Papa Leone XIV invita a una «autentica conversione ecologica» che inizia dal rinnovamento del cuore

Papa Leone XIV invita a una «autentica conversione ecologica» che inizia dal rinnovamento del cuore

Il papa Leone XIV ha pubblicato il suo messaggio per l’XI Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, che si celebrerà il prossimo 1° settembre sotto il tema «Con le loro spade forgeranno vomeri e con le loro lance falci» (Is 2,4). Il Pontefice concentra la sua riflessione sul rapporto tra la guerra, il degrado del creato e il disordine del cuore umano, e sostiene che i conflitti non costituiscono solo un fallimento politico, ma anche «morale e spirituale».

Leone XIV afferma che la costruzione della pace richiede qualcosa di più delle riforme strutturali e chiede una «conversione personale e collettiva» che ordini i desideri e permetta di trasformare le risorse destinate alla guerra in strumenti al servizio della vita, dei poveri e del creato. Riprendendo un’espressione di Benedetto XVI, avverte che «i deserti esterni si moltiplicano nel mondo, perché si sono estesi i deserti interiori», e indica come cause profonde dei conflitti e dello sfruttamento del creato «la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca del profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità data da Dio a ogni persona umana».

Di seguito, offriamo il messaggio integrale del Santo Padre:

«Con le loro spade forgeranno vomeri e con le loro lance falci» (Is 2,4)

Cari fratelli e sorelle:

Il Signore nostro Gesù Cristo è venuto perché abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza (cf. Gv 10,10). Questo dono di vita si trova proprio nel cuore della nostra missione come discepoli e della nostra comune vocazione a costruire una civiltà dell’amore. Come possiamo osservare, in questa Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, siamo invitati ancora una volta a contemplare il dono della vita e ad apprezzare la terra che la sostiene, poiché sono modi tangibili di lodare il nostro Creatore.

Attualmente, stiamo assistendo a molteplici crisi e a una grande sofferenza umana. Allo stesso tempo, sembra che l’alterazione dell’equilibrio armonico del creato si stia accelerando. Questi fenomeni non sono disgiunti; sono un’unica invocazione alla guarigione e alla pace che scaturisce da un mondo ferito.

Il Dio della vita, rivelato in Gesù Cristo, offre una pace che il mondo non può dare: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27). Questa pace non è né superficiale né caduca, scaturisce dall’amore perpetuo di Cristo e dalla sua sollecitudine per ogni persona umana.

Tuttavia, questa promessa di pace contrasta notevolmente con le realtà che vediamo in molte parti del mondo. Il profeta Isaia parlò di un’epoca in cui le nazioni «con le loro spade forgeranno vomeri» (Is 2,4), trasformando ciò che distrugge la vita in ciò che la sostiene. Ma oggi, spesso assistiamo al contrario, mentre gli sforzi continuano a concentrarsi sulla violenza e sulla guerra.

La guerra lascia ferite che si estendono ben oltre il campo di battaglia. Miete vite, disintegra le famiglie e costringe milioni di persone ad abbandonare le loro case, aumentando la paura, l’ingiustizia e la divisione (cf. Gaudium et spes, 77-82). La guerra lascia inoltre una distruzione sociale ed ecologica che perdura per generazioni. Inoltre, l’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale crea spesso circoli viziosi che distruggono gli ecosistemi, contaminano risorse essenziali come l’aria e l’acqua, e minano la sicurezza alimentare. Questo genera povertà, disuguaglianza e nuovi conflitti sociali che possono contribuire al riemergere di futuri conflitti.

Oltre a ciò, la guerra crea lesioni che danneggiano l’intero tessuto della vita, colpendo non solo individui e comunità, ma la loro ampia rete di relazioni con l’intera famiglia umana, così come la loro armonia con il creato. Questo rivela un fallimento più profondo nel vivere a immagine e somiglianza di Dio, nel rispettare la vita e nel prendersi cura della terra che ci è stata affidata. Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. La guerra, radicata in desideri distorti e nell’uso improprio della libertà e del potere umani, costituisce una contro-testimonianza al Vangelo della pace.

