Una voce da Le Barroux ricorda: «non si difende la fede distruggendo la Chiesa»

Una voce da Le Barroux ricorda: «non si difende la fede distruggendo la Chiesa»

La possibilità che la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) proceda in futuro a nuove consacrazioni episcopali senza mandato pontificio continua ad alimentare il dibattito all’interno del mondo tradizionale. Alle recenti riflessioni di mons. Athanasius Schneider si è aggiunta ora un’ampia risposta di padre Cyrille, monaco dell’abbazia benedettina di Le Barroux, il quale sostiene che la difesa della Tradizione non può essere separata dalla comunione visibile con il Successore di Pietro.

In un articolo pubblicato dalla rivista francese La Nef, il religioso francese risponde dettagliatamente al testo in cui il vescovo ausiliare di Astana chiedeva a Leone XIV di facilitare una soluzione per evitare un’eventuale ripetizione della crisi del 1988, quando mons. Marcel Lefebvre consacrò quattro vescovi senza autorizzazione di san Giovanni Paolo II.

Il timore di un nuovo episodio come quello di Écône

La discussione ruota attorno a una questione che da anni preoccupa la stessa Fraternità: cosa accadrà quando scompariranno gli attuali vescovi e sarà necessario garantire la continuità dell’episcopato all’interno dell’opera fondata da mons. Lefebvre.

Nel suo intervento, mons. Schneider aveva sostenuto che una consacrazione episcopale effettuata senza mandato pontificio non costituisce necessariamente un atto scismatico. Per sostenere la sua tesi, ricordava diversi precedenti storici e argomentava che in situazioni straordinarie la Chiesa ha conosciuto atti di resistenza che in seguito sono stati compresi in modo più sfumato.

Padre Cyrille riconosce la gravità della crisi ecclesiale contemporanea e afferma di comprendere le preoccupazioni di chi teme per il futuro della Tradizione. Tuttavia, ritiene che l’analisi di Schneider minimizzi alcuni aspetti fondamentali della natura stessa della Chiesa.

«La questione non è solo una questione di buona volontà»

Uno dei primi rimproveri del monaco francese consiste nel segnalare che il problema non può essere ridotto alle intenzioni soggettive di chi partecipa a un’eventuale consacrazione.

«La questione non è anzitutto una questione di buona volontà, ma di chiarezza dottrinale elementare e di stabilità a lungo termine in strutture definite».

A suo giudizio, la domanda decisiva non è soltanto se una consacrazione sarebbe valida dal punto di vista sacramentale, ma quali conseguenze avrebbe per l’unità visibile della Chiesa.

Il benedettino sostiene che l’esistenza prolungata di una struttura episcopale indipendente da Roma corre il rischio di consolidare una situazione ecclesiale anomala che finirebbe per danneggiare proprio ciò che si intende proteggere.

Il giudizio di Giovanni Paolo II sulle consacrazioni del 1988

Mons. Schneider aveva ricordato che il concetto di scisma possiede una definizione canonica precisa e che la disobbedienza, di per sé, non equivale automaticamente a una rottura formale della comunione ecclesiale.

Padre Cyrille risponde che tale osservazione, pur essendo corretta in termini generali, non basta per comprendere quanto avvenuto nel 1988.

Per questo ricorda il giudizio formulato da san Giovanni Paolo II nel motu proprio Ecclesia Dei:

«Questa disobbedienza — che implica in pratica il rifiuto del primato romano — costituisce un atto scismatico».

Per il monaco di Le Barroux, qualsiasi riflessione seria sul futuro della Fraternità deve tener conto che lo stesso Pontefice interpretò quegli eventi in termini molto più gravi di una semplice infrazione disciplinare.

Il dibattito su sant’Atanasio

Sulla crisi ariana del IV secolo, mons. Schneider aveva invocato la figura di sant’Atanasio per sostenere che esistono momenti eccezionali in cui la fedeltà alla fede esige di resistere a determinate decisioni dell’autorità ecclesiastica.

Padre Cyrille ritiene che tale analogia risulti storicamente problematica.

«Ogni crisi ha la sua singolarità».

Secondo lui, la situazione dottrinale, giuridica ed ecclesiale dell’epoca di sant’Atanasio era profondamente diversa da quella attuale. Per questo considera rischioso utilizzare quegli eventi come una giustificazione automatica di decisioni contemporanee.

Inoltre, mette in discussione alcune interpretazioni semplificate che presentano il grande difensore dell’ortodossia nicena come qualcuno sistematicamente contrapposto all’autorità legittima della Chiesa.

Si può difendere la Tradizione al di fuori di Roma?

Da parte sua, mons. Schneider aveva fatto ricorso all’immagine di un incendio per spiegare la situazione attuale della Chiesa: se un edificio brucia, argomentava, alcuni pompieri possono essere costretti a utilizzare mezzi straordinari per salvare l’essenziale.

Padre Cyrille replica che la Chiesa non può essere paragonata semplicemente a un’organizzazione umana.

La Chiesa, ricorda, è una realtà soprannaturale fondata da Cristo su Pietro e sugli Apostoli. Per questo ritiene insufficiente qualsiasi impostazione che si concentri esclusivamente sulla conservazione di determinati beni spirituali senza prestare altrettanta attenzione all’unità visibile voluta dal Signore.

In questo contesto riprende una nota frase del sacerdote e scrittore inglese Bryan Houghton, rivolta a suo tempo a mons. Lefebvre:

«Non si difende la fede distruggendo la Chiesa».

La citazione riassume gran parte della tesi dell’articolo: la Tradizione non consiste unicamente nel conservare una liturgia, una disciplina o una formulazione dottrinale, ma anche nel rimanere all’interno della struttura visibile di comunione stabilita da Cristo.

La lettera di Giovanni Paolo II a Lefebvre

L’autore dedica spazio anche a ricordare le trattative svoltesi tra Roma e mons. Lefebvre prima delle consacrazioni episcopali.

In particolare, riproduce vari passi della lettera inviata personalmente da san Giovanni Paolo II pochi giorni prima delle consacrazioni di Écône. Per il monaco benedettino, il documento dimostra che esisteva una via di soluzione canonica che avrebbe permesso di garantire la continuità dell’opera fondata da Lefebvre senza giungere a una rottura con la Santa Sede.

Da questa prospettiva, ritiene che la crisi del 1988 non possa essere interpretata semplicemente come una reazione inevitabile a una situazione di necessità.

Un dibattito che resta aperto sotto Leone XIV

Mentre mons. Schneider insiste sul fatto che la gravità della crisi attuale esige uno sguardo ampio e prudente sui precedenti storici, padre Cyrille risponde che nessuna situazione eccezionale può portare a separare la difesa della Tradizione dalla comunione con il Romano Pontefice.

Il dibattito, lungi dal chiudersi, lascia sul tavolo una delle questioni più delicate del mondo tradizionale contemporaneo: come preservare integralmente l’eredità ricevuta senza mettere a rischio l’unità visibile della Chiesa.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare