Il suo silenzio brilla come una corona perché non nacque dalla paura, ma dall’amore. San Giovanni Nepomuceno fu martire del sigillo sacerdotale che custodisce l’anima come un santuario inviolabile: un silenzio sigillato dalla fedeltà; non dalla codardia o dalla prudenza umana, bensì dal timore di Dio. La Chiesa lo celebra il 16 maggio, e la sua figura sul Ponte Carlo, a Praga, sulle acque scure dell’Europa centrale, è una sentinella di pietra che ricorda al mondo moderno che esistono principi che non si vendono, non si negoziano e non si tradiscono mai.
La sacralità della coscienza
Nacque verso il 1345 a Nepomuk, nell’attuale Repubblica Ceca, nel cuore dell’antica Boemia. La bella Praga medievale, piena di campane, monasteri e vicoli umidi, sarebbe stata la scena principale della sua vita. Studiò diritto canonico e teologia, e divenne vicario generale dell’arcivescovo di Praga.
Le fonti storiche più antiche, sebbene mescolate in seguito con elementi leggendari e devozionali, coincidono nel presentarlo come un sacerdote colto, prudente, retto e straordinariamente fedele alla Chiesa in tempi difficili. La tensione tra il potere politico e l’autorità ecclesiastica segnava allora buona parte dell’Europa. I re volevano spesso governare anche le coscienze. E lì, in quel luogo invisibile dove termina il potere umano e comincia il mistero dell’anima, nacque il dramma. Perché il re volle entrare in una coscienza. La tradizione radicata nella pietà cattolica afferma che il re Venceslao IV desiderava conoscere ciò che la sua moglie aveva confessato sacramentalmente. Giovanni Nepomuceno, confessore della regina Sofia, si rifiutò categoricamente.
Che grandezza in quella negazione! Oggi, nello strano formato di non pochi movimenti ecclesiastici, tutto è parole, testimonianze, confessioni pubbliche, pianti e grida comuni… fino a profezie e lingue strane. Tutto si espone, le anime si esibiscono, il pudore spirituale sembra essere evaporato. Tuttavia, per la Chiesa, il segreto della confessione non è una mera norma disciplinare: obbliga il confessore fino a dare la vita per non violarlo. Nel sacramento, il sacerdote ascolta, conosce, ma non può utilizzare ciò che ha saputo. Le parole umane restano sepolte per sempre nell’abisso della misericordia divina: dopo l’assoluzione, quelle miserie del peccato non appartengono più nemmeno al penitente né alla sua storia, come si dice oggi: le cancellò lo stesso Dio. Perciò il confessore non può rivelare nulla. Mai. Sotto nessun pretesto.
Così lo dispone il Codice di Diritto Canonico vigente: «983 § 1. Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto è terminantemente proibito al confessore di rivelare il penitente, a parole o in qualsiasi altro modo, e per nessun motivo. § 2. Anche l’interprete, se c’è, e tutti quelli che, in qualsiasi modo, abbiano avuto conoscenza dei peccati per la confessione, sono obbligati a mantenere il segreto». Ma long before the law formulated it, the martyrs had already sealed it with blood.
L’eleganza di mantenere il segreto
La negazione di Giovanni scatenò la rabbia del re: fu imprigionato, torturato crudelmente e infine gettato dal ponte di Praga nel fiume Moldava, la notte del 20 marzo 1393.
La iconografia lo rappresenta con cinque stelle sulla testa. La tradizione dice che apparvero sulle acque quando il suo corpo cadde nel fiume. Those stars express the invisible glory of one who preferred to lose his life rather than profane a sacrament. Because Giovanni Nepomuceno did not die defending a human secret, nor a political conspiracy, nor a trivial intimacy. He died defending the right of the sinner to open his soul to God without fear. He died defending the sacred character of the conscience. He died to allow the penitente to kneel in peace.
Quante lacrime non si saranno versate nei confessionali, quando questi venivano usati, e gratis, non ancora sostituiti dalle consultazioni degli psicologi! Quante miserie confessate tremando, quante peccati detti in voce bassa, quante vergogne gettate nel Cuore di Cristo! Perché esisteva la garanzia assoluta che nessuno avrebbe mai potuto strappare quelle parole dal silenzio di Dio.
Il sacerdote può dimenticare molte cose della vita; ciò che ascolta in confessione è obbligato non solo a tacerle, ma a non utilizzarle mai, even indirectly. Santo Tommaso d’Aquino teaches that the priest knows the sins “non ut homo, sed ut Deus”, not as a man, but as a minister of God (cf. Supplementum, q. 11, «De sigillo confessionis», a. 1). Perciò il sigillo sacramentale è sovrumano: non dipende da simpatie, amicizie o prudenza psicologica; obbliga sempre, even in the face of threats or persecution. Even in the face of death.
Ogni tanto riemergono voci che considerano intolerabile il segreto della confessione. Alcuni lo vedono come un’anomalia giuridica, altri come un privilegio incomprensibile. But the Church knows well that, if the penitente sospettasse anche solo che ciò potrebbe essere rivelato, molti (dei pochi che oggi ancora lo fanno) non tornerebbero mai più ad avvicinarsi al tribunale della misericordia divina.
In realtà, il sigillo sacramentale protects something immensely greater than a confidence: protects the freedom of the soul before God. In a civilization where everything is recorded, everything is filtered and everything becomes a spectacle, the confession remains as one of the last truly inviolable places in the world. A small enclosure of humility where the man can drop his masks.
Il santo del ponte e le stelle
Chi passeggia a Praga sul Ponte Carlo si incontra con the ancient image of San Giovanni Nepomuceno, la più celebre delle trenta sculture barocche del ponte. Il bronzo consumato e brillante del suo piedistallo, accarezzato per secoli da migliaia di mani, conserva qualcosa della fede semplice di coloro che ancora vedono in quel sacerdote gettato nelle acque del Moldava un protettore silenzioso. Oggi i viaggiatori, forse senza conoscere la sua storia, si avvicinano instintivamente a touch the image of a saint whose life was forever associated with the mystery of the conscience, the consolation of forgiveness and the priestly fidelity. Le cinque stelle della sua aureola continuano a riflettersi sulle acque come una piccola costellazione di speranza nel mezzo della notte.
Giovanni Nepomuceno, signore del ponte, ricorda al sacerdote che egli è precisamente questo: un ponte, tra la miseria umana e la misericordia divina, tra la colpa e il perdono, tra la notte del peccato e la pace di Dio.
La immagine barocca del santo —con cotta, mozzetta di ermellino, berretto e crocifisso stretto al petto— sembra trasmettere la vergogna torera e la serenità di chi sa che la fedeltà e la grazia valgono più della vita.
Le cinque stelle di San Giovanni Nepomuceno continuano a brillare sul fiume della storia, con un fulgor che oggi è più necessario che mai: per ricordare ai sacerdoti la immensa dignità e gravità del confessional; per ricordare ai fedeli che la confessione non è una conversazione psicologica, mentre un sacramento; per ricordare al mondo che l’anima umana possiede un santuario interiore dove solo Dio può entrare.
E titillano anche quei luceri per insegnarci che il silenzio nato dalla fedeltà è una forma di martirio. Perché ci sono molte parole che un sacerdote si porta con sé nella tomba.