Leone XIV all’Angelus: «Che la Sapienza divina illumini chi esercita l’autorità»

Leone XIV all’Angelus: «Che la Sapienza divina illumini chi esercita l’autorità»

Il Papa Leone XIV ha nuovamente posto la pace al centro del suo messaggio domenicale al termine della recita dell’Angelus in piazza San Pietro. Nell’ultimo giorno del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine Maria, il Pontefice ha ricordato la grande catena mondiale di preghiera che in queste settimane ha unito migliaia di fedeli per chiedere la fine delle guerre e ha nuovamente affidato a Maria i popoli che soffrono i conflitti.

L’appello arriva appena un giorno dopo il Rosario per la Pace presieduto dal Papa nei Giardini Vaticani, al quale si sono uniti numerosi santuari mariani di tutto il mondo. Leone XIV ha chiesto che la Sapienza divina illumini coloro che esercitano l’autorità affinché lavorino per una pace giusta e duratura. Nella sua riflessione prima dell’Angelus, incentrata sulla solennità della Santissima Trinità, ha inoltre sottolineato che la vocazione dell’uomo è la comunione e ha avvertito che le divisioni, le polarizzazioni e il disprezzo della diversità generano distruzione, tristezza e aridità.

Testo integrale della riflessione del Papa Leone XIV prima dell’Angelus

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Con la solennità di Pentecoste, una settimana fa, si è concluso il Tempo Pasquale. Celebrando oggi il Mistero di Dio Trinità, ci viene offerta l’opportunità di riflettere sul cammino percorso, partendo dal suo centro, che è la vita di Dio che ci è stata donata in Gesù Cristo. Questa vita è una comunione dinamica, inesauribile, feconda, alla quale ora partecipiamo: lo Spirito che unisce il Padre e il Figlio è stato effuso nei nostri cuori, affinché nel mondo prenda forma la Chiesa, sacramento di comunione, spazio di incontro, di amore e di vita in cui il cielo e la terra già si toccano.

Il Vangelo della liturgia di oggi (Gv 3,16-18) ci presenta Nicodemo, una figura eminente in Israele che ha provato una profonda attrazione per Gesù. Infatti, andò a cercarlo —di notte, per non essere visto—, desideroso di conoscere meglio questo misterioso Maestro e di fargli delle domande. Accogliendolo, il Signore diede importanza alla sua ricerca. Lo sorprese, suggerendogli che anche per un adulto è possibile rinascere; gli fece intravedere che la vita di Dio avrebbe potuto trasformare la sua vita. Gesù parlò a Nicodemo dello Spirito Santo, illuminò la sua notte con la verità che nella festa di oggi risuona in tutte le nostre chiese: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (v. 16). E anche: «Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui» (v. 17).

Cari amici, nel Mistero di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, siamo a casa, proprio come Nicodemo si sentì a casa accanto a Gesù. La vita di Dio è meravigliosa e affascinante, dona pace al nostro cuore, spesso così inquieto, e ci permette di incontrarci come fratelli e sorelle nella gioia dello Spirito. La Trinità ci fa amare tutto e tutti; scopriamo che ogni creatura è fatta per la comunione, la relazione, l’incontro. E, per contrasto, comprendiamo perché le divisioni, le polarizzazioni e il disprezzo della diversità portano al mondo distruzione, tristezza e aridità.

Nicodemo faceva parte del Sinedrio, il Consiglio dei capi d’Israele. Quando udì nel Sinedrio parole di disprezzo verso Gesù, invitò tutti ad ascoltarlo prima di condannarlo. Aveva ricevuto da Dio, attraverso lo stesso Cristo, lo Spirito della comunione, che apre il cuore alla nuova verità e alla vera novità. Chi non accoglie questo Spirito invecchia presto, immerso nella lamentela; si trova solo, non ha mai l’animo festoso. Oggi, invece, cari fratelli e sorelle, è festa. La festa di Dio è la nostra festa. Per questo san Paolo scrive ai Corinzi: «Per il resto, fratelli, siate lieti, cercate la perfezione, incoraggiatevi a vicenda, abbiate un solo sentire e vivete in pace. E il Dio dell’amore e della pace sarà con voi» (2 Cor 13,11).

E ora, con la preghiera dell’Angelus, ci rivolgiamo alla Vergine Maria; che nel suo “sì” alla divina Volontà fiorisca anche il nostro “sì” all’amore della Santissima Trinità.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle:

In questo mese di maggio, tutta la Chiesa ha innalzato un’invocazione unanime per la pace. Soprattutto attraverso la preghiera del Santo Rosario, come una catena ininterrotta, ha affidato all’intercessione della Vergine Maria i popoli tormentati dalla guerra. Che la Sapienza divina illumini la coscienza di coloro che esercitano l’autorità e orienti le loro decisioni verso la ricerca sincera di una pace giusta e duratura.

Oggi in Italia si celebra la 25ª Giornata del Sollievo. Accompagno con il cuore tutte le persone malate e coloro che le assistono. Ringrazio e incoraggio tutti coloro che diffondono la cultura della vicinanza e della cura.

A tutti voi, romani e pellegrini, che siete venuti oggi in piazza San Pietro, vi saluto con affetto.

In particolare, do il benvenuto al vescovo e ai pellegrini della diocesi di Kumba, in Camerun; così come al coro parrocchiale di Dunajska Luzna, in Slovacchia. Saluto i polacchi qui presenti e anche i partecipanti alla grande pellegrinaggio al Santuario di Piekary, dove si venera Maria come Madre della Giustizia Sociale.

Saluto il Gruppo degli Alpini di Rivoli, i giovani di San Zeno Naviglio e i partecipanti alla “Staffetta dell’inclusione”, con alcune bandiere realizzate da studenti di istituti italiani.

A tutti auguro una buona domenica.

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