La più grande associazione cattolica femminile della Germania chiede aborti negli ospedali della Chiesa

La più grande associazione cattolica femminile della Germania chiede aborti negli ospedali della Chiesa

L’Associazione Cattolica delle Donne di Germania (kfd), che si presenta come la più grande organizzazione femminile cattolica del Paese con circa 265.000 iscritte, ha approvato un documento in cui chiede che gli aborti possano essere praticati anche negli ospedali gestiti dalla Chiesa. La proposta, sostenuta dall’assemblea nazionale dell’organizzazione, rappresenta una nuova sfida all’insegnamento cattolico sulla difesa della vita umana e ha provocato una netta reazione da parte di rappresentanti ecclesiastici e movimenti pro-life.

La decisione è stata adottata durante l’assemblea tenutasi dal 4 al 6 giugno a Magonza. Il documento approvato affronta il dibattito sull’articolo 218 del Codice Penale tedesco, che regola l’aborto, e propone una serie di misure che vanno dal finanziamento pubblico degli aborti all’ampliamento dell’educazione sessuale e all’accesso gratuito ai contraccettivi.

La kfd chiede aborti negli ospedali cattolici

La proposta più controversa del documento è la richiesta che gli ospedali cattolici pratichino aborti.

«La kfd chiede che gli aborti siano possibili anche negli ospedali cattolici», afferma esplicitamente il testo.

L’organizzazione sostiene che esistano disuguaglianze regionali nell’accesso all’aborto e ritiene che queste debbano essere eliminate attraverso una maggiore disponibilità di questo servizio in tutto il Paese.

Inoltre, chiede contraccettivi gratuiti per tutta la popolazione, educazione sessuale fin dalla tenera età, la creazione di una figura responsabile per queste questioni in ogni diocesi e garanzie affinché gli aborti siano finanziati dal sistema sanitario.

Sebbene il documento riconosca che la vita umana inizia al concepimento, sostiene che il diritto alla vita del nascituro debba essere considerato insieme al diritto all’autodeterminazione della donna, una formulazione che si discosta dall’insegnamento costante della Chiesa sull’inviolabilità della vita umana fin dal suo inizio.

Il testo attacca anche vari movimenti pro-life, accusandoli di essere legati a posizioni antifemministe, autoritarie o estremiste, affermazioni che sono state respinte dalle organizzazioni interessate.

«Completamente inaccettabile e intollerabile»

La risposta più netta è arrivata dal vescovo emerito di Fulda, Heinz Josef Algermissen, presidente dell’organizzazione pro-life Seelsorge für das Leben.

«Che un’organizzazione cattolica chieda seriamente che l’eliminazione dei bambini prima della nascita sia possibile anche negli ospedali cattolici è completamente inaccettabile e assolutamente intollerabile».

Il prelato ha ricordato che la Chiesa non considera l’aborto una prestazione medica né una soluzione legittima a una gravidanza indesiderata.

«L’eliminazione di un bambino innocente e indifeso nel grembo materno non costituisce una prestazione medica. Una gravidanza indesiderata non è nemmeno una malattia».

Algermissen ha criticato anche la proposta di finanziare gli aborti attraverso le assicurazioni sanitarie.

«Cercare di trasferire i costi dell’eliminazione dei bambini prima della nascita all’insieme degli assicurati banalizza e mina il divieto di uccidere».

Il vescovo ha inoltre respinto l’appello alla coscienza individuale come giustificazione morale dell’aborto.

«Se la coscienza offrisse un simile consiglio, dimostrerebbe semplicemente di non essere stata adeguatamente formata».

Ricordando recenti parole di Leone XIV sulla necessità di proteggere ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, ha concluso:

«Un’organizzazione cattolica che si allontana da questa concezione si allontana dalla Chiesa come Corpo Mistico di Cristo e, quindi, dallo stesso Cristo».

Due anni di dibattito per mettere in discussione la posizione cattolica

La stessa kfd spiega che il documento è il risultato di un processo interno di riflessione durato più di due anni e a cui hanno partecipato esperti di medicina, etica, diritto e teologia.

L’organizzazione riconosce che il dibattito non ha generato un consenso interno completo. Tuttavia, ha deciso di approvare un testo che chiede profondi cambiamenti sia nella legislazione tedesca sia nella pratica delle istituzioni cattoliche.

Il teologo morale Stephan Ernst, professore all’Università di Würzburg, ha valutato positivamente il documento e ha ritenuto che rifletta una discussione presente nella società tedesca. Tuttavia, ha ammesso che il testo non riesce a spiegare in modo convincente come possa conciliarsi la difesa della vita del nascituro con il diritto all’autodeterminazione della donna.

Un nuovo episodio della crisi del cattolicesimo tedesco

La controversia si inserisce in un contesto segnato da anni di tensioni dottrinali all’interno della Chiesa tedesca. Diverse organizzazioni legate all’ambiente del Cammino Sinodale hanno promosso proposte che mettono in discussione aspetti fondamentali della morale cattolica, soprattutto in materia di sessualità, famiglia e antropologia cristiana.

La kfd è stata una delle voci più attive in questi dibattiti e in numerose occasioni ha difeso posizioni lontane dall’insegnamento tradizionale della Chiesa.

L’approvazione di questo documento rappresenta un nuovo passo in questa direzione. Mentre la Chiesa continua a insegnare che la vita umana deve essere protetta dal concepimento fino alla morte naturale, un’organizzazione che continua a presentarsi come cattolica chiede ora che gli ospedali ecclesiali partecipino direttamente alla pratica degli aborti.

La polemica evidenzia ancora una volta la profonda frattura esistente all’interno di determinati settori del cattolicesimo tedesco e la crescente distanza tra alcune delle sue organizzazioni e la dottrina che dicono di rappresentare.

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