«Ero forestiero e mi avete accolto»: rapporto interreligioso chiede uno sguardo «senza pregiudizi» verso l'immigrazione

«Ero forestiero e mi avete accolto»: rapporto interreligioso chiede uno sguardo «senza pregiudizi» verso l'immigrazione

La sede della Conferenza Episcopale Spagnola ha ospitato questa settimana la presentazione di un rapporto congiunto di diverse confessioni cristiane che rivendica il ruolo delle chiese nell’accoglienza degli immigrati e chiede di affrontare il fenomeno migratorio da una prospettiva “senza pregiudizi”.

Il documento, promosso dalla Mesa de Diálogo Interconfesional de España, è stato presentato dal presidente della Conferenza Episcopale, monsignor Luis Argüello; dalla presidente della Mesa e segretaria esecutiva di FEREDE, Carolina Bueno Calvo; e dal vescovo ortodosso rumeno Timotei Lauran. Il testo riunisce rappresentanti cattolici, evangelici, ortodossi e anglicani sotto un’unica idea: difendere l’accoglienza delle persone immigrate dal impegno cristiano.

La frase scelta come asse del rapporto —“Ero forestiero e mi avete accolto”— riassume il tono generale del documento. I suoi autori sostengono che l’attenzione agli immigrati non risponde a una questione ideologica né politica, ma a un’esigenza evangelica legata direttamente al mandato cristiano dell’ospitalità.

La Chiesa chiede prudenza nel linguaggio sull’immigrazione

Lungo tutto il rapporto, le confessioni firmatarie avvertono sul rischio di disumanizzare il dibattito migratorio e reclamano prudenza nel linguaggio utilizzato sull’immigrazione. Il testo avverte che le parole “possono costruire ponti o erigere muri” e chiede di evitare approcci che fomentino pregiudizi o stigmatizzazioni verso gli immigrati, una scommessa che mira a rafforzare l’accoglienza, l’assistenza diretta e le politiche di integrazione, insistendo sul fatto che molte comunità cristiane lavorano da decenni lì dove le istituzioni pubbliche non sempre arrivano.

Più di 22.000 parrocchie coinvolte nell’attenzione agli immigrati

La Chiesa cattolica sottolinea nel documento l’ampio dispiegamento assistenziale che mantiene in Spagna attraverso parrocchie, congregazioni, scuole, centri sanitari ed enti sociali.

Secondo i dati raccolti, più di 22.900 parrocchie partecipano in qualche modo a compiti di attenzione primaria, supporto umano o integrazione di immigrati e rifugiati. A ciò si aggiungono migliaia di comunità religiose, centri educativi, ospedali e centri assistenziali distribuiti in tutta la Spagna.

Il rapporto evidenzia anche i 484 progetti legati alla migrazione avviati nel 2024 in diverse diocesi spagnole: dai refettori sociali e consulenza giuridica a programmi di inserimento lavorativo, accoglienza di donne vulnerabili o attenzione ai minori immigrati.

Inoltre, la Conferenza Episcopale ha ribadito iniziative come i “Corredores de Hospitalidad” tra le Canarie e la Penisola o i programmi promossi per connettere famiglie immigrate con paesi colpiti dallo spopolamento.

Un discorso che genera dibattito dentro e fuori la Chiesa

Il testo presentato dalla Mesa de Diálogo Interconfesional riflette una linea sempre più presente in buona parte dell’episcopato europeo: insistere sull’accoglienza, l’integrazione e la difesa degli immigrati, lasciando spesso da parte la primazia del bene comune, la buona integrazione culturale, l’ordine pubblico o il diritto delle nazioni a controllare le loro frontiere.

L’immigrazione è una delle grandi fratture dell’Occidente, e la Chiesa non può dimenticare che la carità cristiana non può separarsi dalla prudenza, l’ordine e la responsabilità davanti al bene comune. La dottrina sociale della Chiesa ha difeso storicamente entrambi i principi: la dignità di ogni persona migrante e il diritto legittimo degli Stati a regolare i flussi migratori in modo prudente e ordinato.

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