Muore una neonata immigrata dopo un salvataggio al largo di Lampedusa

Muore una neonata immigrata dopo un salvataggio al largo di Lampedusa

Una neonata ivoriana di appena un mese è morta per ipotermia dopo che un’imbarcazione con 55 migranti africani è stata soccorsa al largo delle coste di Lampedusa, nel sud dell’Italia. La notizia, diffusa da Vatican News, ha riportato l’attenzione sul dramma umanitario che si vive nel Mediterraneo e sul dibattito politico intorno alle politiche migratorie europee.

L’imbarcazione è stata intercettata da una motovedetta della Guardia di Finanza italiana quando si trovava sul punto di affondare. A bordo viaggiavano migranti provenienti da Camerun, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone. Dopo essere stati scortati fino al molo di Favarolo, sono iniziate le operazioni di accoglienza coordinate dalla Croce Rossa Italiana.

La neonata ha smesso di respirare durante il tragitto verso il policlinico dell’isola. Sebbene i medici abbiano tentato di rianimarla, è stato infine confermato il decesso per ipotermia. La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine e ha ordinato l’esecuzione di un’autopsia per chiarire le circostanze esatte della morte。

La madre e la sorella della bambina sono sopravvissute e restano accolte nel centro per migranti di Lampedusa, dove ricevono assistenza psicologica. Le autorità italiane stanno ora cercando di ricostruire il percorso della traversata e di determinare quando ha cominciato ad aggravarsi lo stato di salute della minore.

Migranti con segni di violenza

Durante il protocollo sanitario effettuato dopo lo sbarco, i medici hanno inoltre rilevato lesioni compatibili con torture in almeno quattro dei migranti soccorsi. Secondo quanto spiegato da Francesco D’Arca, responsabile medico del policlinico di Lampedusa, diverse persone presentavano ferite visibili su braccia e schiena.

Le lesioni potrebbero essere state causate sia nei Paesi di origine sia durante il percorso migratorio, dove operano reti di traffico illegale di persone che controllano gran parte delle rotte clandestine verso l’Europa.

Il Mediterraneo Centrale continua a essere una delle principali rotte di immigrazione illegale verso il territorio europeo. Secondo i dati citati da Vatican News, dal 2014 più di 34.800 persone sono morte o sono scomparse tentando di raggiungere l’Europa per mare. Solo in quello che va del 2026, le vittime supererebbero già le 1.200.

Save the Children chiede più vie legali di accesso

Dopo la morte della neonata, l’organizzazione Save the Children ha attribuito alle politiche di frontiera europee tragedie come quella verificatasi al largo di Lampedusa. Giorgia D’Errico, direttrice delle relazioni internazionali dell’ONG, ha affermato che “quando muore una neonata non è una fatalità, bensì il fallimento di politiche che antepongono le frontiere alla vita”.

L’organizzazione ha chiesto nuovamente di ampliare le vie legali e sicure di accesso all’Europa, di rafforzare le operazioni di soccorso nel Mediterraneo e di facilitare il lavoro delle ONG che partecipano ai salvataggi in mare.

Lampedusa, simbolo della crisi migratoria

Il prossimo 4 luglio, Leone XIV visiterà l’isola come parte delle sue visite sul territorio italiano, seguendo le orme del viaggio storico compiuto da Francesco nel 2013.

Negli ultimi anni, Lampedusa si è trasformata in uno dei principali simboli della crisi migratoria mediterranea e in scenario abituale del dibattito sulle politiche europee di immigrazione.

Accanto alle richieste di rafforzare i soccorsi e di ampliare le vie legali di accesso, continua anche il dibattito sul cosiddetto “effetto chiamata”, una questione presente da anni in diversi Paesi europei di fronte all’aumento degli arrivi illegali e al ruolo che possono svolgere determinati messaggi politici, mediatici o istituzionali in relazione alle rotte migratorie verso l’Europa.

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