Nel quadro del suo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV si è spostato nella mattina del 17 aprile da Yaundé a Douala, dove ha presieduto la Santa Messa nello stadio Japoma davanti a numerosi fedeli. Dopo essere stato ricevuto dalle autorità locali al suo arrivo, il Pontefice ha percorso in papamobile l’area prima della celebrazione eucaristica, durante la quale ha pronunciato un’omelia centrata sul senso evangelico della moltiplicazione dei pani. In essa, ha sottolineato che “c’è pane per tutti se si dà a tutti” e ha chiamato ad affrontare la povertà e l’ingiustizia dalla logica della condivisione e della conversione del cuore. Dopo la Messa, il Papa ha visitato l’ospedale cattolico Saint Paul e successivamente è tornato a Yaundé, concludendo così la sua giornata in Camerun.
Lasciamo qui di seguito l’omelia completa:
Cari fratelli e sorelle:
Il Vangelo che abbiamo appena ascoltato (Gv 6,1-15) è parola di salvezza per tutta l’umanità. Oggi si proclama ovunque questa Buona Notizia, che per la Chiesa in Camerun risuona come un annuncio provvidenziale dell’amore di Dio e della nostra comunione.
La testimonianza dell’apostolo Giovanni descrive, infatti, una grande folla (cfr. vv. 2-5), come siamo noi ora, qui. Per tutta quella gente, tuttavia, c’era pochissimo cibo: solo «cinque pani d’orzo e due pesci» (v. 9). Osservando questa sproporzione, Gesù ci domanda oggi, come allora domandò ai suoi discepoli: come risolvete voi questo problema? Vedete quanta gente affamata, oppressa dalla stanchezza: che cosa fate?
Questa domanda si rivolge a ciascuno di noi: si rivolge ai padri e alle madri che curano le loro famiglie; si rivolge ai pastori della Chiesa, che vegliano sul gregge del Signore; si rivolge a coloro che hanno la responsabilità sociale e politica di prendersi cura del popolo e di vegliare sul suo bene. Cristo rivolge questa domanda ai potenti e ai deboli, ai ricchi e ai poveri, ai giovani e agli anziani, perché tutti abbiamo fame allo stesso modo. Questa indigenza ci ricorda che siamo creature. Abbiamo bisogno di mangiare per vivere. Non siamo Dio; ma, precisamente, dove è Dio di fronte alla fame della gente?
Mentre attende le nostre risposte, Gesù dà la sua: «Prese i pani, rese grazie e li distribuì a quelli che erano seduti. Lo stesso fece con i pesci, dando loro quanto volevano» (v. 11). Un grave problema si risolve benedicendo il poco cibo che c’è e distribuendolo tra tutti coloro che hanno fame. La moltiplicazione dei pani e dei pesci avviene nella condivisione; ecco il miracolo! C’è pane per tutti se si dà a tutti. C’è pane per tutti se lo si prende non con una mano che accumula, ma con una mano che dà. Osserviamo bene il gesto di Gesù: quando il Figlio di Dio prende il pane e i pesci, prima di tutto rende grazie. Ringrazia il Padre per un bene che diventa dono e benedizione per tutto il popolo.
Facendolo così, il cibo abbonda; non si raziona per emergenza, non si ruba per disputa né si spreca da parte di chi si ingozza davanti a chi non ha nulla da mangiare. Passando dalle mani di Cristo a quelle dei suoi discepoli, il cibo aumenta per tutti, anzi, abbonda (cfr. vv. 12-13). La gente, ammirata per ciò che aveva fatto Gesù, esclamò: «Questi è davvero il Profeta» (v. 14), cioè colui che parla a nome di Dio, il Verbo dell’Onnipotente. Ed è vero, ma Gesù non usa queste parole per un successo personale; non vuole diventare re (cfr. v. 15), perché è venuto a servire con amore, non a dominare.
Il miracolo che ha compiuto è segno di questo amore; non ci fa vedere solo come Dio nutre l’umanità con il pane di vita, ma anche come noi possiamo portare questo alimento a tutti gli uomini e le donne che, come noi, hanno fame di pace, di libertà e di giustizia. Ogni gesto di solidarietà e di perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l’umanità bisognosa di cure. E tuttavia, questo non è sufficiente. Al cibo che nutre il corpo va unito, con uguale carità, il cibo dell’anima, che nutre la nostra coscienza, che ci sostiene nell’ora oscura della paura, in mezzo alle tenebre della sofferenza. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci fortifica nel cammino con il suo Corpo.
