Leone XIV: «L’Eucaristia è il sacramento del Regno che viene e l’antidoto contro le divisioni»

Leone XIV: «L’Eucaristia è il sacramento del Regno che viene e l’antidoto contro le divisioni»

L’Eucaristia non è solo il centro della vita liturgica della Chiesa, ma anche la fonte dell’unità tra i cristiani e l’anticipo del Regno di Dio. Lo ha ricordato questo mercoledì papa Leone XIV durante l’udienza generale celebrata in Piazza San Pietro, dove ha proseguito il suo ciclo di catechesi dedicato ai documenti del Concilio Vaticano II.

In questa occasione, il Pontefice ha concentrato la sua riflessione sulla costituzione Sacrosanctum Concilium, dedicata alla sacra liturgia, soffermandosi in particolare sul mistero eucaristico. Ispirandosi a sant’Agostino e a san Paolo, Leone XIV ha spiegato che i cristiani sono chiamati a diventare ciò che ricevono nell’Eucaristia: il Corpo di Cristo.

Il Papa ha ricordato che partecipare alla Messa significa nutrirsi della Parola di Dio e del Corpo del Signore, due realtà inseparabili che formano un unico atto di culto. Ha inoltre sottolineato che l’Eucaristia insegna ai fedeli lo stile di vita di Cristo, caratterizzato dal dono gratuito di sé e orientato alla comunione con Dio e con i fratelli.

In un mondo attraversato da divisioni, conflitti e scontri, Leone XIV ha evidenziato che la partecipazione all’Eucaristia costituisce un potente rimedio spirituale. Secondo quanto ha spiegato, il sacrificio eucaristico introduce i cristiani in una dinamica di unità che combatte le divisioni presenti nella società, nelle famiglie, nelle comunità e persino nel cuore di ogni persona.

Il Pontefice ha inoltre rivendicato l’importanza della Sacra Scrittura nella vita liturgica e ha ricordato che uno dei grandi contributi del Concilio Vaticano II è stato quello di aprire più ampiamente ai fedeli i tesori della Bibbia attraverso la riforma del Lezionario, permettendo una maggiore ricchezza di letture nella celebrazione della Messa.

Di seguito, il testo integrale della catechesi del Santo Padre:

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Proseguiamo con le catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, in particolare sulla Costituzione Sacrosanctum Concilium (SC) sulla Liturgia.

Quando sant’Agostino vuole spiegare ai nuovi battezzati il mistero del Corpo di Cristo, riprende il passo di san Paolo che abbiamo ascoltato: «Voi siete il corpo di Cristo e, ciascuno per la sua parte, sue membra» (1 Cor 12, 27). E aggiunge: «Ricevete il mistero che siete voi. A ciò che siete, rispondete “Amen”, e rispondendo (così) lo confermate. Ascoltate dunque: “Corpo di Cristo”, e rispondete: “Amen”. Siate membra del corpo di Cristo, affinché il vostro “Amen” risponda alla verità. […] Siate ciò che vedete e ricevete ciò che siete» (Sermone 272).

Subito dopo aver evocato l’Ultima Cena di Gesù, la Costituzione sulla Liturgia parla dell’Eucaristia con questi accenti agostiniani. Per i cristiani, far parte della mensa del Signore significa che «siano istruiti dalla parola di Dio, si fortifichino alla mensa del Corpo del Signore, rendano grazie a Dio» (SC, 48). Ricevendolo nella sua Parola e nell’Eucaristia diventiamo ciò che riceviamo. Diventiamo il Corpo di cui è Capo Cristo risorto, seduto alla destra del Padre (cfr Col 1, 18), il quale ci prepara un posto nei cieli (cfr Gv 14, 3): l’Eucaristia è così il sacramento del Regno che viene. È il Pane del cammino, che ci conduce verso la Patria celeste, fino al giorno beato in cui «Dio sia tutto in tutti» (1 Cor 15, 28).

L’assemblea liturgica offre il Sacrificio «non solo per mano del sacerdote, ma insieme con lui» (SC, 48). In questa prospettiva, l’Eucaristia è la forma del sacrificio spirituale dei cristiani (cfr Eb 13, 16; Rm 12, 1), in quanto via dell’unione con Dio e dell’unione reciproca. Partecipandovi, imparano che «si perfezionino ogni giorno per mezzo di Cristo mediatore nell’unione con Dio e tra di loro, affinché, infine, Dio sia tutto in tutti» (ibid.). Così, incorporandoci a Cristo, l’Eucaristia ci insegna ad adottare lo stile di vita dello stesso Signore Gesù, caratterizzato dal dono gratuito di sé. Questo dono ci fa entrare, per questo, nella dinamica dell’unità, che offre un potente antidoto ai fermenti di divisione che minacciano il nostro mondo, le nostre comunità, le nostre famiglie, il nostro cuore (cfr SC, 47).

Cari, quando partecipiamo all’Eucaristia siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio e a nutrirci alla mensa del Signore, dove Egli stesso si offre al Padre. Queste due parti della Messa, la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica, «sono così intimamente unite che costituiscono un unico atto di culto» (SC, 56).

Per quanto riguarda la Parola, è necessario ricordare che non si tratta soltanto di acquisire un sapere intellettuale sulle Scritture, ma di ricevere la Parola «viva ed efficace» (Eb 4, 12), rivolta da Dio a tutti e al tempo stesso a ciascuno, Parola che nutre e alimenta insieme al Pane eucaristico e ci fa passare dalla decadenza del peccato alla vita nuova in Cristo. «L’Eucaristia ci aiuta a comprendere la Sacra Scrittura, così come la Sacra Scrittura, a sua volta, illumina e spiega il mistero eucaristico» (Benedetto XVI, Esort. ap. postsyn. Verbum Domini, 55).

Il Concilio Ecumenico II ha chiesto: «si aprano con maggiore ampiezza i tesori della Bibbia, in modo che, in un periodo determinato di anni, si leggano al popolo le parti più significative della Sacra Scrittura» (SC, 51). La riforma liturgica ha tradotto questa richiesta in quel tesoro che è il Lezionario, cioè il libro che raccoglie tutte le Letture bibliche per le celebrazioni liturgiche. Tale ampiezza è stata attinta dalla fonte più pura della Tradizione vivente, che combina la «sana tradizione» con «la via a un progresso legittimo» (SC, 23).

L’inizio del capitolo II della Costituzione sulla Liturgia è intessuto di riferimenti al grande fiume della Tradizione, che va dai Padri della Chiesa fino a noi. Lo cito: «Il nostro Salvatore, nell’Ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il Sacrificio Eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, con il quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il Sacrificio della Croce e affidare alla sua Sposa, la Chiesa, il Memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, banchetto pasquale, nel quale si mangia Cristo, l’anima si riempie di grazia e ci viene data una pegno della gloria futura» (SC, 47).

Cari fratelli e sorelle, accostiamoci con fede a questa fonte di vita divina e lasciamoci trasformare dal mistero che celebriamo.

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