La Basilica della Sacra Famiglia accoglie il 10 giugno uno di degli atti più importanti del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna. In coincidenza con il centenario della morte di Antoni Gaudí, il Pontefice celebra la Santa Messa nel tempio barcellonese e benedice la Torre di Gesù, la più alta delle strutture progettate dall’architetto catalano.
La commemorazione arriva in un momento particolarmente significativo per la causa di canonizzazione di Gaudí, dichiarato venerabile dalla Chiesa, e pone nuovamente l’attenzione sulla dimensione spirituale di un’opera che lo stesso architetto concepì come una grande testimonianza di fede cristiana.
Un’opera concepita per la storia della salvezza
In un’intervista concessa a La Nuova Bussola Quotidiana, l’architetta italiana Chiara Curti, presidente dell’Associació Cultural Antoni Gaudí e una delle maggiori esperte internazionali sulla figura del creatore della Sacra Famiglia, sottolinea che l’architetto catalano intendeva il proprio lavoro come una collaborazione con l’opera di Dio.
«Gaudí progetta con un metodo che è al tempo stesso antico e nuovo, realizzando un’opera che possa entrare nella storia della salvezza», spiega Curti.
L’esperta sottolinea che l’originalità di Gaudí non risiede unicamente nelle sue innovazioni tecniche o formali, ma anche nella sua capacità di concepire un edificio destinato a trascendere la propria vita e quella della sua generazione.
«Non sono l’architetto della Sacra Famiglia; sono un collaboratore del Creatore», rispondeva abitualmente Gaudí quando gli chiedevano del suo ruolo nella costruzione del tempio.
La speranza come fondamento del progetto
Uno degli aspetti che più colpisce gli studiosi è la fiducia con cui Gaudí affrontò un’opera la cui conclusione sapeva di non poter vedere.
Secondo Curti, l’architetto progettò una basilica che richiedeva progressi tecnologici ancora inesistenti nella sua epoca, convinto che le generazioni future avrebbero potuto completare ciò che lui aveva appena iniziato.
«La sua capacità di concepire una cattedrale che necessitava di uno sviluppo tecnologico successivo mette in evidenza la sua speranza nel futuro, nelle generazioni a venire e nella buona storia del mondo», afferma.
Questa fiducia si rifletté anche in una delle sue frasi più note: «Il mio cliente è Dio e Dio non ha fretta».
La luce come linguaggio di Dio
La specialista evidenzia inoltre il ruolo centrale che la luce svolge nella concezione architettonica della Sacra Famiglia, una caratteristica che la portò a definire il tempio come una vera e propria «cattedrale della luce».
Per Gaudí, la luce costituiva una manifestazione della presenza divina e doveva occupare un posto essenziale nell’architettura sacra. Per questo progettò uno spazio in cui le vetrate, l’orientamento dell’edificio e la disposizione interna contribuiscono a creare un’esperienza profondamente religiosa.
«Ciò che fa Gaudí è recuperare il senso religioso dell’uomo e proporlo nuovamente all’uomo contemporaneo, che aveva perso la capacità di stupirsi», sostiene Curti.
Un’architettura che esprime la fede
Al di là delle sue forme monumentali, la Sacra Famiglia fu concepita per trasmettere visivamente i contenuti centrali del cristianesimo.
L’architetta ricorda che nella cripta del tempio si celebra l’Eucaristia fin dagli inizi della costruzione e sottolinea la presenza di elementi che rimandano costantemente al mistero della Redenzione.
Segnala inoltre una peculiarità strutturale dell’edificio: gran parte del suo peso si concentra nelle zone superiori, dando l’impressione di una costruzione che si eleva verso il cielo.
«Gaudí ha la capacità non solo di rappresentare immagini, ma di incorporarle nella struttura stessa dell’edificio», spiega.
Un’eredità che continua a crescere
Cento anni dopo la morte dell’architetto, la Sacra Famiglia continua ad avanzare grazie ai contributi di milioni di visitatori e benefattori, mantenendo il carattere espiatorio con cui fu concepita.
Per Chiara Curti, il successo della basilica dimostra che il mondo contemporaneo continua a cercare risposte alle grandi domande spirituali.
«La Sacra Famiglia vive di chi entra come turista e ne esce come pellegrino», afferma.
La celebrazione presieduta da Leone XIV e la benedizione della Torre di Gesù costituiscono uno dei principali atti dell’Anno Gaudí e mettono in risalto l’attualità della figura di un architetto che intese il proprio lavoro non solo come una creazione artistica, ma come un modo di annunciare la fede attraverso la bellezza.