Sorelle e fratelli, l’Eucaristia che stiamo celebrando diventa perciò fonte di una fede rinnovata, perché Gesù è presente in mezzo a noi. Il Sacramento non riaccende un ricordo lontano nel tempo, ma realizza una “compagnia” che ci trasforma, perché ci santifica. Beati gli invitati alla cena del Signore! Intorno all’Eucaristia, questa stessa mensa diventa annuncio di speranza nelle prove della storia e nelle ingiustizie che vediamo intorno a noi. Diventa segno della carità di Dio, che in Cristo ci invita a condividere ciò che abbiamo, affinché si moltiplichi nella fraternità ecclesiale.
Il Signore abbraccia il cielo e la terra, conosce il nostro cuore e tutte le situazioni, gioiose o tristi, che viviamo. Facendosi uomo per salvarci, ha voluto condividere le necessità dell’umanità, a partire dalle più semplici e quotidiane. La fame rivela allora non solo la nostra indigenza, ma soprattutto il suo amore; ricordiamolo ogni volta che incrociamo lo sguardo con il fratello e la sorella a cui manca il necessario. Quegli occhi, infatti, ci ripetono la domanda che Gesù fece ai suoi discepoli: che cosa fate per tutta questa gente? È vero che essere testimoni di Cristo, imitando i suoi gesti d’amore, comporta spesso difficoltà e ostacoli, sia fuori che dentro di noi, dove l’orgoglio può corrompere il cuore. In quei momenti, tuttavia, ripeto con il salmista: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore?» (Sal 27,1). Anche se a volte vacilliamo, Dio ci incoraggia sempre: «Spera nel Signore e sii forte; prendi coraggio e spera nel Signore» (v. 14).
Cari giovani, rivolgo questo invito specialmente a voi, perché siete i figli amati della terra d’Africa. Come fratelli e sorelle di Gesù, moltiplicate i vostri talenti con la fede, la tenacia e l’amicizia che vi animano. Andate tra i primi a essere volti e mani che portano al prossimo il pane di vita; alimento di sapienza e di liberazione da tutto ciò che non ci nutre, ma confonde i nostri buoni desideri e ci ruba la dignità.
Anche nel vostro paese così fertile, il Camerun, molti soffrono la povertà, sia materiale che spirituale. Non cedete alla diffidenza e allo scoraggiamento; rifiutate ogni forma di abuso e di violenza, che ingannano promettendo guadagni facili, ma induriscono il cuore e lo rendono insensibile. Non dimenticate che il vostro popolo è ancora più ricco di questa terra, perché il suo tesoro sono i suoi valori: la fede, la famiglia, l’ospitalità, il lavoro. Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dà a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non contribuiscono al progresso della società.
Per fare del vostro spirito coraggioso una profezia del mondo nuovo, prendete come esempio ciò che abbiamo ascoltato negli Atti degli Apostoli. I primi cristiani davano un audace testimonianza del Signore Gesù di fronte alle difficoltà e alle minacce, e perseveravano anche in mezzo agli oltraggi (cfr. At 5,40-41). Questi discepoli «ogni giorno, nel Tempio e nelle case, non cessavano d’insegnare e d’annunziare la Buona Novella di Gesù Cristo» (v. 42), cioè del Messia, il Liberatore del mondo. Sì, il Signore libera dal peccato e dalla morte. Annunziare con costanza questo Vangelo è la missione di ogni cristiano; è la missione che affido specialmente a voi, giovani, e a tutta la Chiesa che vive in Camerun. Diventate buona notizia per il vostro paese, come lo è, ad esempio, il beato Floribert Bwana Chui per il popolo congolese.
Fratelli e sorelle, insegnare significa lasciare un segno, come fa il contadino con l’aratro nel campo, affinché ciò che semina dia frutto. Così l’annuncio cristiano cambia la nostra storia, trasformando le menti e i cuori. Annunziare Gesù Risorto significa tracciare segni di giustizia in una terra che soffre e è oppressa; segni di pace tra rivalità e corruzioni; segni di fede che ci liberano dalla superstizione e dall’indifferenza. Con questo Vangelo nel cuore, tra poco condivideremo il Pane eucaristico, che ci sazia per la vita eterna. Con fede gioiosa, chiediamo al Signore che moltiplichi in mezzo a noi il suo dono, per il bene di tutti.