Le crisi sopra menzionate non richiedono solo responsabilità, ma anche una conversione del cuore che produca frutti in una fedeltà più profonda a Dio, nell’amore reciproco e nel rispetto per il dono del creato. Infatti, le discordie che assistiamo nel mondo, come la violenza, l’ingiustizia e il danno ecologico, non derivano semplicemente da strutture o sistemi imperfetti; sono il «sintomo di una profonda dicotomia radicata nell’umanità stessa» (Gaudium et spes, 10). In effetti, il cuore umano è il luogo in cui si combattono le battaglie più dure e dove si rivela la nostra condizione caduta. Non è solo la sede delle emozioni, ma il centro della persona —dove convergono la ragione, i desideri, la volontà e la coscienza—. È qui che lottiamo con i nostri desideri contraddittori tra amore e indifferenza, verità e illusione, giustizia e ingiustizia (Gc 1,14-15). I danni della guerra e il degrado della terra sono quindi profondamente legati alla condizione del cuore umano. I conflitti che tormentano l’umanità, in vari modi, sono l’espressione esteriore della discordia e della divisione interiori. Quando il cuore è distorto, le relazioni soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere quel disordine.

Papa Benedetto XVI ci ha ricordato che «i deserti esterni si moltiplicano nel mondo, perché si sono estesi i deserti interiori» (Omelia all’inizio solenne del ministero petrino, 24 aprile 2005). Questo ci invita a riconoscere che ciò che è rovinato nel nostro ambiente, in qualche modo lo è anche dentro di noi. Per costruire una società pacifica, dobbiamo quindi non solo riformare le strutture, ma rinnovare i nostri cuori. Le cause profonde del conflitto e dello sfruttamento del creato provengono da una crisi etica e culturale, così come dalla perdita del senso del limite, dal desiderio di dominio, dalla ricerca del profitto immediato e dall’incapacità di riconoscere la dignità data da Dio a ogni persona umana.

Il detto profetico «con le loro spade forgeranno vomeri» (Is 2,4) non è quindi solo una visione che riguarda le nazioni, ma un appello a ogni persona. Ci invita a trasformare la ferita in vita. Tuttavia, questa trasformazione non può essere realizzata attraverso un semplice cambiamento esterno, ma richiede, attraverso la nostra cooperazione con la grazia di Dio, una conversione personale e collettiva più profonda —un ritorno a Dio, che riordini i nostri desideri, guarisca le nostre ferite e ci aiuti a crescere nella virtù—.

Senza questa trasformazione interiore, la pace rimarrà fragile ed effimera. Ma dove i cuori si rinnovano, cominciano ad aprirsi nuove possibilità. Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita: alla cura dei poveri, al sostentamento alimentare degli affamati e alla cura del creato. Questo è il cammino della vera conversione ecologica, dove gli effetti del nostro incontro con Gesù Cristo diventano evidenti nella nostra relazione con il mondo che ci circonda (cf. Francesco, Laudato si’, 217). La pace allora comincia nel nostro cuore e si proietta verso le nostre relazioni, le nostre comunità e il mondo nel suo insieme.

Sebbene le sfide che abbiamo davanti siano enormi, Dio non ci lascia senza i mezzi per guarire e trasformare. Invece delle armi da guerra, il Dio della pace ci colma di forza per guarire, riconciliare e costruire una civiltà dell’amore. In questo senso, siamo chiamati alla cura dei molteplici «ecosistemi» che ci sono stati affidati: gli ecosistemi del creato, delle relazioni umane e del cuore umano stesso.

Immaginiamo un mondo in cui gli sforzi attualmente investiti nella guerra fossero diretti allo sviluppo umano integrale, alla lotta contro la povertà, alla protezione della dignità umana e alla riconciliazione delle persone divise. Un panorama del genere riflette la fede nella venuta del Regno di Dio.

I veri strumenti per la costruzione della pace non sono le armi distruttive, al contrario, lo sono la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore. Questi strumenti scaturiscono dai cuori formati dal Vangelo e sostenuti dalla grazia di Dio. Solo queste qualità possiedono il potere di trasformare gli individui, rinnovare le comunità e guarire le ferite del nostro mondo.

Cari fratelli e sorelle, è chiaro il cammino che abbiamo davanti, anche se non è facile. Siamo chiamati a lasciare che i nostri cuori siano rinnovati, in modo da favorire la pace e la cura del creato. La Sacra Scrittura ci dice di vigilare sul nostro cuore, perché tutto ciò che facciamo scaturisce da esso (cf. Pr 4,23).

Se assumiamo questo compito con umiltà e fede, diventeremo collaboratori nell’opera rinnovatrice di Dio. Avanzeremo lentamente ma con fermezza, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace.

Che il Signore ci conceda il coraggio di percorrere questo cammino, affinché nel nostro tempo, con le spade si forgeranno davvero vomeri, che la promessa del Vangelo si radichi nel nostro mondo e che la pace di Cristo regni su tutto il creato.

Vaticano, 15 agosto 2026, Assunzione della Santissima Vergine Maria.

LEONE PP. XIV

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