Vangelo del giorno 5 giugno 2026 – Marco 12, 35-37

Prima Lettura

Lettura della seconda lettera dell’apostolo san Paolo a Timoteo

2 Timoteo 3, 10-17

Caro fratello: Tu hai seguito da vicino i miei insegnamenti e il mio modo di vivere, i miei progetti, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore fraterno, la mia costanza, le mie persecuzioni e sofferenze, come quelle che sopportai ad Antiochia, a Iconio e a Listra. Che dure persecuzioni ho dovuto subire! Ma da tutte mi ha liberato il Signore.

Tutti coloro che vogliono vivere come buoni cristiani saranno anche perseguitati. Da parte loro, i malvagi e i perversi andranno di male in peggio, ingannando gli altri e ingannando se stessi.

Tu invece rimani saldo in ciò che hai imparato e ti è stato affidato, perché sai bene da chi lo hai appreso e fin dall’infanzia sei familiare con la Sacra Scrittura, che può darti la sapienza che, mediante la fede in Cristo Gesù, conduce alla salvezza.

Tutta la Sacra Scrittura è ispirata da Dio ed è utile per insegnare, per riprendere, per correggere e per educare alla virtù, affinché l’uomo di Dio sia perfetto e sia pienamente preparato per ogni opera buona.



Vangelo

Lettura del santo vangelo secondo san Marco

Marco 12, 35-37

Un giorno, mentre insegnava nel tempio, Gesù domandò: “Come possono dire gli scribi che il Messia è figlio di Davide? Lo stesso Davide, ispirato dallo Spirito Santo, ha dichiarato: Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra e io farò dei tuoi nemici lo sgabello dove poserai i tuoi piedi. Se lo stesso Davide lo chiama ‘Signore’, come può essere suo figlio?”

La folla che lo circondava, che era numerosa, lo ascoltava con piacere.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare