Il messaggio di Leone XIV per la Spagna a Cibeles: «Che la religiosità che da secoli anima questo paese non sia un museo»

Il messaggio di Leone XIV per la Spagna a Cibeles: «Che la religiosità che da secoli anima questo paese non sia un museo»

Durante l’omelia della Santa Messa del Corpus Domini, celebrata questa domenica in Plaza de Cibeles a Madrid, Leone XIV ha lasciato un messaggio profondamente centrato sull’Eucaristia e sulla tradizione religiosa della Spagna.

Il Papa ha difeso il valore delle processioni del Corpus Domini come espressione della fede nella presenza reale di Cristo e ha messo in guardia contro il rischio di ridurle a una mera manifestazione culturale o folcloristica. Inoltre, ha invitato i cattolici a riscoprire la religiosità popolare come una «scuola di fede» per il presente, ha collegato l’adorazione eucaristica all’impegno verso i poveri e ha ricordato figure come san Manuel González e san Juan de la Cruz come esempi di una spiritualità centrata sulla presenza di Cristo nel Santissimo Sacramento.

Di seguito, l’omelia integrale di Leone XIV:

Eminenze ed Eccellenze Reverendissime,
cari presbiteri, religiosi, religiose,
Maestà,
fratelli e sorelle:

Con il cuore colmo di gioia, all’inizio di questo Viaggio in Spagna, presiedo questa Celebrazione nel giorno della Solennità del Corpus Domini.

Siamo riuniti attorno all’Eucaristia, il dono della presenza viva di Cristo in mezzo a noi. Egli, che ha voluto offrirci la sua vita per farci entrare nella comunione del Padre e renderci suoi figli, è qui, come Pane vivo disceso dal cielo, che ci nutre con la stessa vita di Dio, con un amore più forte della morte.

Questa memoria del Signore presente nel Pane eucaristico è nel cuore della vostra fede e della storia del vostro popolo. Qui a Madrid, ma anche in tanti altri luoghi della Spagna, il Corpus Domini non è una festa in più del calendario liturgico, bensì un ritorno alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio. Le solenni processioni di questo giorno hanno plasmato per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo e, ancora oggi, esprimono e manifestano il sentimento spirituale di questo Paese anche attraverso la bellezza e l’eleganza dei tappeti floreali, degli altari nelle strade, della cura dei tabernacoli e degli espositori, dei canti e degli ornamenti. Non si tratta di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folcloristica o di un semplice ornamento estetico: qui si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e continua a passare in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche i più oscuri.

Così, se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come cibo, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio, ma esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana. Egli è il Dio vicino che cammina con il suo popolo, il Signore della storia, conforto dei deboli, luce per le famiglie, speranza per i malati, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nel tabernacolo è lo stesso che si identifica con i poveri, gli abbattuti, i soli e gli abbandonati. Non è un caso che qui, in Spagna, la Chiesa abbia unito per anni la solennità del Corpus Domini con la Giornata della Carità.

Non si tratta solo di portare fuori il tabernacolo, ma di lasciarci portare fuori noi stessi dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare lo sguardo, ad accogliere la sua presenza che ci trasforma e ci rende costruttori di un mondo nuovo.

Per questo, la memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; diventa, invece, un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro. In questa prospettiva va compresa l’invito a «ricordare» che abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Ricorda tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere questi quarant’anni nel deserto»; ricordati di come, quando avevi fame, ti ha nutrito con la manna. Si tratta di «ricordare» proprio per non dimenticare chi è il Signore, per non cadere nella tentazione di confidare in altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia.

Pertanto, ecco un incarico per la Spagna di oggi e di domani: che la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede da cui attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi davanti al Signore e disprezzare il fratello; una scuola che ci insegna la gratitudine dell’amore che si fa dono, perché circoli tra noi e rompa le catene di ogni egoismo; una scuola da cui impariamo che Dio è presenza reale e che anche noi siamo chiamati a essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci personalmente nella costruzione del bene comune.

Fratelli e sorelle, desidero ricordare qui san Manuel González, il vescovo dei tabernacoli abbandonati. La sua vita ci ricorda che l’Eucaristia non può essere onorata solo nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedeltà silenziosa di chi accompagna il Signore con un’amicizia umile e discreta che si nutre giorno per giorno. Vorrei ricordare anche i versi poetici di san Juan de la Cruz: «So bene io la fonte che sgorga e scorre, anche se è notte» (Cantico dell’anima che si rallegra di conoscere Dio per fede). Nella prigione conventuale di Toledo, dove era incarcerato in condizioni durissime, proprio intorno al Corpus Domini del 1578, egli riconosce dalla notte di quella prigione la presenza nascosta del Signore, da cui scaturisce una luce che non conosce tramonto e sgorga una vita che non si esaurisce. Gesù Eucaristia è «quella fonte eterna che è nascosta», fonte che scorre e disseta, ma senza abbagliare, senza imporsi con potere esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare (cfr. ivi).

Torniamo a Lui con amore sincero. Apriamoci all’incontro con Lui, lasciamo che idrati le aridità del nostro cuore, per uscire poi sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e di gioia. Beviamo di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci rinchiude in una devozione privata, ma ci invia ad annaffiare i fratelli, le famiglie, i poveri, chi soffre, chi ha perso la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per chi incontriamo.

Che il Signore Gesù presente nell’Eucaristia vi renda pane spezzato, donato e offerto, perché una vita piena possa germogliare per voi, per le vostre famiglie e per il vostro Paese.

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