivo.

Leone XIV stabilisce espressamente che restano definitivamente salvi tutti gli effetti prodotti da Un futuro sostenibile durante il suo periodo di validità.

Il Papa menziona specificamente la sospensione della generazione degli incrementi biennali di anzianità prevista nell’articolo 5 del documento di Francesco.

Quella misura ha sospeso temporaneamente l’accumulo di tali incrementi retributivi per diverse categorie di lavoratori.

Il nuovo motu proprio stabilisce che gli effetti prodotti da quella sospensione restano «definitivamente acquisiti». Pertanto, l’abrogazione attuale non comporta il recupero degli incrementi che hanno cessato di generarsi durante il periodo di sospensione.

La Santa Sede manterrà l’obiettivo di sostenibilità economica

Leone XIV non elimina con questa decisione l’obiettivo di contenere lo squilibrio dei conti vaticani.

Il nuovo documento stabilisce, invece, che tale obiettivo dovrà essere perseguito mediante strumenti diversi dalle misure salariali introdotte nel 2021.

Il motu proprio ha effetti dal 1° settembre 2026, data in cui è stato firmato, e dispone la sua pubblicazione su L’Osservatore Romano e successivamente sulle Acta Apostolicae Sedis.

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